MILANO - Un dato statistico molto semplice rende l'idea della stagione del Milan, che adesso, per sperare ancora nell'Europa League, deve augurarsi che il Parma inciampi in un calendario non impossibile oppure deve battere in sequenza Inter, Atalanta e Sassuolo, e non è detto che basti. Il dato è che, non appena l'asticella si è alzata un po', il Milan l'ha immancabilmente fatta cadere. Contro le prime tre della classifica del campionato ha sempre perso: due volte con Juventus e Napoli, una con la Roma (pareggiò all'andata sotto la gestione Allegri). In Champions League ha strappato solo un pari in casa (ancora gestione Allegri) col Barcellona non più irresistibile di quest'annata, per poi cadere al Camp Nou, e si è arreso sia all'andata sia al ritorno all'Atletico Madrid (gestione Seedorf). In Coppa Italia, infine, è crollato non appena le partite contavano davvero (prima batosta di Seedorf), davanti all'Udinese, poi subito eliminata a sua volta.
Queste poche statistiche confermano l'evidenza. Il Milan edizione 2013-2014 è una squadra mediocre, incapace di andare oltre i propri limiti. E il settimo posto, ora di nuovo a rischio per il potenziale sorpasso di Torino, Lazio e Verona, non è affatto casuale. Né l'eventuale arrampicata fino al sesto e al preliminare di Europa League potrebbe cambiare la realtà. Data la premessa, diventa un esercizio inutile la gara tra seedorfiani e antiseedorfiani, per stabilire colpe e meriti dell'allenatore neofita, promosso alla panchina da Berlusconi come taumaturgo e presto ripudiato dal suo stesso mentore, che pare sempre più prossimo a fargli pollice verso, per promuovere a giugno Inzaghi dalla Primavera: gli imputa vistose manchevolezze tecniche e tattiche, nonché gli errori nella gestione della squadra, emersi tutti assieme a Roma.
L'esplosione di rabbia di Balotelli e la sempre più palese insofferenza del gruppo degli italiani, per lo più confinato in panchina, sono spie così evidenti del malessere da non potere essere certo ascritte alla fantasia dei molto presunti detrattori di Seedorf per partito preso. Nessuno si è inventato le notizie, tanto meno questo ribollire dello spogliatoio e tanto meno - soprattutto - l'incredulità dell'allenatore per il fatto che la società lo stia lasciando a cuocere a fuoco lento ormai da più di un mese, in balìa dell'incertezza sul futuro. Per la prima volta, dopo essersi tanto a lungo trattenuto in nome della diplomazia e dell'orgoglio, lui stesso non è riuscito a nascondere il disagio e lo ha manifestato in diretta televisiva.
E' ormai un reality show in piena regola: Casa Milan, il GF rossonero. Offre immagini quasi quotidiane dello status di una squadra precaria e di un club in tempesta. Proprio come nel confessionale del Grande Fratello, tutti sfogano il proprio malessere davanti alla telecamera. Ed è il contrappasso, nel regno mediatico di Berlusconi, che tutto ciò accada senza più freni. Balotelli litiga in campo con Taarabt e sceglie poi per la sua sfuriata il confessionale. Dove De Sciglio ammette che potrebbe andarsene. Dove Seedorf viene implacabilmente colto nella sua poco beata solitudine. Dove il volto di Galliani, post-sconfitta all'Olimpico, non è affatto trasfigurato nel classico ghigno d'ira, che di solito accompagna gli 0-2 in trasferta. E dove Berlusconi, nell'anomala campagna elettorale di condannato ai servizi sociali, per ora dice soltanto che la società non è in vendita. Il pubblico dei telespettatori può fare le nomination per buttare questo o quello fuori da Casa Milan. E' tutto molto virtuale, tranne la classifica.
Intanto Barbara Berlusconi ammette, parlando all'Ansa, che la vittoria della Roma è indiscutibile: "Non fa mai piacere perdere ma sportivamente è giusto riconoscere la superiorità tecnica della Roma". L'ad rossonero rivolge i "complimenti alla società giallorossa per aver costruito una squadra con un organico così forte". Barbara Berlusconi ha invece glissato sul futuro dell'allenatore Clarence Seedorf. "No comment - ha tagliato corto - sono valutazioni che non competono a me".
Queste poche statistiche confermano l'evidenza. Il Milan edizione 2013-2014 è una squadra mediocre, incapace di andare oltre i propri limiti. E il settimo posto, ora di nuovo a rischio per il potenziale sorpasso di Torino, Lazio e Verona, non è affatto casuale. Né l'eventuale arrampicata fino al sesto e al preliminare di Europa League potrebbe cambiare la realtà. Data la premessa, diventa un esercizio inutile la gara tra seedorfiani e antiseedorfiani, per stabilire colpe e meriti dell'allenatore neofita, promosso alla panchina da Berlusconi come taumaturgo e presto ripudiato dal suo stesso mentore, che pare sempre più prossimo a fargli pollice verso, per promuovere a giugno Inzaghi dalla Primavera: gli imputa vistose manchevolezze tecniche e tattiche, nonché gli errori nella gestione della squadra, emersi tutti assieme a Roma.
L'esplosione di rabbia di Balotelli e la sempre più palese insofferenza del gruppo degli italiani, per lo più confinato in panchina, sono spie così evidenti del malessere da non potere essere certo ascritte alla fantasia dei molto presunti detrattori di Seedorf per partito preso. Nessuno si è inventato le notizie, tanto meno questo ribollire dello spogliatoio e tanto meno - soprattutto - l'incredulità dell'allenatore per il fatto che la società lo stia lasciando a cuocere a fuoco lento ormai da più di un mese, in balìa dell'incertezza sul futuro. Per la prima volta, dopo essersi tanto a lungo trattenuto in nome della diplomazia e dell'orgoglio, lui stesso non è riuscito a nascondere il disagio e lo ha manifestato in diretta televisiva.
E' ormai un reality show in piena regola: Casa Milan, il GF rossonero. Offre immagini quasi quotidiane dello status di una squadra precaria e di un club in tempesta. Proprio come nel confessionale del Grande Fratello, tutti sfogano il proprio malessere davanti alla telecamera. Ed è il contrappasso, nel regno mediatico di Berlusconi, che tutto ciò accada senza più freni. Balotelli litiga in campo con Taarabt e sceglie poi per la sua sfuriata il confessionale. Dove De Sciglio ammette che potrebbe andarsene. Dove Seedorf viene implacabilmente colto nella sua poco beata solitudine. Dove il volto di Galliani, post-sconfitta all'Olimpico, non è affatto trasfigurato nel classico ghigno d'ira, che di solito accompagna gli 0-2 in trasferta. E dove Berlusconi, nell'anomala campagna elettorale di condannato ai servizi sociali, per ora dice soltanto che la società non è in vendita. Il pubblico dei telespettatori può fare le nomination per buttare questo o quello fuori da Casa Milan. E' tutto molto virtuale, tranne la classifica.
Intanto Barbara Berlusconi ammette, parlando all'Ansa, che la vittoria della Roma è indiscutibile: "Non fa mai piacere perdere ma sportivamente è giusto riconoscere la superiorità tecnica della Roma". L'ad rossonero rivolge i "complimenti alla società giallorossa per aver costruito una squadra con un organico così forte". Barbara Berlusconi ha invece glissato sul futuro dell'allenatore Clarence Seedorf. "No comment - ha tagliato corto - sono valutazioni che non competono a me".