MILANO - C'è un recentissimo aneddoto che racconta bene il Milan attuale e il suo vero problema: la distanza enorme tra le intenzioni e i fatti. Giovedì scorso, a tre giorni dalla partita che avrebbe segnato la precoce fine anche dell'ultimo sogno di una stagione ormai minimalista (la qualificazione al turno preliminare dell'Europa League), il Parma aveva in programma a Collecchio l'allenamento a porte chiuse, per provare formazione, tattica e schemi in vista di San Siro. Al campo si è presentato per un saluto Crespo, ex giocatore di Parma e Milan con Ancelotti allenatore ma soprattutto futuro collaboratore tecnico di Seedorf nella prossima stagione, quella dell'annunciatissima rifondazione milanista. Il piano, mica poi tanto remoto secondo l'ambiente parmigiano che non vedeva Crespo a Collecchio da molto tempo, era di spiare le mosse di Donadoni e di riferirle poi allo staff di Milanello, perché studiasse le adeguate contromisure. Se è così, è bastato pochissimo per fare naufragare il progetto. Il Parma ha rinviato le prove e poi le ha fatte lo stesso, stavolta davvero di nascosto, con un certo successo: a San Siro è stato infatti il lancio dall'inizio di Schelotto, ala destra nel senso originario della parola, a devastare la fascia sinistra del Milan e a costruire un'ineccepibile vittoria. Il vistoso disagio di Emanuelson, di fronte a un avversario che non è mai stato in grado di contrastare, ha svelato proprio l'assenza di contromosse (l'altra arma letale del Parma, Cassano falso nueve, era arcinota).
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La correzione - Rami per Emanuelson, con lo spostamento di Bonera - ha dato i suoi frutti soltanto nella ripresa, ma è stata comunque tardiva, al di là della rimonta momentanea fino al 2-2: sempre da destra, con un altro finalizzatore (Amauri) il Parma ha colpito ancora. Né appare convincente la spiegazione successiva dell'allenatore, che ha sottolineato la necessità di insistere su Emanuelson per l'assenza di un vero terzino sinistro in rosa: il suo connazionale sarebbe il solo giocatore adattabile al ruolo, date l'inadeguatezza di Constant e le caratteristiche di De Sciglio (comunque squalificato contro il Parma), destro di piede. Seedorf ha dimenticato che Paolo Maldini, a sua volta destro, fabbricò proprio a sinistra una carriera straordinaria. Ma il punto non è soltanto l'apprendistato del mister: questo è un percorso che prevede errori più o meno fisiologici, dei quali Berlusconi ha evidentemente deciso di assumersi i rischi, a prescindere dalle periodiche voci sulla promozione di Inzaghi dalla panchina della Primavera. Il punto è che questo senso di fragilità e questa lentezza decisionale sul campo riflettono, per estensione anche allegorica, il momento generale di tutto Milan. Che una volta anticipava i tempi e adesso li subisce. Che crede di sorprendere e invece viene sempre irrimediabilmente sorpreso.
[[ge:rep-locali:rep-milano:81137594]]
La politica dei parametri zero - che sia o meno originata dall'austerity dell'universo berlusconiano, dato di fatto oggettivo - smaschera questa contraddizione. I presunti colpi di mercato senza pagare il cartellino nascondono sempre ovvie insidie. Se il Chelsea ha lasciato partire gratis Essien, se il Qpr (e il Fulham, dove giocava in prestito) non ha trattenuto Taarabt, se il Valencia non ha fatto storie per Rami, era impensabile che si trattasse di affari d'oro, tanto più che nel caso di Essien la durata del contratto e il peso dell'ingaggio attenuano di parecchio il risparmio iniziale. Galliani ha osato l'azzardo e finora gli è andata male.
[[ge:rep-locali:repubblica:81140923]]
Mai, durante il quasi trentennale regno di Berlusconi, aveva subito una contestazione mirata così pesante da parte di quegli stessi ultrà che in passato lo avevano anche celebrato. E mai, mentre si affida al consunto mantra della salutare palingenesi dell'esclusione dalle coppe europee per ripartire, si era ritrovato in casa un altro amministratore delegato di nome Berlusconi, sebbene confinato per ora alla parte commerciale. Barbara sta per inaugurare la nuova sede e, il 19 maggio, il nuovo museo, il nuovo megastore, il nuovo ristorante e il nuovo bar. E' un messaggio anche simbolico, dalle intenzioni esplicite: il nuovo contro il vecchio, il dinamismo contro l'immobilismo. E' abbastanza esplicita pure la replica: l'esperienza contro l'inesperienza, la saggezza contro l'eccesso di entusiasmo. La vera sfida era la sintesi. Oggi, di sicuro, una soluzione non è più rinviabile.
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La correzione - Rami per Emanuelson, con lo spostamento di Bonera - ha dato i suoi frutti soltanto nella ripresa, ma è stata comunque tardiva, al di là della rimonta momentanea fino al 2-2: sempre da destra, con un altro finalizzatore (Amauri) il Parma ha colpito ancora. Né appare convincente la spiegazione successiva dell'allenatore, che ha sottolineato la necessità di insistere su Emanuelson per l'assenza di un vero terzino sinistro in rosa: il suo connazionale sarebbe il solo giocatore adattabile al ruolo, date l'inadeguatezza di Constant e le caratteristiche di De Sciglio (comunque squalificato contro il Parma), destro di piede. Seedorf ha dimenticato che Paolo Maldini, a sua volta destro, fabbricò proprio a sinistra una carriera straordinaria. Ma il punto non è soltanto l'apprendistato del mister: questo è un percorso che prevede errori più o meno fisiologici, dei quali Berlusconi ha evidentemente deciso di assumersi i rischi, a prescindere dalle periodiche voci sulla promozione di Inzaghi dalla panchina della Primavera. Il punto è che questo senso di fragilità e questa lentezza decisionale sul campo riflettono, per estensione anche allegorica, il momento generale di tutto Milan. Che una volta anticipava i tempi e adesso li subisce. Che crede di sorprendere e invece viene sempre irrimediabilmente sorpreso.
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La politica dei parametri zero - che sia o meno originata dall'austerity dell'universo berlusconiano, dato di fatto oggettivo - smaschera questa contraddizione. I presunti colpi di mercato senza pagare il cartellino nascondono sempre ovvie insidie. Se il Chelsea ha lasciato partire gratis Essien, se il Qpr (e il Fulham, dove giocava in prestito) non ha trattenuto Taarabt, se il Valencia non ha fatto storie per Rami, era impensabile che si trattasse di affari d'oro, tanto più che nel caso di Essien la durata del contratto e il peso dell'ingaggio attenuano di parecchio il risparmio iniziale. Galliani ha osato l'azzardo e finora gli è andata male.
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Mai, durante il quasi trentennale regno di Berlusconi, aveva subito una contestazione mirata così pesante da parte di quegli stessi ultrà che in passato lo avevano anche celebrato. E mai, mentre si affida al consunto mantra della salutare palingenesi dell'esclusione dalle coppe europee per ripartire, si era ritrovato in casa un altro amministratore delegato di nome Berlusconi, sebbene confinato per ora alla parte commerciale. Barbara sta per inaugurare la nuova sede e, il 19 maggio, il nuovo museo, il nuovo megastore, il nuovo ristorante e il nuovo bar. E' un messaggio anche simbolico, dalle intenzioni esplicite: il nuovo contro il vecchio, il dinamismo contro l'immobilismo. E' abbastanza esplicita pure la replica: l'esperienza contro l'inesperienza, la saggezza contro l'eccesso di entusiasmo. La vera sfida era la sintesi. Oggi, di sicuro, una soluzione non è più rinviabile.