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Milan, Gattuso: ''Derby da vincere per credere alla Champions. Bonucci? Pensi a giocare''

Gennaro Gattuso (ansa)
Il tecnico rossonero presenta la sfida con l'Inter: ''Ci si gioca qualcosa di importante, sarà una grande partita, spero di ripetere la prova con la Juve''. Poi bacchetta il capitano che aveva dato consigli di mercato al club: ''Su certe cose in questo momento non metto bocca neanche io''. Il rinnovo: ''Non è la priorità''
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MILANO - Gattuso chiede al Milan di ripetere domani pomeriggio (ore 18.30) nel derby la stessa prestazione esibita a Torino con la Juventus. Ma l'allenatore rossonero vuole sempre più attenzione dalla squadra per non restare solo con i complimenti a fine partita. I rossoneri, che giocano in casa davanti allo stadio pieno con record di incasso di sempre per il club in campionato, hanno bisogno di tre punti per continuare a sperare nella qualificazione in Champions League. E nelle parole di Gattuso c'è spazio anche per un messaggio chiaro sul rinnovo del suo contratto e un rimprovero a Bonucci.

Gattuso, il pubblico dovrà essere decisivo domani?
"Dobbiamo essere bravi noi a farli entusiasmare non sbagliando interpretazione della partita. Se facciamo bene, il pubblico ci darà una mano. Sapere che ci sarà lo stadio pieno con il record di incasso deve essere un motivo di grandissimo orgoglio per noi. Dobbiamo ripartire dall'entusiasmo visto sotto lo spicchio dei nostri tifosi in trasferta a Torino sabato sera".
Cosa resta di quella partita?
"Brucia il modo in cui abbiamo perso. La prestazione rimane, ma noi dobbiamo migliorare nella mentalità: sempre coltello tra i denti, mai mollare. A maggior ragione contro una squadra come l'Inter che da 3-4 partite è tornata  a palleggiare bene e ha grandissima qualità. Sono tornati a giocare come tre mesi fa".
Ha ragione Bonucci a dire che a questa squadra servono giocatori di esperienza internazionale per migliorare anche il livello degli allenamenti?
"Leo deve fare il calciatore e il capitano. E' la società che deve scegliere i giocatori. Quando giocavo io, non li sceglieva nemmeno l'allenatore. Abbiamo un ad e un ds. Devo essere sincero: non mi sono piaciute tantissimo le parole di Leo. In questo momento bisogna stare zitti e pedalare e a fine stagione si tirano le somme. Ma non voglio che queste parole  vengano strumentalizzate. Non tutti hanno la mentalità di Leo. Avercene di gente così".
A proposito di società, quando arriva il rinnovo del contratto?
"Non voglio essere io il problema del Milan, non mi piace stare a perdete tempo quando c'è un lavoro da finire. Se siamo convinti tutti e due, va bene. Altrimenti vedremo alla fine. Non c'è fretta. Però di questa società non mi sento solo allenatore, ma anche capo ultrà, presidente e magazziniere. Ed è per questo che non voglio perdere chiacchiere sul mio contratto. A casa mia si dice che quando parli una o due volte della stessa cosa, la terza è già troppo. Ne abbiamo già parlato".
Domani sarà una finale per il 4° posto?
"E' da un bel po' che giochiamo finali. E' da un po' di tempo che non possiamo più sbagliare per la Champions League. Possiamo mettere in difficoltà l'Inter".
Ci saranno variazioni tattiche domani?
"Vediamo. Noi dobbiamo stare soprattutto attenti a non prendere imbucate. Attenzione alla loro tecnica e velocità. Dobbiamo giocare sempre a palla coperta, se restiamo compatti riusciamo a ripartire bene. Ma non vi dico se giocheremo con il 4-4-2. Io mando le persone sugli alberi per capire come giocano gli avversari, devono venire anche gli altri. E io faccio anche l'assicurazione a quelli che mando sugli alberi".
Sarà anche un confronto tra Spalletti e Gattuso?
"Non esiste, non c'è paragone. Dieci a zero per lui. E' un grande personaggio. Ha quasi 60 anni, allena da tantissimo tempo. Grande conoscitore di calcio. Per me è solo un onore affrontarlo. E' Milan-Inter, non Gattuso-Spalletti".
Che reazione ha visto dopo la sconfitta di Torino?
"Quella che piace a me, domenica a Milanello non era un bel vedere. Queste sconfitte devono bruciare. E' la seconda volta che perdiamo in questo modo. Era già successo a Londra. Abbiamo ragazzi giovani, ma devono capire che sono queste partite a cambiare una stagione e una carriera. Dobbiamo fare scelte più rischiose in avanti, non giocare sempre col braccino corto".
Ma non è troppo severo: se a Londra non fosse stato fischiato il rigore o a Torino Calhanoglu non avesse colpito la traversa?
"Se mio nonno avesse avuto tre palle, sarebbe stato un flipper".
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