NAPOLI - Tra le infinite e facili suggestioni alle quali si presta Napoli nell'immaginario del tifoso milanista, in quanto luogo della memoria rossonera, una tra le più scontate riguarda Giambattista Vico e i suoi corsi e ricorsi storici. La caduta al San Paolo di Seedorf, collega del napoletano Vico in qualità di filosofo (è teorico dell'offensivismo calcistico: attacco ergo sum), ricorda infatti i dubbi che avvolsero fin dal principio le analoghe tesi di Leonardo, inteso come il predecessore sulla panchina del Milan. L'inventore del cosiddetto 4-2 e fantasia suscitò nel dopo Ancelotti le stesse perplessità che produce oggi il successore di Allegri presso i cultori dell'ortodossia. A costoro parve e pare decisamente blasfemo lo squilibrio tattico, generato dal contemporaneo utilizzo di quattro calciatori votati all'attacco e sprovvisti di adeguati contrappesi nella fase difensiva.
L'utopia di Leonardo promosso tecnico, da dirigente che era, consisteva nella ricerca della vittoria attraverso il gol in più segnato rispetto all'avversario, a costo di sguarnire la linea mediana, presidiata dai soli Ambrosini e Pirlo, che per inclinazione anteponeva la costruzione del gioco alla copertura: di fatto il solo incontrista vero finiva immolato, sfiancandosi, e la squadra restava esposta ai venti del contropiede. La proteggeva tuttavia un formidabile anticorpo, al di là dell'eccellenza tecnica di Ronaldinho, Pato e dello stesso Seedorf, non ancora appassiti, e delle garanzie offerte dai veterani della Champions vinta nel 2007: la migliore coppia di difensori centrali al mondo, Nesta-Thiago Silva, in grado di tappare molti buchi. Il terzo posto finale non fu un caso e l'utopia di Leonardo passò alla storia come un progetto tutto sommato affascinante e perfino realizzabile.
Ora Seedorf, che è un neofita nell'accezione più spinta del termine essendo trasmigrato direttamente dal ruolo di calciatore a quello di mister, si pone un obiettivo addirittura più ambizioso e in effetti si è definito l'antivirus ai guai del Milan: varare una formula d'attacco che possa assurgere a filosofia e che venga plasmata sulle caratteristiche dei singoli interpreti, valorizzandole al massimo. Il benestare è arrivato da Galliani in persona: spericolato il suo excursus, che parte dagli anni Sessanta e approda a oggi, passando appunto per Leonardo. Secondo il revisionismo del pigmalione del mercato milanista, il 4-2 e fantasia attuale altro non sarebbe se non una rivisitazione della gloriosa tattica di Rocco durante la Coppa Campioni vinta nel 1969, con quattro giocatori offensivi come Rivera, Hamrin, Sormani e Prati, davanti ai mediani Lodetti e Trapattoni. Il modo di giocare scelto da Seedorf apparterrebbe perciò senza possibilità di equivoci al dna del club.
Il problema è che la qualità tecnica degli interpreti d'attacco non pare affatto la stessa. Che la coppia centrale di difesa - specie nello sbiadito Mexès - è questa sì blasfema, se paragonata a Nesta-Thiago Silva. E soprattutto che la squadra è ancora un cantiere, a sole 15 giornate dalla fine del campionato. La partita di Napoli ha dimostrato che si procede ancora per esperimenti, alla ricerca dei titolari, e che anche Seedorf si è reso conto del rischio indotto dallo sbilanciamento eccessivo: lo confermano i tornanti Taarabt e Abate nella formazione presentata in avvio e poi l'avanzamento di Emanuelson da terzino ad ala e il successivo inserimento di Montolivo fra i tre trequartisti. Un po' di prudenza in più non è servita, perché è rimasta potenziale. Certo, Seedorf può compiacersi del fatto di avere trovato Essien e l'insperato Taarabt, che garantisce una migliore fase difensiva, perché torna parecchio indietro ad aiutare i terzini. Ma il tempo passa, la classifica piange ben più di Balotelli e l'utopia resta tale, anzi si accentua partita dopo partita. I risultati magari non saranno tutto. Però urge qualificazione ai quarti della Champions, a spese dell'Atletico Madrid in flessione. Altrimenti, buonanotte ai sognatori.
L'utopia di Leonardo promosso tecnico, da dirigente che era, consisteva nella ricerca della vittoria attraverso il gol in più segnato rispetto all'avversario, a costo di sguarnire la linea mediana, presidiata dai soli Ambrosini e Pirlo, che per inclinazione anteponeva la costruzione del gioco alla copertura: di fatto il solo incontrista vero finiva immolato, sfiancandosi, e la squadra restava esposta ai venti del contropiede. La proteggeva tuttavia un formidabile anticorpo, al di là dell'eccellenza tecnica di Ronaldinho, Pato e dello stesso Seedorf, non ancora appassiti, e delle garanzie offerte dai veterani della Champions vinta nel 2007: la migliore coppia di difensori centrali al mondo, Nesta-Thiago Silva, in grado di tappare molti buchi. Il terzo posto finale non fu un caso e l'utopia di Leonardo passò alla storia come un progetto tutto sommato affascinante e perfino realizzabile.
Ora Seedorf, che è un neofita nell'accezione più spinta del termine essendo trasmigrato direttamente dal ruolo di calciatore a quello di mister, si pone un obiettivo addirittura più ambizioso e in effetti si è definito l'antivirus ai guai del Milan: varare una formula d'attacco che possa assurgere a filosofia e che venga plasmata sulle caratteristiche dei singoli interpreti, valorizzandole al massimo. Il benestare è arrivato da Galliani in persona: spericolato il suo excursus, che parte dagli anni Sessanta e approda a oggi, passando appunto per Leonardo. Secondo il revisionismo del pigmalione del mercato milanista, il 4-2 e fantasia attuale altro non sarebbe se non una rivisitazione della gloriosa tattica di Rocco durante la Coppa Campioni vinta nel 1969, con quattro giocatori offensivi come Rivera, Hamrin, Sormani e Prati, davanti ai mediani Lodetti e Trapattoni. Il modo di giocare scelto da Seedorf apparterrebbe perciò senza possibilità di equivoci al dna del club.
Il problema è che la qualità tecnica degli interpreti d'attacco non pare affatto la stessa. Che la coppia centrale di difesa - specie nello sbiadito Mexès - è questa sì blasfema, se paragonata a Nesta-Thiago Silva. E soprattutto che la squadra è ancora un cantiere, a sole 15 giornate dalla fine del campionato. La partita di Napoli ha dimostrato che si procede ancora per esperimenti, alla ricerca dei titolari, e che anche Seedorf si è reso conto del rischio indotto dallo sbilanciamento eccessivo: lo confermano i tornanti Taarabt e Abate nella formazione presentata in avvio e poi l'avanzamento di Emanuelson da terzino ad ala e il successivo inserimento di Montolivo fra i tre trequartisti. Un po' di prudenza in più non è servita, perché è rimasta potenziale. Certo, Seedorf può compiacersi del fatto di avere trovato Essien e l'insperato Taarabt, che garantisce una migliore fase difensiva, perché torna parecchio indietro ad aiutare i terzini. Ma il tempo passa, la classifica piange ben più di Balotelli e l'utopia resta tale, anzi si accentua partita dopo partita. I risultati magari non saranno tutto. Però urge qualificazione ai quarti della Champions, a spese dell'Atletico Madrid in flessione. Altrimenti, buonanotte ai sognatori.