MILANO - Roberto Donadoni come Arrigo Sacchi nel 1987: sulla panchina del Milan partendo da risultati sorprendenti alla guida del Parma. E' la suggestione lanciata dal quotidiano inglese The Guardian che dedica un lungo articolo all'esaltante galoppata dei gialloblù e al loro allenatore, dopo la vittoria per 4-2 domenica pomeriggio a San Siro. Il giornale d'Oltremanica ripercorre l'arrivo di Sacchi che conquistò Berlusconi grazie a un successo degli emiliani in Coppa Italia sui rossoneri. E si chiede se la storia non potrebbe ripetersi al termine di questa stagione con Donadoni, primo acquisto, quando era una promettentissima ala dell'Atalanta, della gestione del Cavaliere nel 1986.
NOME RICORRENTE - Al di là della suggestione, è da almeno un anno che il nome del tecnico di Cisano Bergamasco fa capolino nel toto-nomine della panchina del Milan, da quando la posizione di Allegri negli ultimi mesi della scorsa stagione iniziò a vacillare. L'ex Ct azzurro - esperienza vissuta insieme a Demetrio Albertini dirigente Figc e papabile manager del Milan futuro nelle settimane in cui sembrava imminente una svolta societaria - era in lizza per la successione insieme a Inzaghi e allo stesso Seedorf, prima dell'inattesa riconferma di Allegri a giugno. Ora la situazione è tornata fluida.
LUNGA GAVETTA - Per Donadoni sarebbe il coronamento di una carriera iniziata tredici anni fa con il Lecco in Serie C1. Una lunga gavetta partita dal basso, contrapposta dal Guardian al percorso di Seedorf, passato in pochi giorni dal campo con la maglia numero 10 sulle spalle all'incarico da tecnico in un grande club come il Milan. Anche se Donadoni non è persona che si lascia andare ai proclami, l'approdo rossonero sarebbe la conclusione ideale di una rincorsa non agevole al calcio di vertice, probabilmente rallentata dal suoi modi signorili e garbati, e dal suo carattere schivo e refrattario alle cordate che tanto aiutano nel calcio. In questo momento di assoluta incertezza tutto può succedere, anche che da adesso al termine della stagione ci siano altre scosse sulla panchina del Milan.
FUOCO INCROCIATO - Seedorf è finito sotto un fuoco incrociato sempre più veemente. I pessimi risultati uniti alla lunga transizione societaria hanno reso estremamente accidentato il cammino dell'olandese. Basta questo episodio a capire le turbolenze interne al club rossonero. L'agente di Seedorf, Deborah Martin, ha smentito con una nota all'Ansa di essere la fonte del lancio-rivelazione della stessa agenzia di stampa che due giorni fa aveva riportato alcune dichiarazioni di Berlusconi solidali nei confronti di Seedorf e critiche con la costruzione della squadra, quindi con Galliani. "E' stato scritto da Il Giornale (editore Paolo Berlusconi, vicepresidente del Milan, ndr) che io sono la fonte di quanto è stato riportato. Io non sono un personaggio pubblico e cerco di evitare apparizioni pubbliche così come, raramente, rilascio dichiarazioni. Tuttavia la serietà dell'accusa infondata per la quale io sarei, in qualunque modo, stata la fonte o anche solo coinvolta nelle dichiarazioni di Berlusconi non corrisponde assolutamente al vero".
CALCIO E POLITICA - E' in questo clima che Seedorf sta cercando di preparare la partita di domenica sera con la Lazio all'Olimpico, trasferta che arriva dopo quattro sconfitte consecutive tra campionato e Champions League. "Non credo che Berlusconi manderà via Seedorf - dice la deputata di Forza Italia, Michaela Biancofiore a "Un giorno da pecora" su Radio Due - lui non manda mai via nessuno. Non credo sia Barbara Berlusconi a fare danni, è finita un'era e bisogna cambiare dei giocatori. E Galliani all'epoca le cose le ha fatte benissimo, ma dietro c'era sempre Berlusconi". Come quando decise di prendere quel 41enne allenatore del Parma nel 1987. Una storia che potrebbe ripetersi con un altro tecnico gialloblù 27 anni dopo.
NOME RICORRENTE - Al di là della suggestione, è da almeno un anno che il nome del tecnico di Cisano Bergamasco fa capolino nel toto-nomine della panchina del Milan, da quando la posizione di Allegri negli ultimi mesi della scorsa stagione iniziò a vacillare. L'ex Ct azzurro - esperienza vissuta insieme a Demetrio Albertini dirigente Figc e papabile manager del Milan futuro nelle settimane in cui sembrava imminente una svolta societaria - era in lizza per la successione insieme a Inzaghi e allo stesso Seedorf, prima dell'inattesa riconferma di Allegri a giugno. Ora la situazione è tornata fluida.
LUNGA GAVETTA - Per Donadoni sarebbe il coronamento di una carriera iniziata tredici anni fa con il Lecco in Serie C1. Una lunga gavetta partita dal basso, contrapposta dal Guardian al percorso di Seedorf, passato in pochi giorni dal campo con la maglia numero 10 sulle spalle all'incarico da tecnico in un grande club come il Milan. Anche se Donadoni non è persona che si lascia andare ai proclami, l'approdo rossonero sarebbe la conclusione ideale di una rincorsa non agevole al calcio di vertice, probabilmente rallentata dal suoi modi signorili e garbati, e dal suo carattere schivo e refrattario alle cordate che tanto aiutano nel calcio. In questo momento di assoluta incertezza tutto può succedere, anche che da adesso al termine della stagione ci siano altre scosse sulla panchina del Milan.
FUOCO INCROCIATO - Seedorf è finito sotto un fuoco incrociato sempre più veemente. I pessimi risultati uniti alla lunga transizione societaria hanno reso estremamente accidentato il cammino dell'olandese. Basta questo episodio a capire le turbolenze interne al club rossonero. L'agente di Seedorf, Deborah Martin, ha smentito con una nota all'Ansa di essere la fonte del lancio-rivelazione della stessa agenzia di stampa che due giorni fa aveva riportato alcune dichiarazioni di Berlusconi solidali nei confronti di Seedorf e critiche con la costruzione della squadra, quindi con Galliani. "E' stato scritto da Il Giornale (editore Paolo Berlusconi, vicepresidente del Milan, ndr) che io sono la fonte di quanto è stato riportato. Io non sono un personaggio pubblico e cerco di evitare apparizioni pubbliche così come, raramente, rilascio dichiarazioni. Tuttavia la serietà dell'accusa infondata per la quale io sarei, in qualunque modo, stata la fonte o anche solo coinvolta nelle dichiarazioni di Berlusconi non corrisponde assolutamente al vero".
CALCIO E POLITICA - E' in questo clima che Seedorf sta cercando di preparare la partita di domenica sera con la Lazio all'Olimpico, trasferta che arriva dopo quattro sconfitte consecutive tra campionato e Champions League. "Non credo che Berlusconi manderà via Seedorf - dice la deputata di Forza Italia, Michaela Biancofiore a "Un giorno da pecora" su Radio Due - lui non manda mai via nessuno. Non credo sia Barbara Berlusconi a fare danni, è finita un'era e bisogna cambiare dei giocatori. E Galliani all'epoca le cose le ha fatte benissimo, ma dietro c'era sempre Berlusconi". Come quando decise di prendere quel 41enne allenatore del Parma nel 1987. Una storia che potrebbe ripetersi con un altro tecnico gialloblù 27 anni dopo.