Sport

Milan, Gattuso: "Con la Samp gara complessa, non possiamo sbagliare"

Il tecnico parla delle insidie blucerchiate: "Giampaolo è un professore. Quando l'ho sentito parlare, cinque anni fa a Coverciano mi ha affascinato. In questi anni ho fatto qualche 'copia e incolla' dalle sue idee"

3 minuti di lettura
MILANO - Dopo aver messo in cassaforte il passaggi agli ottavi di Europa League, il Milan inizia il ciclo di impegni in campionato con alcune delle squadre che precedono in classifica: nelle prossime tre giornate sono in programma le sfide con  Sampdoria, Roma e Inter. Si parte domani sera con i blucerchiati a San Siro.

Gattuso, sarà una partita molto complessa.
"Si, noi non possiamo sbagliare, loro si perché hanno tre punti in più in classifica. La Sampdoria è una squadra che non ti perdona. Ci può mettere in difficoltà. E Giampaolo è un professore. Quando l'ho sentito parlare, cinque anni fa a Coverciano mi ha affascinato. In questi anni ho fatto qualche 'copia e incollà dalle sue idee".
Ora la squadra tornerà a giocare ogni tre giorni: serve un altro salto di qualità?
"Non vado alla ricerca di scuse. Non voglio sentire parlare di stanchezza. La stanchezza parte dalla testa. Per questo non ero contento dei primi 20 minuti con il Ludogorets. Abbiamo giocato con il freno a mano tirato. Non possiamo permetterci di giocare timorosi. Ma sono contento di non avere preso gol. Vuol dire che stiamo imparando a soffrire".
A proposito, il Milan è la squadra che subisce meno gol nei primi 15 minuti.
"Dovete sperare che domani non prendiamo gol all'inizio - scherza Gattuso - quando i miei collaboratori, mi danno le statistiche faccio finta di non guardarle e le strappo subito per scaramanzia. Preferisco analizzare la prestazione".
Quanto conterà la spinta del pubblico?
"I tifosi bisogna trascinarli con la voglia, la prestazione e il grande senso di appartenenza. Giocare a San Siro è difficile, ma quando ci sono 50.000 persone che spingono aiuta. Non conta il numero ma conta che chi viene allo stadio ci metta passione. Dobbiamo essere bravi nel far tornare subito l'entusiasmo a chi viene allo stadio".
Contento dei segnali di pace tra Donnarumma e ultrà andati in scena in Bulgaria?
"Era un gesto che mi aspettavo da un po' di tempo. Forse è stato facilitato dalla tribuna bassa dello stadio di Razgrad. Ha bisogno di fiducia e affetto. Non quantifichiamo per quello che guadagna. Lo sappiamo tutti che guadagna tanto. Ma resta un ragazzo giovane".
L'altro baby fenomeno Cutrone sembra inarrestabile.
"Con Cutrone dobbiamo stare tutti più tranquilli. Non cominciamo a fare paragoni illustri o a parlare di Nazionale. Deve crescere, ci sono tanti esempi negli ultimi 30 anni. Deve volare basso e lavorare. Lavorare, lavorare, lavorare... Riposare, riposare, riposare... Spero che si trovi una bella fidanzata così resta più tempo a casa. E pensa solo a lavorare e fare l'amore".
Domani mancherà Kessié squalificato: con chi pensa di sostituirlo?
"Montolivo ti dà esperienza, Locatelli ti dà freschezza. Ma tutti dovranno dare l'1% o il 2% in più per sostituire Kessié perché non abbiamo in rosa un altro con le sue caratteristiche".
Bonucci è in crescita.
"Leo è un campione. Un campione è tale perché si allena a mille all'ora. E' sempre puntuale, rompe le scatole e fa tutto con veemenza e professionalità. Il Milan ha bisogno di questo. Di gente che vive il calcio a 360 gradi".
E' contento delle voci sempre più insistenti sulla sua conferma alla guida del Milan anche nella prossima stagione e anche sull'interesse di club esteri?
"Per me c'è solo Milan-Sampdoria. Poi posso andare anche ai giovanissimi della Gallaratese. Vivo questo incarico con responsabilità. La priorità è restare qui più a lungo possibile. Posso aspettare fino al 31 agosto. Sono mancato per cinque anni da Milanello e voglio restarci. Ho fatto tutto con umiltà e voglia. Se non ci fosse stato Mirabelli, non avrei accettato. Mi ha fatto venti telefonate al giorno e ci siamo incontrati sei o sette volte".
Vale di più essere stato scelto da dirigenti che non l'hanno conosciuta al Milan da calciatore?
"Ma qui c'è ancora gente che mi conosce da quegli anni. E quando ho smesso cinque anni fa avrei potuto restare. Galliani per settimane chiamava me e mia moglie per chiedermi di restare e entrare nello staff di Allegri o accettare la Primavera. Ma io sentivo di dovere fare altre esperienza. All'Ofi Creta lo sanno tutti ormai che ho dato una mano ai ragazzi in squadra della Nigeria e della Costa d'Avorio per prendere il biglietto aereo per tornare a casa e fare un regalo alle famiglie. Tutto il resto non mi interessa. Quando giocavo mi dicevano che non potevo stare nel Milan. E non mi risulta che puoi fare l'allenatore se non sai nulla. Ma il problema è che non si deve pagare per aprire la bocca".
I commenti dei lettori