MILANO - Il Milan non ha certo molti motivi per sorridere, mentre le altre scappano. Adesso la zona Champions è a 13 punti e hanno un bel dire Kakà, Allegri e Galliani che c'è ancora tanta strada da fare e che tutto si può aggiustare: in realtà, visto il distacco, è come se il campionato fosse già arrivato alla quindicesima giornata, perché sono appunto cinque i turni che servirebbero per sorpassare Napoli e Juventus, nella molto ipotetica eventualità di un improvviso crollo di entrambe. Senza contare che in mezzo, a intralciare la rimonta, ci sono sei squadre. E che tre di queste (Inter, Fiorentina, Lazio) non sembrano affatto disposte a cedere volentieri il passo.
UN GIRONE GIA' BUTTATO - La sola matematica non rende l'idea della complicata situazione. Di fatto, con la sua falsissima partenza, è come se il Milan si fosse già costretto a un perpetuo inseguimento, senza alcuna certezza di riuscire a coronarlo con successo: il girone d'andata è praticamente buttato e sarà impossibile, anche nella migliore delle ipotesi, rientrare tra le prime entro gennaio. Però un motivo di sorridere, in fondo, esiste. Si chiama Kakà. L'azzardo dell'ingaggio del figliol prodigo, schienato da quattro malinconiche annate al Real Madrid, può dirsi premiato dai fatti. Non è soltanto questione del magnifico gol segnato alla Lazio o delle giocate di classe, per il momento saltuarie, che hanno immediatamente suscitato negli spettatori e nei telespettatori la nostalgia del tempo che fu.
CAMPIONE RITROVATO - La differenza di tecnica e inventiva tra l'ex Pallone d'oro, ormai attempato, e tutti gli altri in campo, compagni e avversari, è stata tale da rendere legittimo il dubbio che la serie A, durante l'assenza di Kakà, si sia trasformata nell'habitat di calciatori normalissimi, elevati a fenomeni proprio dal desiderio collettivo di rivivere le stagioni in cui il campionato italiano era popolato di fuoriclasse veri. Il Milan, comunque, non filosofeggia troppo. Il suo campione ritrovato se lo tiene ovviamente strettissimo e ne sfrutta, soprattutto, il ruolo di leader, di esempio, di modello da emulare, di punto di riferimento in uno spogliatoio che, perso con Ambrosini l'ultimo reduce dei famosi senatori (resiste in verità Abbiati, colpito da frequenti infortuni), non aveva più una guida effettiva. Kakà, che è stato festeggiato dall'altro ex Pallone d'oro Shevchenko spettatore in tribuna, si prende volentieri il compito.
KAKA' PARLA DA LEADER - "Questo ruolo io me lo sono conquistato. Quando arrivai a Milanelllo, cercavo di imparare dai veterani: li guardavo e li imitavo nei comportamenti. Ora sono i ragazzi più giovani che possono guardare me: è la legge del tempo, è una cosa naturale. Sento la responsabilità. Io voglio giocare un altro Mondiale, il Mondiale che si gioca in Brasile, il mio paese. Ma per riuscirci, me lo devo meritare e il Milan mi può aiutare. Non sono io che decido, è il nostro ct: io posso e devo fare di tutto per farmi scegliere da lui". In attesa di capire se ha già convinto almeno un po' Scolari - sono imminenti le convocazioni per le amichevoli della Seleçao a metà novembre - Kakà lancia un messaggio chiarissimo. "Nel Milan ci sono giocatori bravi, che devono ancora imparare tante cose".
BALOTELLI RE DEI CARTELLINI - Il nome sottinteso di chi ha molte cose da imparare sul piano del comportamento è quello di Balotelli, ancora ammonito per avere protestato in modo molto plateale con Damato. In campionato i cartellini gialli sono già 5 in 6 presenze, inclusi i 2 che gli sono costati l'espulsione col Napoli. In Champions, contando anche le 2 partite del play-off col Psv, sono 3 in 5 presenze. Stavolta aveva resistito nel primo tempo alla scorrettezza di Cana, una spallata sul suo volto, ignorata dall'arbitro. Ma nel secondo, ancora una volta, non è riuscito a frenare il solito gesto di ribellione, accompagnato da un labiale smascherato dalla tivù ficcanaso. "Tu sei pazzo". E' una reazione fortunatamente molto più lieve di quella ("ti ammazzo"), che gli costò la squalifica per le minacce all'arbitro Banti, peraltro presente anche stavolta, in veste di assistente d'area. Però a Milanello tutti aspettano con ansia il giorno in cui, finita la sua guerra con gli arbitri, Balotelli diventerà un po' più simile a Kakà.
UN GIRONE GIA' BUTTATO - La sola matematica non rende l'idea della complicata situazione. Di fatto, con la sua falsissima partenza, è come se il Milan si fosse già costretto a un perpetuo inseguimento, senza alcuna certezza di riuscire a coronarlo con successo: il girone d'andata è praticamente buttato e sarà impossibile, anche nella migliore delle ipotesi, rientrare tra le prime entro gennaio. Però un motivo di sorridere, in fondo, esiste. Si chiama Kakà. L'azzardo dell'ingaggio del figliol prodigo, schienato da quattro malinconiche annate al Real Madrid, può dirsi premiato dai fatti. Non è soltanto questione del magnifico gol segnato alla Lazio o delle giocate di classe, per il momento saltuarie, che hanno immediatamente suscitato negli spettatori e nei telespettatori la nostalgia del tempo che fu.
CAMPIONE RITROVATO - La differenza di tecnica e inventiva tra l'ex Pallone d'oro, ormai attempato, e tutti gli altri in campo, compagni e avversari, è stata tale da rendere legittimo il dubbio che la serie A, durante l'assenza di Kakà, si sia trasformata nell'habitat di calciatori normalissimi, elevati a fenomeni proprio dal desiderio collettivo di rivivere le stagioni in cui il campionato italiano era popolato di fuoriclasse veri. Il Milan, comunque, non filosofeggia troppo. Il suo campione ritrovato se lo tiene ovviamente strettissimo e ne sfrutta, soprattutto, il ruolo di leader, di esempio, di modello da emulare, di punto di riferimento in uno spogliatoio che, perso con Ambrosini l'ultimo reduce dei famosi senatori (resiste in verità Abbiati, colpito da frequenti infortuni), non aveva più una guida effettiva. Kakà, che è stato festeggiato dall'altro ex Pallone d'oro Shevchenko spettatore in tribuna, si prende volentieri il compito.
KAKA' PARLA DA LEADER - "Questo ruolo io me lo sono conquistato. Quando arrivai a Milanelllo, cercavo di imparare dai veterani: li guardavo e li imitavo nei comportamenti. Ora sono i ragazzi più giovani che possono guardare me: è la legge del tempo, è una cosa naturale. Sento la responsabilità. Io voglio giocare un altro Mondiale, il Mondiale che si gioca in Brasile, il mio paese. Ma per riuscirci, me lo devo meritare e il Milan mi può aiutare. Non sono io che decido, è il nostro ct: io posso e devo fare di tutto per farmi scegliere da lui". In attesa di capire se ha già convinto almeno un po' Scolari - sono imminenti le convocazioni per le amichevoli della Seleçao a metà novembre - Kakà lancia un messaggio chiarissimo. "Nel Milan ci sono giocatori bravi, che devono ancora imparare tante cose".
BALOTELLI RE DEI CARTELLINI - Il nome sottinteso di chi ha molte cose da imparare sul piano del comportamento è quello di Balotelli, ancora ammonito per avere protestato in modo molto plateale con Damato. In campionato i cartellini gialli sono già 5 in 6 presenze, inclusi i 2 che gli sono costati l'espulsione col Napoli. In Champions, contando anche le 2 partite del play-off col Psv, sono 3 in 5 presenze. Stavolta aveva resistito nel primo tempo alla scorrettezza di Cana, una spallata sul suo volto, ignorata dall'arbitro. Ma nel secondo, ancora una volta, non è riuscito a frenare il solito gesto di ribellione, accompagnato da un labiale smascherato dalla tivù ficcanaso. "Tu sei pazzo". E' una reazione fortunatamente molto più lieve di quella ("ti ammazzo"), che gli costò la squalifica per le minacce all'arbitro Banti, peraltro presente anche stavolta, in veste di assistente d'area. Però a Milanello tutti aspettano con ansia il giorno in cui, finita la sua guerra con gli arbitri, Balotelli diventerà un po' più simile a Kakà.