MILANO - E' stato un derby paradossale per il Milan: la miglior prestazione stagionale contro una squadra di prima fascia (nel secondo tempo) e la beffa della sconfitta nel finale dopo un doppio aggancio all'Inter. Alla fine resta la terza sconfitta consecutiva in Serie A con una classifica preoccupante: 9° posto a pari merito col Chievo e una distanza di 7 punti dalla zona Champions. E rimane anche la consapevolezza che le giocate migliori sono arrivate grazie ai giocatori leader sul campo nella scorsa annata. Il primo pareggio è stato firmato da Suso, il secondo è stato propiziato da Bonaventura che è stato forse il migliore in campo dei rossoneri. Senza dimenticare la scossa data al derby milanista dall'ingresso di Cutrone, ragazzo del settore giovanile.
NUOVI IN SECONDO PIANO - Hanno fatto quasi tutto i protagonisti della "vecchia guardia". In secondo piano i nuovi acquisti del faraonico mercato da 240 milioni di euro: Musacchio travolto, Bonucci ancora in ritardo, Rodriguez ingenuo sul rigore decisivo, Biglia insolitamente impreciso in mezzo al campo, Kessie sotto tono, André Silva poco chirurgico. Il più positivo dei "nuovi" curiosamente è stato Borini, costretto ad adattarsi velocemente a un ruolo non suo. Una situazione che fotografa alla perfezione il sentiero stretto nel quale si deve muovere Montella, confermato dalla società consapevole che l'innesto così numeroso di nuovi acquisti ha innescato un percorso non rapidissimo. Dopo la sfuriata di Marassi, l'ad rossonero sembra più conciliante. Anche se ogni dichiarazione di Fassone e Mirabelli, su questo punto, gioca sull'equilibrio tra tempo concesso e necessità di ottenere risultati per non vedere svanire troppo presto l'obiettivo Champions. Risulta difficile mantenere una posizione troppo attendista dopo aver condotto un mercato da nababbi.
QUADRATURA DA RITROVARE - Emblematica la situazione di Bonaventura e Suso, fuori dal primo minuto con la Roma, titolari nel derby. Proprio l'ex atalantino analizza in modo sincero questo processo di cambiamento del Milan: "L'anno scorso giocavano in un'altra maniera - dice il numero 5 a fine partita - avevamo trovato la quadratura. Giocare a lungo con il 4-3-3 senza cambiare mai ci ha dato vantaggi importanti. Chi c'era nella scorsa stagione capisce meglio dove può giocare anche nel caso in cui si deve adattare a una posizione non sua. E' difficile mettersi nei panni di Montella". E' la sintesi perfetta di questo laboratorio milanista che deve ammortizzare tecnicamente 240 milioni che, in questo momento, sono fonte di problemi più che garanzia di soluzioni.
MOLTO PIÙ DEL BARÇA - Il Milan intanto deve giocare una partita non meno delicata, quella dell'equilibrio dei conti e del tentativo di ottenere ricavi commerciali dal mercato cinese. Sul fronte dell'Estremo Oriente il club rossonero ha formulato previsioni molto alte, a partire da 90 milioni all'anno. Senza citare direttamente il Milan, Francesco Calvo, direttore commerciale del Barcellona, oggi a Milano alla conferenza annuale del 'Forum Sport & Business del Sole 24 Ore', fa capire che si tratta di stime elevatissime: "Ognuno ha fatto i suoi calcoli. Il Barcellona ricava decisamente meno rispetto alle cifre che alcune società italiane aspirano a ricavare dal mercato cinese. Noi ricaviamo il 15% di quelle cifre (significa circa 13 milioni, ndr) . E' un mercato particolare, molto orientato al suo interno. Sono presenti Barcellona, Real e Manchester United. Il numero di squadre che possono entrare in Cina è molto limitato, non dico che siamo i migliori ma siamo presenti da quattro anni con il nostro ufficio a Hong Kong".
NUOVI IN SECONDO PIANO - Hanno fatto quasi tutto i protagonisti della "vecchia guardia". In secondo piano i nuovi acquisti del faraonico mercato da 240 milioni di euro: Musacchio travolto, Bonucci ancora in ritardo, Rodriguez ingenuo sul rigore decisivo, Biglia insolitamente impreciso in mezzo al campo, Kessie sotto tono, André Silva poco chirurgico. Il più positivo dei "nuovi" curiosamente è stato Borini, costretto ad adattarsi velocemente a un ruolo non suo. Una situazione che fotografa alla perfezione il sentiero stretto nel quale si deve muovere Montella, confermato dalla società consapevole che l'innesto così numeroso di nuovi acquisti ha innescato un percorso non rapidissimo. Dopo la sfuriata di Marassi, l'ad rossonero sembra più conciliante. Anche se ogni dichiarazione di Fassone e Mirabelli, su questo punto, gioca sull'equilibrio tra tempo concesso e necessità di ottenere risultati per non vedere svanire troppo presto l'obiettivo Champions. Risulta difficile mantenere una posizione troppo attendista dopo aver condotto un mercato da nababbi.
QUADRATURA DA RITROVARE - Emblematica la situazione di Bonaventura e Suso, fuori dal primo minuto con la Roma, titolari nel derby. Proprio l'ex atalantino analizza in modo sincero questo processo di cambiamento del Milan: "L'anno scorso giocavano in un'altra maniera - dice il numero 5 a fine partita - avevamo trovato la quadratura. Giocare a lungo con il 4-3-3 senza cambiare mai ci ha dato vantaggi importanti. Chi c'era nella scorsa stagione capisce meglio dove può giocare anche nel caso in cui si deve adattare a una posizione non sua. E' difficile mettersi nei panni di Montella". E' la sintesi perfetta di questo laboratorio milanista che deve ammortizzare tecnicamente 240 milioni che, in questo momento, sono fonte di problemi più che garanzia di soluzioni.
MOLTO PIÙ DEL BARÇA - Il Milan intanto deve giocare una partita non meno delicata, quella dell'equilibrio dei conti e del tentativo di ottenere ricavi commerciali dal mercato cinese. Sul fronte dell'Estremo Oriente il club rossonero ha formulato previsioni molto alte, a partire da 90 milioni all'anno. Senza citare direttamente il Milan, Francesco Calvo, direttore commerciale del Barcellona, oggi a Milano alla conferenza annuale del 'Forum Sport & Business del Sole 24 Ore', fa capire che si tratta di stime elevatissime: "Ognuno ha fatto i suoi calcoli. Il Barcellona ricava decisamente meno rispetto alle cifre che alcune società italiane aspirano a ricavare dal mercato cinese. Noi ricaviamo il 15% di quelle cifre (significa circa 13 milioni, ndr) . E' un mercato particolare, molto orientato al suo interno. Sono presenti Barcellona, Real e Manchester United. Il numero di squadre che possono entrare in Cina è molto limitato, non dico che siamo i migliori ma siamo presenti da quattro anni con il nostro ufficio a Hong Kong".