MILANO - La differenza tra una normale partita di campionato e una speciale partita di Champions è quella che passa tra Milan-Udinese e Milan-Barcellona. Per vincere la prima, può bastare un Milan attento e molto coperto, nonché privo di Balotelli, De Jong, Abbiati e Mexès, per tacere di El Shaarawy, De Sciglio, Pazzini e Bonera. Per tentare di vincere la seconda - o quanto meno di pareggiarla - serve invece il Milan migliore di una stagione finora scialbetta e davvero viva soltanto proprio in alcuni momenti della Champions League: i lampi del play-off col Psv Eindhoven, le pochissime scintille col Celtic, l'inizio del secondo tempo e l'orgoglioso finale di Amsterdam con l'Ajax.
Questa differenza di cilindrata - per l'1-0 con l'Udinese è stato sufficiente il motore di un'utilitaria da città, per sorpassare il Barça ci sarà bisogno di una Formula Uno - Allegri avrà modo di misurarla subito, perché il duello di Champions League incombe. E al di là della scontata importanza dei rientri di De Jong e Mexès, che in campionato si sono riposati grazie alle rispettive squalifiche senza essere peraltro troppo rimpianti (Montolivo regista arretrato e Silvestre difensore centrale hanno giocato bene), il vero e necessario salto di qualità dipende dall'attacco. Dando per scontato che la squadra abbia recepito, come contro l'Udinese, il messaggio sulla priorità dell'attenzione difensiva, non si potrà prescindere dalla capacità di fare breccia nella difesa del Barcellona e di spaventare il più possibile Valdes. Per contendere a Messi & C il primo posto del girone ed evitare un rischiosissimo sorteggio negli ottavi di finale, non c'è alternativa: occorre segnare.
Per questo - e in assenza del transfuga Boateng, calciatore discontinuo e tatticamente anarchico che aveva tuttavia il pregio di esaltarsi nelle grandi partite di coppa con i suoi strappi decisivi - non può certo essere sufficiente la coppia Matri-Robinho, fin qui male assortita e per nulla concreta sotto porta. Né si può sperare che Birsa, promosso titolare per la decimazione dovuta agli infortuni, mantenga l'attuale media gol (ne ha già segnati 2) del campionato. Il tridente ideale sarebbe Kakà-Balotelli-El Shaarawy, ma non esiste alcuna possibilità di vederlo in campo, se non altro in tempi brevi, per l'infortunio del componente più giovane. Però Allegri conosce la devastante potenza di un trio parecchio complementare, per le caratteristiche dei singoli componenti. In particolare il quarto d'ora del ritorno di Kakà a San Siro avrà persuaso l'allenatore dell'irrinunciabile potenziale di fantasia del brasiliano. Lo avrà indotto a sognare, come sta facendo ogni milanista, l'accoppiata Kakà-Balotelli.
In realtà Kakà, avendo un'autonomia atletica ancora molto limitata, dovrebbe partire dalla panchina. E Balotelli, vittima di un fastidio muscolare che induce all'ovvia prudenza, verosimilmente potrebbe al massimo fargli compagnia. Non giocare una delle partite che hai sognato fin da bambino è una delusione enorme anche per un calciatore famoso, che ne ha giocate tante altre e altre ancora ha la prospettiva di viverle sul campo. Kakà, almeno finché non sarà al massimo della forma, sembra accettare la nuova dimensione di campione non più insostituibile. L'essenziale è che, negli eventuali minuti a disposizione, torni ad essere almeno un po' il Kakà del 2007, anno in cui il Milan vinse la Champions. Facendo finta che a San Siro si giochi Real Madrid-Barcellona. E che possa vincere la squadra che in apparenza non ha nulla da perdere, ma che in realtà, in caso di sconfitta, perderebbe tantissimo, a comimciare dalla fiducia in se stessa.
Questa differenza di cilindrata - per l'1-0 con l'Udinese è stato sufficiente il motore di un'utilitaria da città, per sorpassare il Barça ci sarà bisogno di una Formula Uno - Allegri avrà modo di misurarla subito, perché il duello di Champions League incombe. E al di là della scontata importanza dei rientri di De Jong e Mexès, che in campionato si sono riposati grazie alle rispettive squalifiche senza essere peraltro troppo rimpianti (Montolivo regista arretrato e Silvestre difensore centrale hanno giocato bene), il vero e necessario salto di qualità dipende dall'attacco. Dando per scontato che la squadra abbia recepito, come contro l'Udinese, il messaggio sulla priorità dell'attenzione difensiva, non si potrà prescindere dalla capacità di fare breccia nella difesa del Barcellona e di spaventare il più possibile Valdes. Per contendere a Messi & C il primo posto del girone ed evitare un rischiosissimo sorteggio negli ottavi di finale, non c'è alternativa: occorre segnare.
Per questo - e in assenza del transfuga Boateng, calciatore discontinuo e tatticamente anarchico che aveva tuttavia il pregio di esaltarsi nelle grandi partite di coppa con i suoi strappi decisivi - non può certo essere sufficiente la coppia Matri-Robinho, fin qui male assortita e per nulla concreta sotto porta. Né si può sperare che Birsa, promosso titolare per la decimazione dovuta agli infortuni, mantenga l'attuale media gol (ne ha già segnati 2) del campionato. Il tridente ideale sarebbe Kakà-Balotelli-El Shaarawy, ma non esiste alcuna possibilità di vederlo in campo, se non altro in tempi brevi, per l'infortunio del componente più giovane. Però Allegri conosce la devastante potenza di un trio parecchio complementare, per le caratteristiche dei singoli componenti. In particolare il quarto d'ora del ritorno di Kakà a San Siro avrà persuaso l'allenatore dell'irrinunciabile potenziale di fantasia del brasiliano. Lo avrà indotto a sognare, come sta facendo ogni milanista, l'accoppiata Kakà-Balotelli.
In realtà Kakà, avendo un'autonomia atletica ancora molto limitata, dovrebbe partire dalla panchina. E Balotelli, vittima di un fastidio muscolare che induce all'ovvia prudenza, verosimilmente potrebbe al massimo fargli compagnia. Non giocare una delle partite che hai sognato fin da bambino è una delusione enorme anche per un calciatore famoso, che ne ha giocate tante altre e altre ancora ha la prospettiva di viverle sul campo. Kakà, almeno finché non sarà al massimo della forma, sembra accettare la nuova dimensione di campione non più insostituibile. L'essenziale è che, negli eventuali minuti a disposizione, torni ad essere almeno un po' il Kakà del 2007, anno in cui il Milan vinse la Champions. Facendo finta che a San Siro si giochi Real Madrid-Barcellona. E che possa vincere la squadra che in apparenza non ha nulla da perdere, ma che in realtà, in caso di sconfitta, perderebbe tantissimo, a comimciare dalla fiducia in se stessa.