MILANO - Il suo primo duello in Europa da allenatore Seedorf l'ha perso senza meritarlo e con parecchia sfortuna, anche se Simeone, stratega più navigato di lui, ha utilizzato il superiore cinismo di chi si lascia attaccare per poi infilzarti. Ma è da questo momento che si dovrà vedere la famosa scossa per la quale le panchine delle squadre cambiano proprietario. L'esame vero arriva adesso. Sul piano dei risultati, infatti, la sostituzione del vituperato Allegri non ha prodotto l'esito voluto: 3 vittorie in zona Balotelli contro Verona, Cagliari e Bologna, 1 pareggio col Torino e 3 sconfitte (2 delle quali in casa) negli appuntamenti che contavano di più: in Coppa Italia con l'Udinese, a Napoli nella sola trasferta dura e infine nell'appuntamento di Champions, terreno storicamente e strategicamente cruciale per il club.
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RISCHIO FLOP - Così, dopo la beffa di San Siro, il più concreto rischio per il Milan è quello che gli ultimi due mesi della stagione, da metà marzo in poi, si trasformino in una lunga e un po' vuota serie di esibizioni senza più obiettivi reali: gli resterebbero 11 partite da onorare, con la consapevolezza di non potersi stancamente trascinare fino al traguardo, se non vuole chiudere troppo male questa annata così difficile. Per scongiurare il pericolo, può ancora tentare la rimonta sull'Atletico fra tre settimane a Madrid, ben sapendo però che dietro la sconfitta nell'andata degli ottavi di finale della Champions non c'è soltanto la notevole sfortuna simboleggiata dalla traversa di Kakà e dal palo di Poli. I limiti sono emersi da metà ripresa in poi, quando il calo di energie e di concentrazione ha favorito la graduale e implacabile risalita di una rivale che fino a quel punto si era soprattutto difesa. La già acclarata vulnerabilità sui calci piazzati, attestata dagli errori a catena sul corner fatale, ha gettato ulteriori ombre sulla possibilità di raddrizzare la situazione.
IMPRESA DIFFICILE - Già forte del vantaggio dell'1-0 esterno, al Calderòn Simeone avrà presumibilmente Villa, ad alleviare la solitudine del rapace Diego Costa e a rafforzare un attacco formidabile nelle tre partite casalinghe della fase a gironi: 3 gol allo Zenit, 4 all'Austria Vienna e 2 al Porto, per un totale di 9 all'attivo e solo 1 incassato, all'esordio settembrino, dalla squadra di Spalletti. Con simili sfavorevoli presupposti il realismo impone dunque già adesso di pensare a come sfruttare i due mesi finali della stagione, trasformandoli in trampolino per la prossima. La considerazione più ovvia è che il Milan possa comunque provare a inseguire il quinto posto della qualificazione ai play-off per l'Europa League: oggi il distacco dall'Inter è di 7 punti e in teoria il tempo per colmarlo c'è tutto. Il problema, però, non è tanto di obiettivi di classifica quanto di programmazione.
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LA MANO DI CLARENCE - L'arrivo anticipato di Seedorf è stato deciso proprio per cominciare a realizzare prima del previsto il nuovo progetto tecnico e tattico, la cui data di partenza era stata fissata per luglio. La partita con l'Atletico è stata la migliore per organizzazione in campo, compattezza e spirito agonistico. Stavolta si è vista la mano dell'allenatore, non soltanto per gli oggettivi progressi comportamentali di Balotelli. Berlusconi si è compiaciuto del fatto che il pupillo Clarence non abbia inseguito utopie offensivistiche: ha utilmente inserito Poli nella duplice veste di incursore e incontrista e ha di fatto schierato la formazione a due punte che sembrava detestare (Kakà ha giocato accanto a Balotelli), dimostrando flessibilità e pragmatismo. Ha trovato un buon compromesso tra le opposte esigenze: soddisfare la nota volontà del datore di lavoro di vedere due attaccanti in campo dall'inizio, ottenere un buon equilibrio tattico e permettere ai due soli giocatori a disposizione dal talento superiore alla media di non sfiancarsi nel pressing e nei rientri difensivi, per cercare la giocata che avrebbe potuto fruttare il gol. Il piano era azzeccato: è fallito per pochi centimetri.
BALOTELLI-DIPENDENTI - Assodato che non si tratta dell'integralista emerso da certe dichiarazioni pubbliche, ora a Seedorf serve tuttavia lo scatto: la squadra attuale dipende troppo dalle lune di Balotelli, la cui uscita dal campo per l'infortunio alla spalla (esclusione lesioni, semplice contusione e stop di circa 10 giorni) è non a caso coincisa con la caduta di rendimento generale. Se la stagione del Milan è ormai dichiaratamente di transizione, può diventare un'occasione per scegliere da subito gli uomini e l'identità di squadra - la questione non è esclusivamente tattica - per la ricostruzione. Per ora gli unici scarti da un percorso piatto sono appunto le invenzioni di Balotelli, gli orgogliosi sussulti di Kakà e i disordinati ghirigori dell'anarchico Taarabt. E' tutto ancora troppo estemporaneo. Da qui a metà maggio non manca il tempo per delineare l'autentico stile del quadro attuale, a tratti confuso e a tratti naïf. Seedorf ha ottenuto il privilegio inedito di un apprendistato già da Picasso fatto e finito. Si è preso l'onere, ma anche l'onore, di doversi subito dimostrare in panchina l'artista che era da calciatore. Può riuscirci, a patto che non cerchi il capolavoro a tutti i costi: basterebbero la semplicità intravista con l'Atletico e qualche risultato in più.
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RISCHIO FLOP - Così, dopo la beffa di San Siro, il più concreto rischio per il Milan è quello che gli ultimi due mesi della stagione, da metà marzo in poi, si trasformino in una lunga e un po' vuota serie di esibizioni senza più obiettivi reali: gli resterebbero 11 partite da onorare, con la consapevolezza di non potersi stancamente trascinare fino al traguardo, se non vuole chiudere troppo male questa annata così difficile. Per scongiurare il pericolo, può ancora tentare la rimonta sull'Atletico fra tre settimane a Madrid, ben sapendo però che dietro la sconfitta nell'andata degli ottavi di finale della Champions non c'è soltanto la notevole sfortuna simboleggiata dalla traversa di Kakà e dal palo di Poli. I limiti sono emersi da metà ripresa in poi, quando il calo di energie e di concentrazione ha favorito la graduale e implacabile risalita di una rivale che fino a quel punto si era soprattutto difesa. La già acclarata vulnerabilità sui calci piazzati, attestata dagli errori a catena sul corner fatale, ha gettato ulteriori ombre sulla possibilità di raddrizzare la situazione.
IMPRESA DIFFICILE - Già forte del vantaggio dell'1-0 esterno, al Calderòn Simeone avrà presumibilmente Villa, ad alleviare la solitudine del rapace Diego Costa e a rafforzare un attacco formidabile nelle tre partite casalinghe della fase a gironi: 3 gol allo Zenit, 4 all'Austria Vienna e 2 al Porto, per un totale di 9 all'attivo e solo 1 incassato, all'esordio settembrino, dalla squadra di Spalletti. Con simili sfavorevoli presupposti il realismo impone dunque già adesso di pensare a come sfruttare i due mesi finali della stagione, trasformandoli in trampolino per la prossima. La considerazione più ovvia è che il Milan possa comunque provare a inseguire il quinto posto della qualificazione ai play-off per l'Europa League: oggi il distacco dall'Inter è di 7 punti e in teoria il tempo per colmarlo c'è tutto. Il problema, però, non è tanto di obiettivi di classifica quanto di programmazione.
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LA MANO DI CLARENCE - L'arrivo anticipato di Seedorf è stato deciso proprio per cominciare a realizzare prima del previsto il nuovo progetto tecnico e tattico, la cui data di partenza era stata fissata per luglio. La partita con l'Atletico è stata la migliore per organizzazione in campo, compattezza e spirito agonistico. Stavolta si è vista la mano dell'allenatore, non soltanto per gli oggettivi progressi comportamentali di Balotelli. Berlusconi si è compiaciuto del fatto che il pupillo Clarence non abbia inseguito utopie offensivistiche: ha utilmente inserito Poli nella duplice veste di incursore e incontrista e ha di fatto schierato la formazione a due punte che sembrava detestare (Kakà ha giocato accanto a Balotelli), dimostrando flessibilità e pragmatismo. Ha trovato un buon compromesso tra le opposte esigenze: soddisfare la nota volontà del datore di lavoro di vedere due attaccanti in campo dall'inizio, ottenere un buon equilibrio tattico e permettere ai due soli giocatori a disposizione dal talento superiore alla media di non sfiancarsi nel pressing e nei rientri difensivi, per cercare la giocata che avrebbe potuto fruttare il gol. Il piano era azzeccato: è fallito per pochi centimetri.
BALOTELLI-DIPENDENTI - Assodato che non si tratta dell'integralista emerso da certe dichiarazioni pubbliche, ora a Seedorf serve tuttavia lo scatto: la squadra attuale dipende troppo dalle lune di Balotelli, la cui uscita dal campo per l'infortunio alla spalla (esclusione lesioni, semplice contusione e stop di circa 10 giorni) è non a caso coincisa con la caduta di rendimento generale. Se la stagione del Milan è ormai dichiaratamente di transizione, può diventare un'occasione per scegliere da subito gli uomini e l'identità di squadra - la questione non è esclusivamente tattica - per la ricostruzione. Per ora gli unici scarti da un percorso piatto sono appunto le invenzioni di Balotelli, gli orgogliosi sussulti di Kakà e i disordinati ghirigori dell'anarchico Taarabt. E' tutto ancora troppo estemporaneo. Da qui a metà maggio non manca il tempo per delineare l'autentico stile del quadro attuale, a tratti confuso e a tratti naïf. Seedorf ha ottenuto il privilegio inedito di un apprendistato già da Picasso fatto e finito. Si è preso l'onere, ma anche l'onore, di doversi subito dimostrare in panchina l'artista che era da calciatore. Può riuscirci, a patto che non cerchi il capolavoro a tutti i costi: basterebbero la semplicità intravista con l'Atletico e qualche risultato in più.