MILANO - In attesa del derby con vista di sbieco sull'Europa League, Seedorf cammina su carboni ardentissimi: anche l'ultima notizia sussurrata tra i corridoi di Milanello - Donadoni in vantaggio su Montella, con Inzaghi al Parma - dà per scontata la sostituzione a giugno dell'allenatore ripudiato da Berlusconi. Una piacevole novella, però, riempie l'anomala vigilia: torna il giovane eroe della scorsa stagione, che ha consumato quasi tutta quella in corso a macerarsi, lontano dal Milan e dalla Nazionale per colpa di una microfrattura al piede sinistro.
El Shaarawy, com'è la cresta, dopo 6 mesi di guai?
"Sempre alta, come dice lo slogan".
Mai ceduto allo sconforto?
"Tanto tempo senza il campo mi ha fatto troppo soffrire: metà anno non è poco. È stata una bella batosta. Ma non mi ha piegato, anzi. Ho recuperato e sono pronto".
Mancano 3 giornate, 2 alla prelista dei 30 per il Mondiale.
"La priorità è tornare col Milan. Poi, è ovvio, il gol mi farebbe ancora più felice. In Nazionale ho vissuto un anno, fino all'infortunio di settembre. Ora il mio obiettivo è di fare vedere a tutti che sto bene, anche a Prandelli. Ho 3 partite per dare il massimo. La speranza è l'ultima a morire. Quando il ct mi ha convocato per i test medico-atletici, due settimane fa, è stata una cosa bellissima, un grande segno di stima: non avevo ancora rigiocato con la Primavera".
Gli dia una ragione per portarla il Brasile.
"Mi conosce, sa cosa posso dargli. Farò il possibile, in questo poco tempo".
A nemmeno 22 anni, in piena ascesa, la caduta: un'ingiustizia?
"Una grande sfortuna. Secondo la casistica il mio infortunio, il 75% delle volte, si risolve con la terapia conservativa. Io l'ho fatta per 3 mesi. Solo che facevo parte del 25% di scalognati: alla terza partita la microfrattura si è riaperta. Operazione e altri 3 mesi di stop. In pratica ho perso 3 mesi, ma non è colpa di nessuno".
Si consoli: più o meno alla sua età lo stesso infortunio capitò a Inzaghi.
"Me l'ha detto. A lui, vista la carriera, ha portato bene".
Capodanno con le stampelle e poi a fissare il gesso e le cicatrici, in famiglia con mamma, papà e suo fratello-amico-procuratore: quale Faraone ritroveremo?
"Più forte. Più maturo. Più deciso nelle scelte. È stata un'esperienza brutta, che mi è servita. Mi sono capito di più. Ho avuto il tempo di pensare, di apprezzare anche i momenti duri. Il peggiore è stato con l'Ajax: ho tirato, ho appoggiato il piede e ho capito che mi ero rifatto male. Il migliore è stato il ritorno a Milanello. Non l'unico".
Altri?
"Per 3 settimane non potevo camminare, il dolore era fortissimo. Manuel e Aurel, due miei grandi amici di Savona, non mi hanno mai lasciato un istante da solo. Perin e Balotelli sono venuti a casa, mi ha fatto tanto piacere. Dovevo accontentarmi di guardare in tivù lo snooker, la mia specialità del biliardo preferita".
L'anno scorso i colpi da biliardo li faceva col pallone.
"Ci ho ripensato spesso e mi ha aiutato molto. Voglio tornare a fare sognare i tifosi e a restituire l'affetto ricevuto anche sui social network".
Non c'è stato solo quello: su di lei sono girate le voci più incredibili.
"Lo so, eppure i tempi dell'assenza sono chiarissimi: 3 mesi di terapia conservativa più 3 di recupero, dopo l'operazione. Ho lavorato duro. Ma è l'altra faccia della popolarità: ci sono anche le cattiverie, che fanno male".
Si aspetta di giocare il derby?
"Lo spero. Non ho ancora la condizione per 90', ma per almeno 20'-30' sì".
Quattro giudizi in sintesi: Balotelli, Seedorf, Inzaghi, il campionato.
"Mario è un buono e un campione: andrebbe lasciato un po' in pace. Seedorf con me era un motivatore già da compagno: da mister mi ha spronato a non forzare i tempi, perché le mie qualità tecniche restano. Inzaghi anche da allenatore della Primavera è un bel martello. E noi dobbiamo cercare l'Europa League".
Ma è vero che lei, innamorato del Milan, potrebbe andarsene?
"Sapete bene come la penso...".
El Shaarawy, com'è la cresta, dopo 6 mesi di guai?
"Sempre alta, come dice lo slogan".
Mai ceduto allo sconforto?
"Tanto tempo senza il campo mi ha fatto troppo soffrire: metà anno non è poco. È stata una bella batosta. Ma non mi ha piegato, anzi. Ho recuperato e sono pronto".
Mancano 3 giornate, 2 alla prelista dei 30 per il Mondiale.
"La priorità è tornare col Milan. Poi, è ovvio, il gol mi farebbe ancora più felice. In Nazionale ho vissuto un anno, fino all'infortunio di settembre. Ora il mio obiettivo è di fare vedere a tutti che sto bene, anche a Prandelli. Ho 3 partite per dare il massimo. La speranza è l'ultima a morire. Quando il ct mi ha convocato per i test medico-atletici, due settimane fa, è stata una cosa bellissima, un grande segno di stima: non avevo ancora rigiocato con la Primavera".
Gli dia una ragione per portarla il Brasile.
"Mi conosce, sa cosa posso dargli. Farò il possibile, in questo poco tempo".
A nemmeno 22 anni, in piena ascesa, la caduta: un'ingiustizia?
"Una grande sfortuna. Secondo la casistica il mio infortunio, il 75% delle volte, si risolve con la terapia conservativa. Io l'ho fatta per 3 mesi. Solo che facevo parte del 25% di scalognati: alla terza partita la microfrattura si è riaperta. Operazione e altri 3 mesi di stop. In pratica ho perso 3 mesi, ma non è colpa di nessuno".
Si consoli: più o meno alla sua età lo stesso infortunio capitò a Inzaghi.
"Me l'ha detto. A lui, vista la carriera, ha portato bene".
Capodanno con le stampelle e poi a fissare il gesso e le cicatrici, in famiglia con mamma, papà e suo fratello-amico-procuratore: quale Faraone ritroveremo?
"Più forte. Più maturo. Più deciso nelle scelte. È stata un'esperienza brutta, che mi è servita. Mi sono capito di più. Ho avuto il tempo di pensare, di apprezzare anche i momenti duri. Il peggiore è stato con l'Ajax: ho tirato, ho appoggiato il piede e ho capito che mi ero rifatto male. Il migliore è stato il ritorno a Milanello. Non l'unico".
Altri?
"Per 3 settimane non potevo camminare, il dolore era fortissimo. Manuel e Aurel, due miei grandi amici di Savona, non mi hanno mai lasciato un istante da solo. Perin e Balotelli sono venuti a casa, mi ha fatto tanto piacere. Dovevo accontentarmi di guardare in tivù lo snooker, la mia specialità del biliardo preferita".
L'anno scorso i colpi da biliardo li faceva col pallone.
"Ci ho ripensato spesso e mi ha aiutato molto. Voglio tornare a fare sognare i tifosi e a restituire l'affetto ricevuto anche sui social network".
Non c'è stato solo quello: su di lei sono girate le voci più incredibili.
"Lo so, eppure i tempi dell'assenza sono chiarissimi: 3 mesi di terapia conservativa più 3 di recupero, dopo l'operazione. Ho lavorato duro. Ma è l'altra faccia della popolarità: ci sono anche le cattiverie, che fanno male".
Si aspetta di giocare il derby?
"Lo spero. Non ho ancora la condizione per 90', ma per almeno 20'-30' sì".
Quattro giudizi in sintesi: Balotelli, Seedorf, Inzaghi, il campionato.
"Mario è un buono e un campione: andrebbe lasciato un po' in pace. Seedorf con me era un motivatore già da compagno: da mister mi ha spronato a non forzare i tempi, perché le mie qualità tecniche restano. Inzaghi anche da allenatore della Primavera è un bel martello. E noi dobbiamo cercare l'Europa League".
Ma è vero che lei, innamorato del Milan, potrebbe andarsene?
"Sapete bene come la penso...".