MILANO - Tre settimane fa nessuno al Milan, tranne forse il fideista Seedorf, riteneva davvero possibile la rimonta fino al sesto posto della qualificazione ai preliminari di Europa League. Ma adesso che l'obiettivo è diventato concreto grazie alla vertiginosa rincorsa con l'aggancio al Parma, si iniziano a fare le famose tabelle, quelle che di solito sono vietate dalla scaramanzia e che infatti, nella nuova sede di via Aldo Rossi, vengono preparate in silenzio. In teoria sarebbe addirittura alla portata il quinto posto dell'Inter (che ha 5 punti in più), a patto di vincere tutte e 4 le ultime partite, incluso ovviamente il derby con 2 gol di scarto, e di confidare in un pari dei cugini col Napoli.
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Di sicuro l'euforia per l'insperata occasione di non restare per una stagione fuori dalle coppe europee, come sembrava ormai inevitabile, è taumaturgica: ha perfino congelato la guerra dei nervi tra Galliani e Seedorf. L'amministratore delegato si è concentrato unicamente sull'argomento Eurolega, spingendosi a teorizzare che il sesto posto sia un obbligo per la squadra, anche se si dovesse rivelare antieconomico. La partecipazione al terzo turno preliminare di Europa League (andata il 31 luglio e ritorno il 7 agosto, preludio ai play-off con andata il 21 agosto e ritorno il 28) a fine luglio, imporrebbe in effetti la mancata partecipazione alla tournée negli Usa e la perdita di tre milioni e mezzo di euro assai preziosi. Se ne gioverebbe tuttavia l'immagine, gli sponsor sarebbero contenti, i tifosi pure e il recupero degli introiti, in prospettiva, sarebbe ugualmente garantito a lungo termine.
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Ma il calendario non appare troppo favorevole e le suddette tabelle non sono incoraggianti. Il problema principale, nella corsa al sesto posto, è che il Milan, attualmente appaiato al Parma a 51 punti, è in svantaggio negli scontri diretti (ha perso sia all'andata sia al ritorno) e sarà perciò obbligato a fare almeno un punto in più della squadra di Donadoni. Che non è attesa certo da 4 giornate impossibili: deve affrontare nell'ordine il Cagliari (già praticamente salvo, senza altri obiettivi e con motivazioni di conseguenza ridotte) in trasferta, la Sampdoria (stessa situazione del Cagliari) in casa, il Torino fuori (oggi è un diretto concorrente per l'Europa League, tra due giornate non si sa) e infine al Tardini il Livorno (i cui stimoli dipenderanno dall'eventualità di potersi ancora giocare la salvezza).
Non è azzardato ipotizzare che il Parma possa raccogliere almeno 7 punti (2 vittorie, 1 pareggio e 1 sconfitta), con proiezione finale a 58. In questo caso il Milan sarebbe costretto a farne almeno 8 (proiezione 59), cioè a pareggiare a Roma e nel derby, a vincere a Bergamo con l'Atalanta e a battere all'ultima giornata a San Siro il Sassuolo, che sarà presumibilmente ancora in lotta per non retrocedere. Se poi il Parma riuscisse a collezionare 8 punti, al Milan sarebbero necessarie 3 vittorie (quindi una tra la Roma e il derby). E se il Parma battesse Cagliari, Sampdoria e Livorno, il Milan dovrebbe vincere una delle due sfide con Roma e Inter e pareggiare come minimo l'altra. Il tutto, dando ovviamente per scontato che una tra Torino, Lazio e Verona, ancora aritmeticamente in corsa a 49 punti, non vinca tutte e 4 le ultime partite, ingarbugliando la situazione. Forse per questo Seedorf si dichiara allergico alle tabelle e dichiara di volere vincere sempre. Tanto sa che il suo destino, esattamente come l'inseguimento all'Europa League, passa attraverso le due prove della verità; venerdì sera a Roma e il 4 maggio nel derby del Meazza. Il resto sono parole: i numeri possono spazzarle via.
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Di sicuro l'euforia per l'insperata occasione di non restare per una stagione fuori dalle coppe europee, come sembrava ormai inevitabile, è taumaturgica: ha perfino congelato la guerra dei nervi tra Galliani e Seedorf. L'amministratore delegato si è concentrato unicamente sull'argomento Eurolega, spingendosi a teorizzare che il sesto posto sia un obbligo per la squadra, anche se si dovesse rivelare antieconomico. La partecipazione al terzo turno preliminare di Europa League (andata il 31 luglio e ritorno il 7 agosto, preludio ai play-off con andata il 21 agosto e ritorno il 28) a fine luglio, imporrebbe in effetti la mancata partecipazione alla tournée negli Usa e la perdita di tre milioni e mezzo di euro assai preziosi. Se ne gioverebbe tuttavia l'immagine, gli sponsor sarebbero contenti, i tifosi pure e il recupero degli introiti, in prospettiva, sarebbe ugualmente garantito a lungo termine.
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Ma il calendario non appare troppo favorevole e le suddette tabelle non sono incoraggianti. Il problema principale, nella corsa al sesto posto, è che il Milan, attualmente appaiato al Parma a 51 punti, è in svantaggio negli scontri diretti (ha perso sia all'andata sia al ritorno) e sarà perciò obbligato a fare almeno un punto in più della squadra di Donadoni. Che non è attesa certo da 4 giornate impossibili: deve affrontare nell'ordine il Cagliari (già praticamente salvo, senza altri obiettivi e con motivazioni di conseguenza ridotte) in trasferta, la Sampdoria (stessa situazione del Cagliari) in casa, il Torino fuori (oggi è un diretto concorrente per l'Europa League, tra due giornate non si sa) e infine al Tardini il Livorno (i cui stimoli dipenderanno dall'eventualità di potersi ancora giocare la salvezza).
Non è azzardato ipotizzare che il Parma possa raccogliere almeno 7 punti (2 vittorie, 1 pareggio e 1 sconfitta), con proiezione finale a 58. In questo caso il Milan sarebbe costretto a farne almeno 8 (proiezione 59), cioè a pareggiare a Roma e nel derby, a vincere a Bergamo con l'Atalanta e a battere all'ultima giornata a San Siro il Sassuolo, che sarà presumibilmente ancora in lotta per non retrocedere. Se poi il Parma riuscisse a collezionare 8 punti, al Milan sarebbero necessarie 3 vittorie (quindi una tra la Roma e il derby). E se il Parma battesse Cagliari, Sampdoria e Livorno, il Milan dovrebbe vincere una delle due sfide con Roma e Inter e pareggiare come minimo l'altra. Il tutto, dando ovviamente per scontato che una tra Torino, Lazio e Verona, ancora aritmeticamente in corsa a 49 punti, non vinca tutte e 4 le ultime partite, ingarbugliando la situazione. Forse per questo Seedorf si dichiara allergico alle tabelle e dichiara di volere vincere sempre. Tanto sa che il suo destino, esattamente come l'inseguimento all'Europa League, passa attraverso le due prove della verità; venerdì sera a Roma e il 4 maggio nel derby del Meazza. Il resto sono parole: i numeri possono spazzarle via.