MILANO - Al Milan per ritrovare la gioia di giocare a calcio. E' il primo obiettivo di Ricardo Kakà, presentato oggi a Milanello al via della sua seconda avventura in rossonero. Clima di amarcord, video nostalgici e canzoni che evocano amori infiniti per alimentare la retorica del "grande ritorno". Poi alle 13 il primo pranzo con i nuovi compagni. Presente anche Barbara Berlusconi che commenta: "Bentornato Ricky, oggi si chiude una ferita aperta quattro anni fa nel cuore dei tifosi milanisti. Alle 17 il primo allenamento del brasiliano.
Kakà, come è partita questa nuovo cammino con il Milan?
"E' stata un'accoglienza veramente bella. Sono giorni speciali, come quelli di dieci anni fa quando arrivai dal San Paolo. Ne parlavo ieri con mia moglie, sembra di tornare indietro. Mi sembra di non essere mai andato via, anche se tanti giocatori sono cambiati".
Proprio per questo motivo dovrà essere leader. E' una situazione nuova per lei?
"Sì, ma ho imparato a Madrid e in Nazionale da chi aveva più esperienza di me. E mi è capitato di avere questo ruolo col Brasile in due partite, le amichevoli di Londra con Italia e Russia. Adesso la vivrò al Milan per una stagione, per due stagioni, per tante stagioni. Non sento il peso di questo ruolo. Farò il possibile per tornare a giocare meglio possibile".
Qual è il suo traguardo adesso?
"Ho una motivazione importante. Voglio ritrovare la gioia di giocare a calcio. E il Milan mi sembrava il posto migliore per farlo. In questi quattro anni al Real Madrid non ho mai avuto continuità. Prima l'infortunio, poi poco spazio in squadra. Ritroverò la continuità giocando. Sono pronto per giocare, ho segnato due gol al Deportivo La Coruna al Trofeo Teresa Herrera settimana scorsa. So che era un'amichevole, ma sono pronto. Ma non so quanto tempo ci vorrà per essere più raffinato in campo".
E il Milan?
"Peno che possa vincere in Italia e fare bene in Europa. Ero abituato a un Milan vincente, sappiamo che le condizioni sono cambiate. Ma qui ci sono tanti giocatori bravi che giocano nelle loro Nazionali".
Dove pensa di giocare?
"Preferisco parlare prima con il mister della mia posizione. Sono abituato a giocare da trequartista, ma ho giocato anche da seconda punta".
Che cosa ha rappresentato l'esperienza di Madrid?
"E' stata una bella avventura dal punto di vista umano. Da quello professionale no. Ho avuto tanti dubbi e incertezze durante questi anni, fino a quando sono arrivato al punto di decidere di andare via. Il Real è una grandissima società. Mi sarebbe spiaciuto essere un giocatore di alto livello senza giocare nel Real Madrid. Ma in questi anni ho perso un po' la gioia di giocare a calcio. Il posto giusto per ritrovarla è qui".
Il suo rendimento negativo al Real può essere stato causato da Mourinho?
"Non direi che la colpa è stata di Mourinho. Mi ha insegnato tanto. Il primo responsabile sono io. Poi ho parlato con Carlo (Ancelotti, ndr). E abbiamo deciso che per me sarebbe stato meglio andare via. Sono arrivati nuovi giocatori e il progetto del club è quello di puntare anche sui giovani del vivaio".
Cosa può fare in campo insieme a Balotelli?
"Possiamo fare molto bene. Mario è un grande giocatore e ha fatto bene ovunque. Ma posso fare bene anche con Matri, Robinho ed El Shaarawy".
KAKA' DIFENDE IL PAPA' - Kakà ha raccontato anche alcuni particolari della trattativa, difendendo il padre, spesso accusato di non mollare mai di un euro nelle vertenze economiche. "E' un ingegnere, non un attore teatrale, sa fare di conto", stava dicendo Galliani. "Mio papà è molto bravo, difende sempre gli interessi del figlio", aggiunge il brasiliano che racconta alcuni dettagli della trattativa: "E' iniziata alle cinque del pomeriggio, mio padre è tornato a mezzanotte e mi ha detto tutto. Allora ho parlato con mia moglie Caroline per decidere. "Secondo me, devi tornare. E' l'ideale per te", mi ha detto mio padre. Alle due e mezza ho chiamato Galliani cinque volte e non mi ha risposto. Mi ha risposto un amico che mi ha detto "Sta dormendo. Lo svegliamo solo dici sì, altrimenti glielo diciamo quando si sveglia". Allora l'abbiamo svegliato, ma per scherzo gli ho detto che avevo deciso di non andare al Milan". Galliani mostra tutta la sua soddisfazione per questo ritorno: "La speranza c'è sempre stata, ma anche questa volta pensavo di non farcela. Ma voglio rassicurare tutti. Abbiamo cercato Kakà non solo per ragioni di cuore. Partito Boateng, abbiamo capito che doveva cambiare modulo e abbiamo puntato sul 4-3-1-2. Kakà è il giocatore giusto per l'assetto tattico più amato da questa società".
LO SFOGO DI GALLIANI - Galliani ha approfittato della conferenza stampa di Kakà per una puntualizzazione sulle ultime stagioni del Milan: "Sento cose che non mi piacciono. Solo sette club in Europa si sono sempre qualificati alle ultime cinque fasi finali di Champions League, compresa questa edizione. Il Milan è in compagnia di Real, Barcellona, Bayern, Chelsea, Arsenal, e Manchester United. E nell'ultimo quinquennio in Italia abbiamo fatto più punti di tutti in campionato. Basta con questa storia che sono cambiati i tempi. Sembra che la Juventus nel campionato 2011-12 abbia dominato, invece ci ha passato ad aprile. Rivendico con orgoglio la storia e il presente del Milan. Anche a beneficio dei nostri sponsor. Non soffriamo di sudditanza psicologica nei confronti di nessuno". Poi, girandosi verso Kakà: "Se no sembra che sei arrivato in una squadra di barboni".
Kakà, come è partita questa nuovo cammino con il Milan?
"E' stata un'accoglienza veramente bella. Sono giorni speciali, come quelli di dieci anni fa quando arrivai dal San Paolo. Ne parlavo ieri con mia moglie, sembra di tornare indietro. Mi sembra di non essere mai andato via, anche se tanti giocatori sono cambiati".
Proprio per questo motivo dovrà essere leader. E' una situazione nuova per lei?
"Sì, ma ho imparato a Madrid e in Nazionale da chi aveva più esperienza di me. E mi è capitato di avere questo ruolo col Brasile in due partite, le amichevoli di Londra con Italia e Russia. Adesso la vivrò al Milan per una stagione, per due stagioni, per tante stagioni. Non sento il peso di questo ruolo. Farò il possibile per tornare a giocare meglio possibile".
Qual è il suo traguardo adesso?
"Ho una motivazione importante. Voglio ritrovare la gioia di giocare a calcio. E il Milan mi sembrava il posto migliore per farlo. In questi quattro anni al Real Madrid non ho mai avuto continuità. Prima l'infortunio, poi poco spazio in squadra. Ritroverò la continuità giocando. Sono pronto per giocare, ho segnato due gol al Deportivo La Coruna al Trofeo Teresa Herrera settimana scorsa. So che era un'amichevole, ma sono pronto. Ma non so quanto tempo ci vorrà per essere più raffinato in campo".
E il Milan?
"Peno che possa vincere in Italia e fare bene in Europa. Ero abituato a un Milan vincente, sappiamo che le condizioni sono cambiate. Ma qui ci sono tanti giocatori bravi che giocano nelle loro Nazionali".
Dove pensa di giocare?
"Preferisco parlare prima con il mister della mia posizione. Sono abituato a giocare da trequartista, ma ho giocato anche da seconda punta".
Che cosa ha rappresentato l'esperienza di Madrid?
"E' stata una bella avventura dal punto di vista umano. Da quello professionale no. Ho avuto tanti dubbi e incertezze durante questi anni, fino a quando sono arrivato al punto di decidere di andare via. Il Real è una grandissima società. Mi sarebbe spiaciuto essere un giocatore di alto livello senza giocare nel Real Madrid. Ma in questi anni ho perso un po' la gioia di giocare a calcio. Il posto giusto per ritrovarla è qui".
Il suo rendimento negativo al Real può essere stato causato da Mourinho?
"Non direi che la colpa è stata di Mourinho. Mi ha insegnato tanto. Il primo responsabile sono io. Poi ho parlato con Carlo (Ancelotti, ndr). E abbiamo deciso che per me sarebbe stato meglio andare via. Sono arrivati nuovi giocatori e il progetto del club è quello di puntare anche sui giovani del vivaio".
Cosa può fare in campo insieme a Balotelli?
"Possiamo fare molto bene. Mario è un grande giocatore e ha fatto bene ovunque. Ma posso fare bene anche con Matri, Robinho ed El Shaarawy".
KAKA' DIFENDE IL PAPA' - Kakà ha raccontato anche alcuni particolari della trattativa, difendendo il padre, spesso accusato di non mollare mai di un euro nelle vertenze economiche. "E' un ingegnere, non un attore teatrale, sa fare di conto", stava dicendo Galliani. "Mio papà è molto bravo, difende sempre gli interessi del figlio", aggiunge il brasiliano che racconta alcuni dettagli della trattativa: "E' iniziata alle cinque del pomeriggio, mio padre è tornato a mezzanotte e mi ha detto tutto. Allora ho parlato con mia moglie Caroline per decidere. "Secondo me, devi tornare. E' l'ideale per te", mi ha detto mio padre. Alle due e mezza ho chiamato Galliani cinque volte e non mi ha risposto. Mi ha risposto un amico che mi ha detto "Sta dormendo. Lo svegliamo solo dici sì, altrimenti glielo diciamo quando si sveglia". Allora l'abbiamo svegliato, ma per scherzo gli ho detto che avevo deciso di non andare al Milan". Galliani mostra tutta la sua soddisfazione per questo ritorno: "La speranza c'è sempre stata, ma anche questa volta pensavo di non farcela. Ma voglio rassicurare tutti. Abbiamo cercato Kakà non solo per ragioni di cuore. Partito Boateng, abbiamo capito che doveva cambiare modulo e abbiamo puntato sul 4-3-1-2. Kakà è il giocatore giusto per l'assetto tattico più amato da questa società".
LO SFOGO DI GALLIANI - Galliani ha approfittato della conferenza stampa di Kakà per una puntualizzazione sulle ultime stagioni del Milan: "Sento cose che non mi piacciono. Solo sette club in Europa si sono sempre qualificati alle ultime cinque fasi finali di Champions League, compresa questa edizione. Il Milan è in compagnia di Real, Barcellona, Bayern, Chelsea, Arsenal, e Manchester United. E nell'ultimo quinquennio in Italia abbiamo fatto più punti di tutti in campionato. Basta con questa storia che sono cambiati i tempi. Sembra che la Juventus nel campionato 2011-12 abbia dominato, invece ci ha passato ad aprile. Rivendico con orgoglio la storia e il presente del Milan. Anche a beneficio dei nostri sponsor. Non soffriamo di sudditanza psicologica nei confronti di nessuno". Poi, girandosi verso Kakà: "Se no sembra che sei arrivato in una squadra di barboni".