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"Il closing si farà, non è un riciclaggio di Berlusconi"

Yonghong Li, presidente della cordata Sino Europe, parla per la prima volta dopo la firma del contratto preliminare firmato nell'agosto scorso. Spiega perché il closing è stato rinviato al 3 marzo: "Aspettiamo le autorizzazioni per l'espatrio dei capitali". E nega che i soldi siano dell'ex cavaliere

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MILANO - Sostiene che l'accordo per la vendita del Milan si farà. E che il closing è stato rinviato al prossimo 3 marzo solo a causa "delle nuove regole per gli investimenti all'estero" da parte del governo cinese. Ribadisce che i nomi degli investitori non possono essere rivelati prima del closing per "non complicare" l'iter autorizzativo. Ma assicura i tifosi sul fatto che sono già stati raccolti "una quantità di capitali superiore all'importo dell'investimento". Peccato, però, che non potranno essere usati per la campagna acquisti invernale: "Dovrà essere e saldo zero".

Per la prima volta dopo il contratto preliminare firmato ad agosto, Yongyong Li rompe la grande muraglia del silenzio. E accetta di parlare dell'operazione che vedrà la Fininvest di Silvio Berlusconi vendere il 99,9% del Milan ai nuovi proprietari cinesi. Il capo della cordata guidata dal fondo di investimento Sino Europe di cui è presidente, più che altro scrive: avendo concordato con l'agenzia Ansa una intervista in cui ha risposto via email alle domande arrivate dall'Italia, ma senza possibilità di contradditorio.

Ai tanti dubbi sollevati da una trattativa che pare non avere mai fine, il finanziere cinese oppone solo qualche certezza. Per il resto, a cominciare dall'identità dei compagni di avventura, bisognerà attendere quando finalmente arriverà il via libera per l'espatrio dei soldi. Nulla si dice nell'intervista sulla parte sportiva, sulla conferma di allenatore e giocatori, sulla conferma del progetto o sul rinnovo del contratti a cominciare da quello di Gigi Donnarumma. Se non un generico "ogni operazione dovrà essere approvata da Sino Europe".

Sul rinvio della vendita da parte di Fininvest già fissata per il 13 dicembre, Yongyong Li spiega come è cambiato l'atteggiamento da parte delle autorità di Pechino che "ha annunciato nuove misure di controllo nei confronti degli investimenti verso l'estero, e questo riguarda anche le operazioni annunciate prima che tale accordo fosse reso pubblico, come nel caso dell'acquisizione del Milan da parte di Sino Europe". Il che è corretto perchè sono entrate in vigore dopo l'estate.

Sul nome dei soci del fondo, il capocordata è stato categorico nell'opporre un muro di riservatezza. Così giustificandolo: "Purtroppo, non potremo dare ulteriori informazioni su questo tema fino al closing e ciò anche in considerazione che tale disclosure anticipata potrebbe complicare il già delicato processo per l'ottenimento delle autorizzazioni necessarie al completamento dell'operazione stessa. Inoltre, SES ha assunto obblighi di confidenzialità nei confronti di molti degli investitori e l'impegno di alcuni di essi è subordinato all'ottenimento delle autorizzazioni governative".

Yongyong Li risponde anche alla domande delle domande: l'origine dei fondi e la possibilità che in tutto o in parte siano attribuibili a Silvio Berlusconi: "Si tratta di una notizia completamente infondata. Il riciclaggio di denaro è un crimine perseguito penalmente sia in Italia che in Cina. L'operazione sul Milan e' effettuata con capitali di investitori cinesi (fosse altrimenti, peraltro, non avremmo tutti i problemi di autorizzazioni che ci stanno rallentando) ed è totalmente conforme alle leggi locali e internazionali".

In verità, Yongyong Li cade in una contraddizione, che ha implicazioni sul mercato di gennaio. Laddove conferma che "secondo l'accordo le perdite registrate dal Milan a partire da luglio facciano carico a Sino Europe". In altre parole: se i cinesi si devono accollare tutto quello che è accaduto e accadrà fino al closing, perché non possono anche accollarsi le spese per il mercato di gennaio? Non a caso nei giorni scorsi, era emersa una indiscrezione secondo cui Sino Europe avrebbe offerto al Milan la possibilità di finanziare la campagma acquisto, ma Fininvest non avrebbe voluto.
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