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Milan, Seedorf e la sua utopia pericolosa

Il tecnico olandese vuole un gioco ancora più offensivo di quello di Leonardo: ma in difesa non ha Nesta e Thiago Silva
dall'inviato ENRICO CURRO'

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NAPOLI - Tra le infinite e facili suggestioni alle quali si presta Napoli nell'immaginario del tifoso milanista, in quanto luogo della memoria rossonera, una tra le più scontate riguarda Giambattista Vico e i suoi corsi e ricorsi storici. La caduta al San Paolo di Seedorf, collega del napoletano Vico in qualità di filosofo (è teorico dell'offensivismo calcistico: attacco ergo sum), ricorda infatti i dubbi che avvolsero fin dal principio le analoghe tesi di Leonardo, inteso come il predecessore sulla panchina del Milan. L'inventore del cosiddetto 4-2 e fantasia suscitò nel dopo Ancelotti le stesse perplessità che produce oggi il successore di Allegri presso i cultori dell'ortodossia. A costoro parve e pare decisamente blasfemo lo squilibrio tattico, generato dal contemporaneo utilizzo di quattro calciatori votati all'attacco e sprovvisti di adeguati contrappesi nella fase difensiva.

L'utopia di Leonardo promosso tecnico, da dirigente che era, consisteva nella ricerca della vittoria attraverso il gol in più segnato rispetto all'avversario, a costo di sguarnire la linea mediana, presidiata dai soli Ambrosini e Pirlo, che per inclinazione anteponeva la costruzione del gioco alla copertura: di fatto il solo incontrista vero finiva immolato, sfiancandosi, e la squadra restava esposta ai venti del contropiede. La proteggeva tuttavia un formidabile anticorpo, al di là dell'eccellenza tecnica di Ronaldinho, Pato e dello stesso Seedorf, non ancora appassiti, e delle garanzie offerte dai veterani della Champions vinta nel 2007: la migliore coppia di difensori centrali al mondo, Nesta-Thiago Silva, in grado di tappare molti buchi. Il terzo posto finale non fu un caso e l'utopia di Leonardo passò alla storia come un progetto tutto sommato affascinante e perfino realizzabile.

Ora Seedorf, che è un neofita nell'accezione più spinta del termine essendo trasmigrato direttamente dal ruolo di calciatore a quello di mister, si pone un obiettivo addirittura più ambizioso e in effetti si è definito l'antivirus ai guai del Milan: varare una formula d'attacco che possa assurgere a filosofia e che venga plasmata sulle caratteristiche dei singoli interpreti, valorizzandole al massimo. Il benestare è arrivato da Galliani in persona: spericolato il suo excursus, che parte dagli anni Sessanta e approda a oggi, passando appunto per Leonardo. Secondo il revisionismo del pigmalione del mercato milanista, il 4-2 e fantasia attuale altro non sarebbe se non una rivisitazione della gloriosa tattica di Rocco durante la Coppa Campioni vinta nel 1969, con quattro giocatori offensivi come Rivera, Hamrin, Sormani e Prati, davanti ai mediani Lodetti e Trapattoni. Il modo di giocare scelto da Seedorf apparterrebbe perciò senza possibilità di equivoci al dna del club.    

Il problema è che la qualità tecnica degli interpreti d'attacco non pare affatto la stessa. Che la coppia centrale di difesa  -  specie nello sbiadito Mexès  -  è questa sì blasfema, se paragonata a Nesta-Thiago Silva. E soprattutto che la squadra è ancora un cantiere, a sole 15 giornate dalla fine del campionato. La partita di Napoli ha dimostrato che si procede ancora per esperimenti, alla ricerca dei titolari, e che anche Seedorf si è reso conto del rischio indotto dallo sbilanciamento eccessivo: lo confermano i tornanti Taarabt e Abate nella formazione presentata in avvio e poi l'avanzamento di Emanuelson da terzino ad ala e il successivo inserimento di Montolivo fra i tre trequartisti. Un po' di prudenza in più non è servita, perché è rimasta potenziale. Certo, Seedorf può compiacersi del fatto di avere trovato Essien e l'insperato Taarabt, che garantisce una migliore fase difensiva, perché torna parecchio indietro ad aiutare i terzini. Ma il tempo passa, la classifica piange ben più di Balotelli e l'utopia resta tale, anzi si accentua partita dopo partita. I risultati magari non saranno tutto. Però urge qualificazione ai quarti della Champions, a spese dell'Atletico Madrid in flessione. Altrimenti, buonanotte ai sognatori.
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