MILANO - Più di ottanta giornalisti giapponesi presenti, i traduttori scatenati per la diretta tv in Estremo Oriente, la sala executive di San Siro trasformata in un grande studio televisivo con finestre sul campo oscurate e proiettori puntati sulla scena, un video celebrativo dedicato al "Principe di Osaka" ripreso col pallone sul prato di San Siro sulle note della canzone "Il mondo" di Jimmy Fontana, seguito da applauso finale. E anche un logo ideato dal Milan appositamente per questo evento. E' così che questa mattina è stato ufficialmente presentato Keisuke Honda in rossonero. Con la stessa ambientazione in precedenza riservata solo a Beckham, Ronaldinho e Balotelli.
Al suo fianco Adriano Galliani ha cercato di togliere pressione all'ex fantasista del Cska Mosca sulla data dell'esordio. Possibile che non sia domenica a Reggio Emilia col Sassuolo (le emittenti nipponiche sono già pronte alla diretta tv anche per questo evento): "Sappiamo per la nostra esperienza di finali giocate in Giappone che il jet lag si fa sentire molto dopo 4-5-6-7 giorni. Contando che Honda è arrivato sabato significa che nei prossimi giorni dovrà allenarsi poco. Serve prudenza". Il calciatore approva: "Non gioco da un mese. Mi devo preparare bene prima di scendere in campo". Le domande sono quasi tutte per Keisuke che risponde in inglese senza i suoi classici occhiali da sole (in italiano concederà un "grazie, piacere" alla fine della conferenza stampa).
Honda, come sono stati i suoi primi giorni al Milan?
"Sono entusiasta e felice. Quando avevo 12 anni avevo scritto in un tema scolastico che il mio sogno era giocare in Serie A con la maglia numero 10 del Milan. Sono riuscito a realizzare questo desiderio. Ora so che ci si aspetta molto da me. Dovrò cercare di mostrare il mio valore sul campo e penso di poter dare qualcosa in più alla squadra".
Arriva in un Milan che non è in una buona posizione di classifica.
"Penso che la squadra non sia poi così in cattive condizioni. Ho visto la partita con l'Atalanta allo stadio e seguito le gare precedenti in tv. Siamo bravi. E possiamo migliorare ancora molto. Balotelli e Kakà sono tra i migliori calciatori del mondo. Cercherò di imparare parecchio da loro. Ho esultato poco domenica ai gol del Milan? E' il mio modo di essere, il mio carattere. Ma ero felice".
Come mai ha scelto proprio il Milan?
"Ho chiesto al piccolo Honda che è nel mio cuore dove avrebbe voluto giocare. E lui mi ha risposto Milan. Così ho deciso. E da quel momento ho iniziato a pensare alla maglia numero 10 della squadra rossonera. Voglio diventare un campione qui e vincere in particolare la Champions League (in questa edizione non potrà giocare avendo già disputato la prima fase con il Cska Mosca, ndr). E lo scudetto. Quest'anno è difficile, ma forse nella prossima stagione. In un certo senso la mia carriera inizia oggi".
Dove vorrebbe giocare?
"In ogni posizione. Mi piace giocare all'attacco. L'ideale è alle spalle degli attaccanti. Ma so che il calcio italiano è tattico e difensivo. E quindi dovrò impegnarmi anche in fase di copertura".
Cosa le hanno detto Nagatomo e Zaccheroni sul calcio italiano?
"Yuto mi ha spiegato che i tifosi italiani sono veri intenditori e quindi appena giochi male ti contestano. Invece il Ct mi ha ricordato che il Milan è un club al top a tutti i livelli".
Sente il peso di essere trattato dai media come un Beckham asiatico?
"No, conosco il mio lavoro. So che il mio compito è giocare bene a calcio. Mi piace la moda. Devo essere un esempio per i bambini e comportarmi da professionista".
Milano è la città della moda. Questo potrà aiutare il suo ambientamento?
"Devo pensare soprattutto a giocare a calcio, vincere, allenarmi e riposare. So che la società mi aiuterà molto. Il resto non mi preoccupa. Anche se voglio vedere i luoghi più belli della città e provare i ristoranti migliori. Anzi - sorride rispondendo alla giornalista che gli aveva rivolto la domanda - se ne conosce qualcuno, me lo può consigliare".
Perché porta sempre gli occhiali scuri? Ha qualche problema agli occhi?
"Ho già risposto centinaia di volte a questa domanda. Ma lo faccio ancora. Non ho problemi agli occhi. E' solo una questione di moda".
Molti giapponesi dicono che lei porterà lo spirito da samurai al Milan: cosa significa?
"Non so, non ho mai incontrato un samurai - ride Honda - ma so che gli uomini giapponesi non si arrendono mai, sono determinati e seguono una disciplina rigorosa. Cercherò di dimostrare queste caratteristiche sul campo".
Cosa si aspetta dal Mondiale in Brasile?
"Penso soprattutto all'Italia. L'anno scorso abbiamo perso con gli azzurri in Confederations Cup. Al Mondiale vorrei incontrare la vostra Nazionale e batterla. Anche perché vorrebbe dire passare il girone e fare strada nella competizione".
LA CURIOSITA' DEL LOGO - Per la presentazione di Honda è stato ideato un loto apposito, utilizzato per le cartellette e per alcuni pannelli presenti in sala. Un numero 10 con il viso del calciatore stilizzato di profilo all'interno dello zero. "Non è stata una mia idea", ha risposto Galliani quando gli è stato chiesto di chi fosse l'iniziativa. "Progetti speciali", ha poi chiarito l'ad citando la definizione della prima delega avuta da Barbara Berlusconi nel 2011 al momento dell'ingresso in consiglio di amministrazione. Nella nuova fase di divisione delle funzioni societarie tra i due ad, ogni particolare può svelare l'intervento di uno dei due massimi dirigenti. "E' molto carino", ha concluso Galliani.
Al suo fianco Adriano Galliani ha cercato di togliere pressione all'ex fantasista del Cska Mosca sulla data dell'esordio. Possibile che non sia domenica a Reggio Emilia col Sassuolo (le emittenti nipponiche sono già pronte alla diretta tv anche per questo evento): "Sappiamo per la nostra esperienza di finali giocate in Giappone che il jet lag si fa sentire molto dopo 4-5-6-7 giorni. Contando che Honda è arrivato sabato significa che nei prossimi giorni dovrà allenarsi poco. Serve prudenza". Il calciatore approva: "Non gioco da un mese. Mi devo preparare bene prima di scendere in campo". Le domande sono quasi tutte per Keisuke che risponde in inglese senza i suoi classici occhiali da sole (in italiano concederà un "grazie, piacere" alla fine della conferenza stampa).
Honda, come sono stati i suoi primi giorni al Milan?
"Sono entusiasta e felice. Quando avevo 12 anni avevo scritto in un tema scolastico che il mio sogno era giocare in Serie A con la maglia numero 10 del Milan. Sono riuscito a realizzare questo desiderio. Ora so che ci si aspetta molto da me. Dovrò cercare di mostrare il mio valore sul campo e penso di poter dare qualcosa in più alla squadra".
Arriva in un Milan che non è in una buona posizione di classifica.
"Penso che la squadra non sia poi così in cattive condizioni. Ho visto la partita con l'Atalanta allo stadio e seguito le gare precedenti in tv. Siamo bravi. E possiamo migliorare ancora molto. Balotelli e Kakà sono tra i migliori calciatori del mondo. Cercherò di imparare parecchio da loro. Ho esultato poco domenica ai gol del Milan? E' il mio modo di essere, il mio carattere. Ma ero felice".
Come mai ha scelto proprio il Milan?
"Ho chiesto al piccolo Honda che è nel mio cuore dove avrebbe voluto giocare. E lui mi ha risposto Milan. Così ho deciso. E da quel momento ho iniziato a pensare alla maglia numero 10 della squadra rossonera. Voglio diventare un campione qui e vincere in particolare la Champions League (in questa edizione non potrà giocare avendo già disputato la prima fase con il Cska Mosca, ndr). E lo scudetto. Quest'anno è difficile, ma forse nella prossima stagione. In un certo senso la mia carriera inizia oggi".
Dove vorrebbe giocare?
"In ogni posizione. Mi piace giocare all'attacco. L'ideale è alle spalle degli attaccanti. Ma so che il calcio italiano è tattico e difensivo. E quindi dovrò impegnarmi anche in fase di copertura".
Cosa le hanno detto Nagatomo e Zaccheroni sul calcio italiano?
"Yuto mi ha spiegato che i tifosi italiani sono veri intenditori e quindi appena giochi male ti contestano. Invece il Ct mi ha ricordato che il Milan è un club al top a tutti i livelli".
Sente il peso di essere trattato dai media come un Beckham asiatico?
"No, conosco il mio lavoro. So che il mio compito è giocare bene a calcio. Mi piace la moda. Devo essere un esempio per i bambini e comportarmi da professionista".
Milano è la città della moda. Questo potrà aiutare il suo ambientamento?
"Devo pensare soprattutto a giocare a calcio, vincere, allenarmi e riposare. So che la società mi aiuterà molto. Il resto non mi preoccupa. Anche se voglio vedere i luoghi più belli della città e provare i ristoranti migliori. Anzi - sorride rispondendo alla giornalista che gli aveva rivolto la domanda - se ne conosce qualcuno, me lo può consigliare".
Perché porta sempre gli occhiali scuri? Ha qualche problema agli occhi?
"Ho già risposto centinaia di volte a questa domanda. Ma lo faccio ancora. Non ho problemi agli occhi. E' solo una questione di moda".
Molti giapponesi dicono che lei porterà lo spirito da samurai al Milan: cosa significa?
"Non so, non ho mai incontrato un samurai - ride Honda - ma so che gli uomini giapponesi non si arrendono mai, sono determinati e seguono una disciplina rigorosa. Cercherò di dimostrare queste caratteristiche sul campo".
Cosa si aspetta dal Mondiale in Brasile?
"Penso soprattutto all'Italia. L'anno scorso abbiamo perso con gli azzurri in Confederations Cup. Al Mondiale vorrei incontrare la vostra Nazionale e batterla. Anche perché vorrebbe dire passare il girone e fare strada nella competizione".
LA CURIOSITA' DEL LOGO - Per la presentazione di Honda è stato ideato un loto apposito, utilizzato per le cartellette e per alcuni pannelli presenti in sala. Un numero 10 con il viso del calciatore stilizzato di profilo all'interno dello zero. "Non è stata una mia idea", ha risposto Galliani quando gli è stato chiesto di chi fosse l'iniziativa. "Progetti speciali", ha poi chiarito l'ad citando la definizione della prima delega avuta da Barbara Berlusconi nel 2011 al momento dell'ingresso in consiglio di amministrazione. Nella nuova fase di divisione delle funzioni societarie tra i due ad, ogni particolare può svelare l'intervento di uno dei due massimi dirigenti. "E' molto carino", ha concluso Galliani.