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Milan, ecco il piano di Fassone per rifinanziare il club. Ma l'Uefa è severa e non farà sconti

Marco Fassone e Han Li 
L'ad rossonero pensa di chiudere il rifinanziamento presentando entro aprile accordi già vincolanti. Condizione essenziale sarà dimostrare la solidità della proprietà cinese. Il Milan è convinto che, in questo modo, la sanzione sarà simile a quella che ha colpito l'Inter: per potere ingaggiare nuovi giocatori dovrà prima vendere: Donnarumma e Suso profumano di plusvalenza
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MILANO - Viste le difficoltà di trovare una banca o un fondo che accetti di rifinanziare sia il debito del Milan sia quello del suo proprietario ufficiale, Han Li, le due strade si dividono. L'ad Fassone ha intenzione di costituire una media company, una società controllata dall'Ac Milan, che gestisca i diritti televisivi, di immagine e le sponsorizzazioni (sul modello di quanto già fatto da Inter e Roma). La spiegazione tecnica è che, con costi ridotti, porterebbe grandi utili al Milan (soprattutto con il ritorno in Champions League).

Comporta infatti due vantaggi economici: un dividendo per le casse della società (e non per il suo proprietario) e ampi margini per ottenere finanziamenti aggiuntivi, visto che si tratta di incassi certi (sponsor) o prevedibili (abbonamenti, incassi, diritti tv). È escluso, invece, che i dividendi servano a ridurre il debito della controllante Milan Lux, in pratica i debiti contratti da Li con il fondo Elliott per acquistare il Milan da Fininvest. Sarebbe stato clamoroso se gli incassi del Milan fossero serviti per ripianare il debito del proprietario.

I CONTI DEL MILAN - Viene confermata l'idea di spesare la campagna acquisti sul bilancio dell'anno prossimo, che sarà così in forte perdita: 140-150 milioni. A limitare l'impatto, i ricavi maggiori del previsto per l'Europa League: ci sono 3 milioni in più dai preliminari, grazie agli incassi a San Siro. Arrivando fino in fondo, si può toccare quota 20 milioni, vincendo addirittura quota 25. Fassone si era tenuto prudente: non ne aveva previsti nemmeno una decina, cifra che sarà superata con il prossimo turno (gli ottavi di finale) di fatto già ipotecato. Invece l'accordo quinquennale raggiunto con Puma porterà (12 milioni l'anno) gli stessi incassi di Adidas (19,6) soltanto a una condizione, difficile dato il trend sul mercato: il significativo incremento la vendita di magliette e materiale sportivo, in calo dal 2013.

MILAN POCO CINESE - Non ci si potrà aspettare molto, per ora, da Milan China: l'operazione ha subito ritardi burocratici e nell'assunzione di personale: manca ancora un direttore commerciale e non è escluso che venga inserita un'altra figura. In sostanza, c'è un forte ritardo sui piani previsti: è di almeno 6 mesi. Finora il Milan ha chiuso solo tre contratti, per un valore complessivo di 1,5 milioni di euro. Davvero poco, date le stime iniziali di introiti di decine di milioni.

IL RAPPORTO CON ELLIOTT - Rimane l'incognita di come Li restituirà la sua parte di debito con il fondo americano. Ricordiamo che, al momento, i 303 milioni avuti in prestiti sono così divisi: 123 milioni (l'ultima versione del club è di 130) in capo al Milan e 180 in capo alla controllante lussemburghese. Per il Milan Fassone non avrà problemi a trovare un nuovo finanziatore, anzi conta di trovarne molti di più: la banca d'affari americana Merrill Lynch, che fa da consulente all'operazione, sta sottoponendo il dossier Milan a decine di fondi d investimento. L'idea è quella di un crowdfunding altamente qualificato: tanti investitori con tante piccole quote, i quali "comprano" il prodotto Milan e la sua capacità di aumentare i ricavi grazie al progetto che lo riporterà ai vertici europei.

QUANTO VALE IL MILAN? - Rimane invece un mistero come Li onorerà la sua parte di debito entro la scadenza di ottobre: a quanto pare, non avrebbe intenzione di vendere, al massimo di trovare un socio cui cedere una quota di minoranza. Questo perché ritiene ancora valido il progetto di quotazione in Borsa nel giro di qualche anno, non appena il Milan tornerà ai vertici europei. Quando l'advisor era il fondo Highbridge, aveva commissionato una valutazione del valore del club da una società americana, Inner Circle Sports (la stessa che portò Joe Tacopina a comprare il Bologna), secondo cui il Milan vale quasi un miliardo: 150 milioni in più di quanto pagato l'anno scorso, perché ha meno debiti e una rosa ampiamente rivalutata. Ma sono cifre tutte da dimostrare: il progetto di quotazione è aleatorio e in ogni caso basato su cifre che dovrà poi essere il mercato a dire quanto siano realistiche. Rimane la scadenza di ottobre, molto più concreta e vicina nel tempo. Nel caso Li non riesca a restituire il prestito, Elliott diventerà proprietario del club, anche se gli accordi prevedono che dalla successiva vendita del Milan Elliott si terrà "soltanto" 370 milioni (il prestito più gli interessi), mentre la parte eccedente verrebbe girata a Li.

IL CONTENZIOSO CON L'UEFA - Fassone pensa di chiudere il rifinanziamento incassando i soldi a maggio, ma presentando entro aprile all'Uefa accordi già vincolanti. La commissione di Nyon è particolarmente severa, come è già emerso dalla bocciatura del voluntary agreement di dicembre. Il problema sarà di avere anche un piano di rifinanziamento dei debiti di Li, visto che l'Uefa ritiene una condizione essenziale per un accordo il poter dimostrare la solidità economica della proprietà cinese. Il Milan è convinto che, in questo modo, la sanzione non sarà dissimile da quella che ha colpito l'Inter: per potere ingaggiare nuovi giocatori (visto che la società è di 200 milioni sotto i parametri Uefa nell'ultimo triennio, per potersi considerare in linea con il fair-play finanziario) dovrà prima di tutto vendere. Gli indizi "finanziari" portano a Donnarumma e a Suso, visto che in caso di cessione sarebbe tutta plusvalenza. Ma il calcio ha anche una componente non finanziaria: ci sono valutazioni tecniche e di gruppo talvolta prevalenti.

QUESTIONE STADIO - Il Milan sta valutando sia l'opportunità di rimanere a San Siro, sia di costruire uno nuovo stadio di proprietà. Sia l'Inter sia il Comune stanno mettendo fretta, per conoscere le intenzioni del Milan, che però è blindato da un contratto di affitto appena rinnovato. Estrometterlo da San Siro è impossibile: occorre trovare un accordo per la cogestione (i due club hanno visione discordanti sulla ristrutturazione stessa). Prima, però, servono nuovi investimenti. E fino a quando non avrà la certezza del rifinanziamento, il Milan è costretto a prendere tempo.
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