Milan, Giampaolo: "Capisco le critiche. Ma sento la fiducia della squadra"
di STEFANO SCACCHIIl tecnico affronta un momento difficile alla vigilia del match con la Fiorentina: " Se il club si è esposto, avrà fatto le sue valutazioni"
MILANO - Giampaolo ha incassato la fiducia del club prima della partita di Torino. Concetto ribadito dopo la sconfitta contro i granata dalla squadra, tramite le parole di Donnarumma. Ma domani sera è indispensabile una vittoria con la Fiorentina a San Siro per cambiare marcia dopo un inizio di campionato deludente con 3 sconfitte in 5 giornate.
Giampaolo, le hanno fatto piacere le parole di Donnarumma?
“Sicuramente, ma io parto dal presupposto che ai calciatori non puoi mentire. L’allenatore trasmette alla squadra con le parole, ma anche con i sentimenti. Se Donnarumma ha fatto queste dichiarazioni, vuol dire che lo sente davvero e ci crede”.
Anche le dichiarazioni di Maldini sono state significative.
“La fiducia non te la regalano perché sei bello, alto e con gli occhi azzurri. E’ qualcosa di più complesso. Per voi contano i risultati, lo capisco. Ma per i dirigenti è importante vedere come prosegue un processo di lavoro. Anc…
Giampaolo, le hanno fatto piacere le parole di Donnarumma?
“Sicuramente, ma io parto dal presupposto che ai calciatori non puoi mentire. L’allenatore trasmette alla squadra con le parole, ma anche con i sentimenti. Se Donnarumma ha fatto queste dichiarazioni, vuol dire che lo sente davvero e ci crede”.
Anche le dichiarazioni di Maldini sono state significative.
“La fiducia non te la regalano perché sei bello, alto e con gli occhi azzurri. E’ qualcosa di più complesso. Per voi contano i risultati, lo capisco. Ma per i dirigenti è importante vedere come prosegue un processo di lavoro. Anc…
MILANO - Giampaolo ha incassato la fiducia del club prima della partita di Torino. Concetto ribadito dopo la sconfitta contro i granata dalla squadra, tramite le parole di Donnarumma. Ma domani sera è indispensabile una vittoria con la Fiorentina a San Siro per cambiare marcia dopo un inizio di campionato deludente con 3 sconfitte in 5 giornate.
Giampaolo, le hanno fatto piacere le parole di Donnarumma?
“Sicuramente, ma io parto dal presupposto che ai calciatori non puoi mentire. L’allenatore trasmette alla squadra con le parole, ma anche con i sentimenti. Se Donnarumma ha fatto queste dichiarazioni, vuol dire che lo sente davvero e ci crede”.
Anche le dichiarazioni di Maldini sono state significative.
“La fiducia non te la regalano perché sei bello, alto e con gli occhi azzurri. E’ qualcosa di più complesso. Per voi contano i risultati, lo capisco. Ma per i dirigenti è importante vedere come prosegue un processo di lavoro. Anch’io più di 20 anni fa ho fatto il dirigente. E sono stato interpellato a proposito dell’allenatore del momento. I discorsi da affrontare erano due. L’allenatore ha un progetto credibile? E la squadra lo ascolta? Le valutazioni vanno fatte su questi contenuti. Se il club si è esposto, avrà fatto le sue valutazioni”.
L’attacco continua a segnare poco.
“Prima della partita di Torino questo dato aveva una giustificazione perché avevamo creato poche occasioni da rete. A Torino la situazione è stata diversa: abbiamo creato e avuto supremazia territoriale. Non è corretto analizzare tutte le prime cinque giornate con lo stesso criterio. Le prime quattro si, quella di Torino no. Per me non c’è un problema attaccanti”.
Come prosegue l’affiatamento tra Piatek e Rafael Leao?
“Piatek al centro dell’attacco ritrova il suo habitat. Leao ha le caratteristiche per giocare a sinistra. Quindi viene naturale collocarli lì. Poi i giocatori si trovano per le loro qualità. Noi dobbiamo portare tanti giocatori nelle metà campo offensiva”.
Domani il Milan giocherà ancora con il 4-3-3 o tornerà al 4-3-1-2?
“A me non piace cambiare. Quando cambi perdi riferimenti, dobbiamo proseguire in una direzione: 4-3-3 o 4-3-1-2 sposta poco. Sono le caratteristiche dei giocatori che determinano un certo modo di recitare dentro la partita. Non vince il modulo. La Juventus di Allegri ha vinto tanti scudetti cambiando mille volte sistema di gioco”.
La squadra ha un problema temperamentale quando deve resistere alla reazione veemente degli avversari?
“Si può difendere migliorando il possesso palla. In questo modo concedi meno occasioni. Dobbiamo essere bravi a gestire meglio il possesso palla quando l’avversario tenta la reazione. Questa squadra ha notevoli abilita tecniche. E’ la sua caratteristica. Più guerriglieri metti in campo, meno giochi bene”.
Viste le prestazioni di Leao, Bennacer e Theo Hernandez ha qualche rimpianto per avere utilizzato poco i nuovi acquisti?
“Non significa nulla dividere tra nuovi e vecchi. C’è da lavorare tanto. L’unica differenza è quella di condizione fisica. Lì si può parlare di nuovi e vecchi. Le sintonie devono essere sviluppate. C’è ancora tanto lavoro da fare. E poi se andiamo nei dettagli Hernandez è stato fuori un mese e mezzo. Anche Leao è stato infortunato. Non siamo stati nella condizione di scegliere. Non c’è rammarico. In ogni caso non ci sono giocatori da meno degli altri. Significherebbe che il Milan ha solo 11 giocatori. Saremmo morti con 11 giocatori”.
Come sta Paquetà?
“Si è allenato con la squadra. Non ha alcun danno muscolare. Può giocare”.
Come ha reagito Donnarumma alle critiche dopo gli errori di Torino?
“Ha personalità da vendere. Anche in passato, quando era davvero giovanissimo, ha ricevuto critiche pesanti. E’ un giocatore freddo. Un fuoriclasse. Ma siamo sempre sottoposti alle critiche. Anche quando vinciamo perché non abbiamo vinto in maniera pulita. Fa parte del mestiere. Non è un optional. E’ tutto compreso”.
Avverte la delusione dei tifosi per questo avvio al rallentatore?
“Capisco malumori e critiche. Il Milan raccoglie milioni di tifosi. Abbiamo il dovere di continuare a lavorare cercando di migliorare”.
Giampaolo, le hanno fatto piacere le parole di Donnarumma?
“Sicuramente, ma io parto dal presupposto che ai calciatori non puoi mentire. L’allenatore trasmette alla squadra con le parole, ma anche con i sentimenti. Se Donnarumma ha fatto queste dichiarazioni, vuol dire che lo sente davvero e ci crede”.
Anche le dichiarazioni di Maldini sono state significative.
“La fiducia non te la regalano perché sei bello, alto e con gli occhi azzurri. E’ qualcosa di più complesso. Per voi contano i risultati, lo capisco. Ma per i dirigenti è importante vedere come prosegue un processo di lavoro. Anch’io più di 20 anni fa ho fatto il dirigente. E sono stato interpellato a proposito dell’allenatore del momento. I discorsi da affrontare erano due. L’allenatore ha un progetto credibile? E la squadra lo ascolta? Le valutazioni vanno fatte su questi contenuti. Se il club si è esposto, avrà fatto le sue valutazioni”.
L’attacco continua a segnare poco.
“Prima della partita di Torino questo dato aveva una giustificazione perché avevamo creato poche occasioni da rete. A Torino la situazione è stata diversa: abbiamo creato e avuto supremazia territoriale. Non è corretto analizzare tutte le prime cinque giornate con lo stesso criterio. Le prime quattro si, quella di Torino no. Per me non c’è un problema attaccanti”.
Come prosegue l’affiatamento tra Piatek e Rafael Leao?
“Piatek al centro dell’attacco ritrova il suo habitat. Leao ha le caratteristiche per giocare a sinistra. Quindi viene naturale collocarli lì. Poi i giocatori si trovano per le loro qualità. Noi dobbiamo portare tanti giocatori nelle metà campo offensiva”.
Domani il Milan giocherà ancora con il 4-3-3 o tornerà al 4-3-1-2?
“A me non piace cambiare. Quando cambi perdi riferimenti, dobbiamo proseguire in una direzione: 4-3-3 o 4-3-1-2 sposta poco. Sono le caratteristiche dei giocatori che determinano un certo modo di recitare dentro la partita. Non vince il modulo. La Juventus di Allegri ha vinto tanti scudetti cambiando mille volte sistema di gioco”.
La squadra ha un problema temperamentale quando deve resistere alla reazione veemente degli avversari?
“Si può difendere migliorando il possesso palla. In questo modo concedi meno occasioni. Dobbiamo essere bravi a gestire meglio il possesso palla quando l’avversario tenta la reazione. Questa squadra ha notevoli abilita tecniche. E’ la sua caratteristica. Più guerriglieri metti in campo, meno giochi bene”.
Viste le prestazioni di Leao, Bennacer e Theo Hernandez ha qualche rimpianto per avere utilizzato poco i nuovi acquisti?
“Non significa nulla dividere tra nuovi e vecchi. C’è da lavorare tanto. L’unica differenza è quella di condizione fisica. Lì si può parlare di nuovi e vecchi. Le sintonie devono essere sviluppate. C’è ancora tanto lavoro da fare. E poi se andiamo nei dettagli Hernandez è stato fuori un mese e mezzo. Anche Leao è stato infortunato. Non siamo stati nella condizione di scegliere. Non c’è rammarico. In ogni caso non ci sono giocatori da meno degli altri. Significherebbe che il Milan ha solo 11 giocatori. Saremmo morti con 11 giocatori”.
Come sta Paquetà?
“Si è allenato con la squadra. Non ha alcun danno muscolare. Può giocare”.
Come ha reagito Donnarumma alle critiche dopo gli errori di Torino?
“Ha personalità da vendere. Anche in passato, quando era davvero giovanissimo, ha ricevuto critiche pesanti. E’ un giocatore freddo. Un fuoriclasse. Ma siamo sempre sottoposti alle critiche. Anche quando vinciamo perché non abbiamo vinto in maniera pulita. Fa parte del mestiere. Non è un optional. E’ tutto compreso”.
Avverte la delusione dei tifosi per questo avvio al rallentatore?
“Capisco malumori e critiche. Il Milan raccoglie milioni di tifosi. Abbiamo il dovere di continuare a lavorare cercando di migliorare”.