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La rivoluzione semplice di Gattuso, così il Milan è tornato a volare

Gennaro Gattuso (lapresse)
In tre mesi il tecnico ha cambiato volto alla stagione rossonera. I numeri (12 risultati utili di fila) raccontano di una squadra tornata in corsa per un posto Champions: ''Calma, non abbiamo ancora fatto nulla''
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ROMA - La vittoria contro la Roma all'Olimpico era un ricordo molto dolce per Gattuso: più di 14 anni fa, il 6 gennaio 2004, da calciatore del grande Milan di Ancelotti vinse contro Totti & C e quel 2-1 (doppietta di Shevchenko, in mezzo il gol di Cassano) segnò il vero inizio della corsa verso il penultimo scudetto rossonero, nonché l'epifania di una squadra irresistibile. Ora l'ex mediano, nel nuovo ruolo di demiurgo di un Milan da ricostruire, ha un altro magnifico ricordo romano da custodire: questo 2-0 non può preludere alla rincorsa verso uno scudetto impossibile da raggiungere e la stessa rimonta per la qualificazione alla Champions resta complicata, ma l'epifania personale del mister che il 28 novembre 2017 sostituì Montella in mezzo allo scetticismo si è pienamente realizzata proprio contro la Roma, sotto gli occhi di Totti in tribuna, diviso tra la delusione per la sconfitta e l'ammirazione per l'amico.

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Ora la vigilia del ritorno della semifinale di Coppa Italia con la Lazio segna un'altra data importante per Gattuso: da tre mesi esatti è l'allenatore del Milan. Di solito non è un lasso di tempo sufficiente per cambiare volto a una squadra, invece a lui è riuscita l'impresa di plasmarla già secondo i canoni di quando era un campione proprio del ciclo di Ancelotti: è un Milan dalla difesa compatta, dal gioco fluido, dal senso del gruppo evidente. La risalita in classifica è una conseguenza logica: il quarto posto della zona Champions, occupato dall'Inter, è a 7 punti, il terzo della Lazio a  8. La finale di Coppa Italia, dopo lo 0-0 dell'andata a San Siro, è un obiettivo plausibile: si parte alla pari e non è un modo di dire. Anche in Europa League il duello degli ottavi di finale con l'Arsenal, difficile quanto stimolante, non è affatto scontato. Insomma, tutto è ancora possibile, eppure il 28 novembre, quando Montella venne ufficialmente destituito, il massimo traguardo alla portata del Milan sembrava un piazzamento per entrare nella prossima Europa League soltanto dalla porta degli spareggi preliminari.

Tutto è possibile, anche una grande delusione, se ci si deconcentra e ci si adagia sugli allori: è la ragione per la quale Gattuso riporta alla realtà l'intero universo Milan, a partire da squadra e tifosi: "Calma, non abbiamo ancora fatto niente. Voliamo bassi". Non è esattamente così e lo raccontano i numeri: 12 risultati utili consecutivi, ultime 5 partite senza gol subiti, 23 gol su azione, sui 26 segnati dal suo arrivo in panchina, una media di 6-7 ialiani sempre in campo, Cutrone e Calabria esplosi a costo zero. "Ma non mi va di parlare di giovani: troppi se ne sono bruciati". E' un modo per ricordare che nessuno deve montarsi la testa, credendosi un fuoriclasse prima di avere meritato l'etichetta.

E i più a rischio sono proprio i due giovani prodigio. Però hanno un esempio quotidiano davanti agli occhi, per evitare scivoloni: lui, l'allenatore che non si monta la testa, anche se pensare a un altro al suo posto sulla panchina del Milan nella prossima stagione diventa ormai un esercizio spericolato: "Non firmo adesso per scaramanzia, sono un terrone". Un terrone lumbard, come disse il giorno della presentazione. Un terrone di Milanello, sempre più casa sua.   

 

 
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