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Milan, Gattuso: "Le sconfitte lasciano il segno, ma rialziamoci"

Gennaro Gattuso e Gianluigi Donnarumma (agf)
Il tecnico rossonero invita a dimenticare il tracollo in Coppa Italia con la Juve e pensare a conquistare l'Europa League: "Ha dimostrato di essersi assunto le sue responsabilità, ha commesso due errori, ma questo fa parte dello sport"
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MILANO - Il Milan è al bivio decisivo della stagione. I rossoneri devono lasciarsi subito alle spalle la delusione per il tracollo in Coppa Italia con la Juventus e concentrarsi sugli ultimi 180 minuti con Atalanta e Fiorentina, le ultime due giornate che valgono la qualificazione all'Europa League. Primo passo domani a Bergamo con i nerazzurri con i riflettori puntati su un elemento in particolare: Donnarumma, chiamato a riscattarsi dopo gli errori dell'Olimpico. Gattuso ha fatto di tutto per spingere la squadra a dimenticare prima possibile il ko con i bianconeri.

Gattuso, l'attenzione è soprattutto su Donnarumma.
"Ha dimostrato di essersi assunto le sue responsabilità. Ieri ha voluto parlare. Gigi ha commesso due errori, ma questo fa parte dello sport. E il bello della sport è che domani ha già un'altra possibilità. Lo sport ti permette di rifarti subito".

La storia di Donnarumma col Milan è arrivata ai titoli di coda?
"Non faccio io il mercato, parlate con Mirabelli e Fassone, ci penseranno loro. Però voi sottovalutate un aspetto. E' vero che il valore di un giocatore viene quantificato in base a quello che guadagna, ma Gigi ha 19 anni. Ci ha messo del suo, ma questo sport non è facile. E diventa ancora più difficile quando uno non è tranquillo e non ha la mente lucida. Se sta facendo qualche errore in più è perché non è tranquillo. Prima della finale sono uscite le voci di un incontro col Psg. Sono cose incredibili. Lui sta pagando per tutto questo. Io ho fatto il calciatore per 20 anni. E, quando avevo qualcosa che mi turbava a casa, non rendevo".

E il resto della squadra come sta?
"C'è tanta delusione. Ma adesso dobbiamo accantonarla perché abbiamo 180 minuti con due squadre che stanno bene fisicamente. Dobbiamo guardare quello che ci aspetta. Ci stiamo giocando ancora tanto in queste due settimane. Non è facile, ma abbiamo il dovere di tirarci su e raggiungere l'obiettivo: la qualificazione diretta in Europa League. Ho lavorato sulla testa dei ragazzi. Non dobbiamo pensarci più, non ci porta da nessuna parte. Le sconfitte lasciano il segno su chi ha commesso qualche errore. Ma il primo responsabile sono io".

L'Atalanta fa paura?
"È una squadra che ha grande mentalità e forza fisica. Noi dobbiamo ripartire dai primi 55 minuti fatti con la Juventus. Contro i bergamaschi non dobbiamo perdere palla in uscita perché ti possono fare male".

Meglio entrare in Europa al 26 luglio con due turni preliminari e playoff, oppure vivere una stagione senza coppe internazionali?
"Non ci penso nemmeno. Non fasciamoci la testa. Preferisco giocare in Europa facendo 57 partite in una stagione piuttosto che stare a casa e giocare una partita a settimana".

André Silva sembra sempre più ai margini.
"Ha grande tecnica e talento, però in questo momento deve migliorare tanto. Quando ti viene data la possibilità, bisogna sfruttarla. Deve fare molto di più. Ha talento innegabile, ma i giocatori devono farsi aiutare. Non bisogna chiudersi e allenarsi in un certo modo pensando di giocare poco. Se vuoi giocare, devi farlo vedere durante la settimana.

Perché la squadra ricade sempre in certi errori nelle partitissime?
"In questo momento la cosa più importante è arrivare tranquilli agli ultimi 180 minuti senza creare tensione. La finale di mercoledì assomiglia molto alla partita di campionato con la Juventus e al ritorno di Londra con l'Arsenal. Abbiamo sempre commesso qualche errore, a Londra con la scusa dell'arbitro. Ma non è tutto da buttare. Dobbiamo ripartire dalla cose buone. Sembro stupido a dire così, ma il 4-0 con la Juventus è un risultato bugiardo. A un certo punto la mia paura era di prendere 7 o 8, invece siamo rimasti in partita. E la Juventus non si è fermata".

Non è un po' riduttivo dire così da allenatore di un grande club come il Milan?
"Voi avete vissuto Gullit, Van Basten e Maldini. Il Milan rimarrà una grande società, ma in questo momento deve crescere. Prima alla Coppa Italia non ci pensavano nemmeno, pensavano alla Champions League. Adesso non è così. Ci vogliono giocatori in grado di dare l'esempio per migliorare questa squadra: 4-5-6 giocatori che stanno ore e ore sul campo e ti prendono per la maglietta per fare qualcosa in più. Questi giocatori sono valore aggiunto per il club".

Cosa pensa delle squadre B che sono state introdotte dalla Figc?
"Sono d'accordissimo, sembra che siano l'invenzione di uno scienziato. Invece 21 anni fa, quando ero al Glasgow Rangers, in Scozia c'erano già. Ed esistono da anni in Spagna. Lo trovo qualcosa di straordinario. Così i giovani possono giocare restando nella struttura senza inventarsi cose come lo "scivolo" per prestarli a un altro club. È qualcosa di buono per il nostro calcio. L'importante è far rimanere al tempo stesso belli i campionati di Serie B e C".
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