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Milan, la sconfitta di Rijeka alimenta i dubbi: Gattuso valuta il ritorno al 4-3-3

Gennaro Gattuso (lapresse)
Il neo-allenatore rossonero potrebbe tornare al modulo praticato da Montella nella scorsa stagione e all'inizio di questa, prima di virare alla difesa a tre. Inoltre, il club di Via Aldo Rossi capirà nelle prossime settimane (magari già prima di Natale) se il fondo americano Highbridge darà il via libera al rifinanziamento del debito: la decisione favorevole non è scontata
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MILANO - Il Milan ha chiuso la partita di Rijeka con il 4-4-2. Un finale che potrebbe essere il preludio a un cambio di modulo da parte di Gattuso. Il neo-allenatore rossonero potrebbe tornare al 4-3-3 praticato da Montella nella scorsa stagione e all'inizio di questa, prima di virare alla difesa a tre, caldeggiata anche dal club.

SENZA CERTEZZE - Al momento il ritorno al 4-3-3 è solo una possibilità, ma dà l'idea della difficoltà di gestire questa annata carica di delusioni. A conti fatti nemmeno il girone di Europa League, chiuso in vetta, rappresenta un'iniezione di fiducia per i rossoneri che, Austria Vienna, a parte hanno battuto solo il Rijeka all'andata al fotofinish, rimediando due pareggi con l'Aek Atene e una sconfitta con i croati in trasferta. Troppo poco in un gruppo senza corazzate.

LA RISPOSTA DEL FONDO - Fuori dal campo la situazione è ancora peggiore. Prima del settlement agreement di maggio con la Uefa - appuntamento quasi scontato alla luce della probabile bocciatura del voluntary agreement da parte del financial body di Nyon che si è riunito oggi per le ultime valutazioni sul dossier rossonero - il club di Via Aldo Rossi capirà nelle prossime settimane (magari già prima di Natale) se il fondo americano Highbridge darà il via libera al rifinanziamento del debito. La decisione favorevole non è scontata. Di fronte a un esito negativo Yonghong Li sarebbe chiamato a intervenire in prima persona in modo significativo. In ogni caso si tratterebbe di un altro impegno con un fondo a interessi non certo bassi e per una somma ancora più alta rispetto a Elliott.

COSTO IN AUMENTO - Questa situazione debitoria in aumento complica le trattative con potenziali nuovi acquirenti. In questo momento, considerata la necessità di rilevare i debiti con gli interessi e di remunerare in qualche modo il proprietario (Yonghong Li o il fondo Elliott in caso di esercizio del pegno) il Milan potrebbe avere un costo di circa 600 milioni. Una cifra molto elevata che oltretutto non garantirebbe al nuovo proprietario un margine di manovra illimitato, considerate le sanzioni Uefa del fairplay finanziario, legate al settlement agreement che limita i margini di manovra sul mercato.

TENTATIVO IGNORATO - Intanto emerge un retroscena relativo alla fase della trattativa per la cessione del club. Nei giorni del primo rinvio del closing a novembre/dicembre 2016 il fondo GSR di Sonny Wu - il componente della cordata più visibile dal punto di vista finanziario e imprenditoriale al quale però era stato preferito Yonghong Li ad agosto 2016 - avrebbe ribadito in modo ufficiale il proprio interesse all'acquisto del Milan. Una manifestazione di volontà che avrebbe potuto essere valutata da Berlusconi e Fininvest visto che Yonghong Li aveva già evidenziato le sue difficoltà: dopo il versamento della prima caparra non era riuscito a trovare la somma necessaria a chiudere l'acquisto entro fine 2016, come previsto dal preliminare. Il venditore avrebbe potuto trattenere la caparra e procedere con un compratore del quale era chiaramente più facile rintracciare informazioni sicure. Ma così non è stato.

SODDISFATTI DAI VERSAMENTI - In questi mesi, di fronte alle perplessità sulla figura di Yonghong Li, Berlusconi e Fininvest hanno sempre replicato ricordando che il proprietario del Milan ha finora sempre onorato i suoi impegni finanziari e per lui hanno garantito anche gli advisor coinvolti nell'operazione a partire da Rotschild.
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