Milan, aumenta la distanza tra Fassone e Mirabelli. E gli ultrà si schierano con il ds
di STEFANO SCACCHICon la nuova gestione del fondo Elliott, difficilmente l'attuale ad conserverà la carica. Mirabelli invece potrebbe gestire nelle prossime settimane un mercato che sarà di basso profilo
MILANO - Conclusa la gestione di Yonghong Li, è iniziato il riposizionamento della dirigenza rossonera nei confronti della nuova proprietà rappresentata dal fondo Elliott. È ormai evidente che, in questo tentativo di mantenere i propri ruoli, si è venuta a creare una divisione tra Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli. Amministratore delegato e direttore sportivo sembrano sempre più distanti. Una situazione paradossale considerato che è stato proprio Fassone a scegliere l'ex capo degli osservatori dell'Inter che non aveva mai avuto un'esperienza da ds a questi livelli. E al dirigente calabrese è stato affidato un mercato ricchissimo come quello di un anno fa che non ha prodotto i risultati sperati.
GLI ULTRA' PRENDONO POSIZIONE - Mirabelli si fa forte della scelta di Gattuso che ha guidato la squadra a un girone di ritorno incoraggiante. A chiarire questa polarizzazione arriva anche il comunicato degli ultrà…
GLI ULTRA' PRENDONO POSIZIONE - Mirabelli si fa forte della scelta di Gattuso che ha guidato la squadra a un girone di ritorno incoraggiante. A chiarire questa polarizzazione arriva anche il comunicato degli ultrà…
MILANO - Conclusa la gestione di Yonghong Li, è iniziato il riposizionamento della dirigenza rossonera nei confronti della nuova proprietà rappresentata dal fondo Elliott. È ormai evidente che, in questo tentativo di mantenere i propri ruoli, si è venuta a creare una divisione tra Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli. Amministratore delegato e direttore sportivo sembrano sempre più distanti. Una situazione paradossale considerato che è stato proprio Fassone a scegliere l'ex capo degli osservatori dell'Inter che non aveva mai avuto un'esperienza da ds a questi livelli. E al dirigente calabrese è stato affidato un mercato ricchissimo come quello di un anno fa che non ha prodotto i risultati sperati.
GLI ULTRA' PRENDONO POSIZIONE - Mirabelli si fa forte della scelta di Gattuso che ha guidato la squadra a un girone di ritorno incoraggiante. A chiarire questa polarizzazione arriva anche il comunicato degli ultrà rossoneri che oggi hanno dato il loro appoggio a Gattuso e Mirabelli senza citare altri dirigenti (con critiche a Leonardo papabile nuovo direttore tecnico con lo scopo di condizionare le scelte future). Il comunicato ufficiale di Elliott di martedì sera invece ha citato solo Gattuso che quindi è saldo in panchina. Intanto è partita la corsa ad accreditarsi nei confronti dei nuovi vertici, Scaroni e Singer.
ELLIOTT VUOLE RAFFREDDARE LA TENSIONE - Ma i manager dell'hedge fund e l'ex ad dell'Eni, protagonisti di alcuni incontri a Milano negli ultimi giorni, preferiscono lasciar decantare questa situazione. Si sono resi conto che la tensione interna è molto forte e vogliono aspettare che il clima si raffreddi prima di prendere le loro decisioni. La volontà è quella di non entrare in queste dinamiche. Il futuro di Fassone dovrebbe essere ulteriormente definito nel corso di un incontro con Elliott a Londra nei prossimi giorni. Difficilmente l'attuale ad conserverà la carica con il nuovo corso.
IN ATTESA DEL NUOVO DT - Mirabelli potrebbe gestire le prossime settimane di mercato che non saranno certo all'insegna delle spese folli di un anno fa. Anzi, si tratterà di procedere a cessioni redditizie per alleggerire i costi e generare plusvalenze in modo da procedere a qualche acquisto. Quasi un contrappasso rispetto agli acquisti dispendiosi e non sempre azzeccati dell'estate 2017, su tutti, Andrè Silva a 42 milioni. Poi la gestione passerà al nuovo direttore tecnico: in lizza Leonardo, molto più defilato Maldini ("Il Milan non mi ha ancora chiamato, io sono sempre stato disposto a parlare", dice l'ex capitano da Mosca") ma la ricerca di Elliott è ad ampio raggio.
UNICA CONSEGUENZA - E questa lotta di potere interno, sulla dissolvenza della passata gestione, finirà per andare in archivio come le classica battaglia di fine regno, con un'unica conseguenza tangibile: l'ennesimo elemento di tensione scaricato sul Milan e sui suoi dipendenti in questi anni scanditi da continui assestamenti e cambi al vertice.
GLI ULTRA' PRENDONO POSIZIONE - Mirabelli si fa forte della scelta di Gattuso che ha guidato la squadra a un girone di ritorno incoraggiante. A chiarire questa polarizzazione arriva anche il comunicato degli ultrà rossoneri che oggi hanno dato il loro appoggio a Gattuso e Mirabelli senza citare altri dirigenti (con critiche a Leonardo papabile nuovo direttore tecnico con lo scopo di condizionare le scelte future). Il comunicato ufficiale di Elliott di martedì sera invece ha citato solo Gattuso che quindi è saldo in panchina. Intanto è partita la corsa ad accreditarsi nei confronti dei nuovi vertici, Scaroni e Singer.
ELLIOTT VUOLE RAFFREDDARE LA TENSIONE - Ma i manager dell'hedge fund e l'ex ad dell'Eni, protagonisti di alcuni incontri a Milano negli ultimi giorni, preferiscono lasciar decantare questa situazione. Si sono resi conto che la tensione interna è molto forte e vogliono aspettare che il clima si raffreddi prima di prendere le loro decisioni. La volontà è quella di non entrare in queste dinamiche. Il futuro di Fassone dovrebbe essere ulteriormente definito nel corso di un incontro con Elliott a Londra nei prossimi giorni. Difficilmente l'attuale ad conserverà la carica con il nuovo corso.
IN ATTESA DEL NUOVO DT - Mirabelli potrebbe gestire le prossime settimane di mercato che non saranno certo all'insegna delle spese folli di un anno fa. Anzi, si tratterà di procedere a cessioni redditizie per alleggerire i costi e generare plusvalenze in modo da procedere a qualche acquisto. Quasi un contrappasso rispetto agli acquisti dispendiosi e non sempre azzeccati dell'estate 2017, su tutti, Andrè Silva a 42 milioni. Poi la gestione passerà al nuovo direttore tecnico: in lizza Leonardo, molto più defilato Maldini ("Il Milan non mi ha ancora chiamato, io sono sempre stato disposto a parlare", dice l'ex capitano da Mosca") ma la ricerca di Elliott è ad ampio raggio.
UNICA CONSEGUENZA - E questa lotta di potere interno, sulla dissolvenza della passata gestione, finirà per andare in archivio come le classica battaglia di fine regno, con un'unica conseguenza tangibile: l'ennesimo elemento di tensione scaricato sul Milan e sui suoi dipendenti in questi anni scanditi da continui assestamenti e cambi al vertice.