Milan-Genoa 1-2: non basta Ibra, Cassata e Pandev firmano tre punti d'oro
di ENRICO CURRO'
Pandev esulta (reuters)
Lo svedese riduce le distanze nel finale, ma i rossoneri non evitano la sconfitta interna nel Meazza deserto
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MILANO - L'inno della Lega nel silenzio dello stadio di San Siro. Le urla dei giocatori in campo, "Dai, dai, dai", "Solo", "Stai, stai", "Su, su", "Scala su Bennacer". L'esultanza accennata di Pandev, in gol dopo 7' sul suo vecchio palcoscenico, privo di orchestra, anche se qualche abbraccio ci è scappato per riflesso condizionato. Scene e sonoro dell'irreale Milan-Genoa, come una partita di amatori la domenica pomeriggio. E' concreto il risultato. Il Milan ha chiuso malissimo la sua settimana di sconquassi societari, perdendo in casa meritatamente. Vano è stato il gol finale di Ibrahimovic e anche simbolico: il campione, di cui la dirigenza straniera pensa di potere fare a meno, è oggi l'unica risorsa effettiva di una squadra spenta.
La cronaca racconta che il Milan è partito malissimo. Ha attaccato in maniera confusa e si è scoperto, dato la scarsa copertura della fasce da parte dei terzini Hernandez e Conti, al lineare schema del Genoa: la rete di passaggi in verticale per liberare il cross dal fondo. E' stato decisivo il centravanti Sanabria, eccellente nel ruolo di smistatore del gioco offensivo. Già il primo guizzo è stato suo: ha carpito un pallone a Hernandez sulla trequarti, è scappato a destra verso il fondo e da lì ha recapitato a Pandev l'assist del vantaggio, sfruttato dal veterano sbucando tra i torpidi Gabbia e Conti. Il bis è stato simile, sul finire del primo tempo: ha spedito Biraschi al cross basso, sempre dal fondo, e sulla traiettoria, prolungata di tacco da Schone, stavolta è sbucato Cassata, anticipando Kessié e Conti. Nel frattempo il Milan aveva spinto abbastanza e si era anche conquistato due occasioni per pareggiare. Ma gli errori di Ibrahimovic e Calhanoglu, che si sono scambiati gli assist ma hanno entrambi sparato addosso al reattivo Perin, il primo in schiacciata di testa e il secondo su un destro ravvicinato, sono stati inusuali, soprattutto per il campione svedese. Il Milan aveva comunque concesso corridoi a Pandev (sinistro sull'esterno della rete) e a Sanabria (destro da fuori, respinto in modalità pallavolo da Begovic, debuttante dall'inizio al posto dell'infortunato Donnarumma).
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L'orgoglio dello sconsolato Ibra
Il 2-0 del Genoa prima dell'intervallo non è stato dunque un'incongruenza tattica. Lo sconsolato Ibrahimovic, colto con gli occhi bassi e un'evidente delusione sul volto, era più volte arretrato a fare il regista assai più dello spaesato Bennacer, pressato con successo da Behrami, per impostare un'azione troppo prevedibile. Nella ripresa il copione era scontato: il Milan ha accentuato la presenza in avanti e il Genoa si è affidato alla muraglia del solido trio difensivo centrale Romero-Soumaoro-Masiello. Pioli, dopo meno di un'ora, ha corretto la formazione di partenza, inserendo Bonaventura per Calhanoglu e Leao per Rebic. Nicola gli ha risposto con Sturaro per Schone, senza alterare l'assetto del centrocampo. La seconda sostituzione, alla quale è stato costretto poco, è stata invece forzata: Behrami è uscito malconcio da un contrasto a metà campo e lo ha rimpiazzato Jagiello. Un tentativo di rovesciata di Ibra, su cross di Kessié, è stato il primo prodotto delle mutate condizioni tattiche, un pallonetto da lontano di Bonaventura il secondo. Al terzo assalto l'orgoglioso fuoriclasse ha fatto centro, riprendendo in girata la respinta del muro genoano a un destro di Bonaventura.
Il cambio finale di Nicola, con Pinamonti accanto a Sanabria, è nato dalla necessità di togliere Pandev, ormai stanco. Senza i tre più in grado di tenere palla, Schone, Behrami e Pandev, il Genoa si è fatalmente piegato alla consapevolezza di doversi ancor più limitare a spezzare il gioco altrui. Il solo Sanabria, quando riusciva a entrare in possesso dell'attrezzo del mestiere, offriva qualche pausa opportuna alla squadra. Nemmeno negli ultimi minuti c'è stato spazio per Paquetà: l'ultimo ingresso è stato di un terzino, Calabria, per un terzino, Conti. L'assalto definitivo non è riuscito. I giocatori del Genoa si sono abbracciati e hanno salutato virtualmente la curva, guidati da Perin . Quelli del Milan sono usciti a capo chino. Anche i fischi di San Siro erano solo virtuali, ma qualcuno li ha sentiti di sicuro.
Milan-Genoa 1-2 (0-2)
Milan (4-2-3-1): Begovic; 12 Conti (46' st Calabria), 46 Gabbia, 13 Romagnoli, 19 Hernandez; 79 Kessie, 4 Bennacer; 7 Castillejo, 10 Calhanoglu (11' st Bonaventura), 18 Rebic (12' st Leao); 21 Ibrahimovic (84 Soncin, 90 A. Donnarumma, 22 Musacchio, 93 Laxalt, 56 Saelemaekers, 20 Biglia, 94 Brescianini, 39 Paquetà) All.: Pioli. Genoa (3-5-2): Perin; Romero, Soumaoro, Masiello; Biraschi, Berhami (18' st Jagiello), Schone (12' st Sturaro), Cassata, Criscito; Pandev (34' Pinamonti), Sanabria (13 Ichazo, 22 Marchetti, 2 Zapata, 32 Ankersen, 3 Barreca, 16 Eriksson, 10 Iago Falque, 22 Destro, 30 Favilli) All.: Nicola. Arbitro: Doveri di Roma Reti: nel pt 7' Pandev, 41' Cassata; nel st 32' Ibrahimovic Angoli: 7-4 per il Milan Recupero: 1' e 5' Ammoniti: nessuno Spettatori: partita disputata a porte chiuse.