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Milan, denunciati trentacinque ultrà: si va verso la tolleranza zero

I tifosi protagonisti della contestazione dopo la sconfitta con il Parma si sono visti contestare quattro reati. E' una stretta che, in caso di seguito da altre questure, prefigurerebbe nuovi scenari. Appello della polizia contro l'omertà: "Denunciate e isolate i violenti"
di STEFANO SCACCHI

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MILANO - Trentacinque ultrà milanisti sono stati denunciati a piede libero dalla Digos della Questura di Milano, Squadra Tifoserie, per la contestazione di domenica scorsa a Galliani e ad alcuni giocatori, in occasione di Milan-Parma. I reati contestati sono di "manifestazione non preavvisata", "istigazione a delinquere", "minacce aggravate da parte di più persone riunite" e "porto di oggetti atti ad offendere nell'ambito di manifestazioni sportive". Si tratta di un pugno duro senza precedenti da parte della polizia, visto che alle eventuali conseguenze penali seguiranno i Daspo, con il divieto di accesso allo stadio per tutte e 35 le persone denunciate. La stretta nei confronti degli ultrà del Milan, se verrà seguita anche da altre questure italiane nelle frequenti contestazioni che si ripetono nel calcio italiano, prefigura la tolleranza zero, con un inasprimento delle sanzioni contro le frange estreme del tifo organizzato. C'è anche un appello contro l'omertà: "Denunciate e isolate i violenti", chiede la polizia.

La linea è chiara: la curva non potrà più essere una zona franca. In passato episodi di contestazione anche più violenta erano stati consentiti, al punto da diventare una consuetudine. Ma la questura milanese ha da tempo scelto la linea dura, soprattutto dopo gli avvenimenti dell'11 dicembre, quando in occasione di Milan-Ajax sei tifosi olandesi furono accoltellati, due dei quali in maniera grave. Da allora la Digos ha optato per la durezza, sequestrando striscioni e distribuendo decine di Daspo. A inizio marzo quattro ultrà della Curva Sud sono stati indagati per tentato omicidio e lesioni aggravate, proprio in relazione all'episodio dei ferimenti di Piazzale Lotto. Ora arriva questo nuovo provvedimento, che nasce dalla contestazione col Parma contro i pessimi risultati del Milan.
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Tutto era cominciato con l'adunata prima della partita, brandendo bastoni e scandendo slogan minacciosi. La protesta durante la partita, a base di cori contro Galliani e mezza squadra con Balotelli in testa, accusata di scarso impegno. La nuova riunione al fischio finale, davanti al garage dello stadio, con ulteriori slogan contro l'amministratore delegato e l'abituale minaccia di non fare uscire nessuno fino a mezzanotte. A quel punto però quattro capi ultrà sono stati chiamati evidentemente col placet della società negli spogliatoi, dove hanno incontrato l'allenatore Seedorf e una delegazione di calciatori, con Balotelli in testa. A loro, che ascoltavano in silenzio, i tifosi hanno manifestato il proprio malcontento. Ottenuta la promessa di un maggiore impegno da parte della squadra, hanno poi deciso di sciogliere l'adunata, senza per questo attenuare le critiche a Galliani. Ma quella che poteva sembrare una storia finita ha trovato invece un clamoroso sviluppo nei provvedimenti di oggi.

Un dettagliato comunicato della Questura ne illustra il senso. "L'attività svolta dalla Questura di Milano ed in particolare dalla squadra tifoserie della Digos, nel corso di questa stagione, è stata finalizzata ad incidere su tutte quelle situazioni che coinvolgono il mondo ultras e sono improntate alla violenza ed alla illegalità. Con particolare riferimento alla tifoseria ultras milanista che al momento appare la più attiva per episodi di violenza ed intemperanza, oltre un centinaio sono state dall'inizio di questa stagione denunce e relativi provvedimenti di Daspo che hanno colpito altrettanti tifosi rossoneri appartenenti al sodalizio ultras "Curva Sud Milano". Dopo i noti fatti accaduti in occasione dell'incontro di calcio Milan-Ajax, che ha registrato una violenta aggressione nei confronti della tifoseria ospite, culminata con sei tifosi olandesi accoltellati (per tali fatti sono stati indagati per tentato omicidio 4 ultras rossoneri appartenenti al predetto gruppo), si è venuta a creare, a causa di una serie di risultati sportivi negativi della squadra rossonera, una situazione di contestazione che ha per protagonista il mondo rossonero e che vede la maggioranza dei tifosi protestare legittimamente anche con toni sì accesi e coloriti, ma mai offensivi o intimidatori.

A fronte di tale malcontento, si è registrata, invece la condotta tenuta dalle frange del tifo organizzato, quantificabili in qualche centinaio di elementi, la cui strategia è, invece, mirata all'offesa ed alla minaccia nei confronti di giocatori e staff della società. Proprio in questa ottica si inserisce il grave e spiacevole episodio accaduto in occasione della contestazione a margine dell'ultima partita casalinga Milan-Parma, allorquando, diversi tifosi si sono presentati muniti di bastoni scandendo numerosi cori di offesa e minaccia ("Siete una squadra di merda, Tirate fuori i coglioni, Veniamo coi bastoni, Vi romperemo il culo") mirati evidentemente ad intimidire i destinatari, al fine anche di esprimere ed oltremodo accrescere, il proprio potere, anche al cospetto della maggioranza moderata dei tifosi. In relazione a tali fatti sono stati deferiti in stato di libertà all'Autorità Giudiziaria 35 tifosi milanisti resisi responsabili, a vario titolo, dei reati di "manifestazione non preavvisata", "istigazione a delinquere", "minacce aggravate da parte di più persone riunite" e "porto di oggetti atti ad offendere nell'ambito di manifestazioni sportive".

Dalla vicenda, oltre ai risvolti di carattere penale, scaturiranno i conseguenti provvedimenti di Daspo (Divieto di Accesso alle Manifestazioni Sportive). "A prescindere dagli esiti della doverosa attività di questo Ufficio - continua il comunicato - l'attenzione resta alta anche per quanto riguarda quell'area, da molti definita "grigia", ovvero terra di nessuno, all'interno della quale si verificano episodi di violenza "interna" dovuti a questione di predominio da parte di questo o quell'atro "gruppo". L'impegno di questo Ufficio è, infatti, sempre mirato anche ad individuare e reprimere il verificarsi di queste situazioni, anche se tale attività è resa notevolmente difficoltosa dal fatto che, da un lato, le "punizioni" ed i "regolamenti di conti" avvengono sempre dentro gli stadi ed in punti "oscuri" e, d'altra parte, dal fatto che le vittime ritengono opportuno non denunciare mai l'accaduto per paura di ulteriori ritorsioni. Necessariamente, gli sforzi dell'Autorità potrebbero raggiungere la massima incisività se la parte sana del tifo facesse fronte comune nei confronti di poche decine di soggetti, denunciando le vessazioni subite ed isolando i tifosi violenti".
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