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Milan, con il Crotone prove tattiche di derby

Stefano Pioli  (afp)
La gara contro i calabresi ha dato modo a Stefano Pioli di studiare il 3-5-2 che si troverà di fronte tra due settimane nella gara chiave con l'Inter
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MILANO - Se non fosse per lo stadio svuotato dalla pandemia e per i soliti gol di Ibra fuoriclasse degli anni Venti del terzo millennio, l'atmosfera di Milan-Crotone a San Siro sarebbe da perfetto amarcord di certe vecchie domeniche d'inverno con le radioline, quando non esistevano anticipi e posticipi televisivi. Ma il calendario di oggi è sfalsato e in un pomeriggio cupo e piovoso la capolista ne ha approfittato per le prove generali verso la partita più importante della sua stagione: il derby per lo scudetto, tra due settimane esatte, alla stessa ora della domenica, nello stesso teatro vagamente lugubre e soprattutto contro un'avversaria che si è presentata con lo stesso sistema di gioco di Conte: controfigura tattica dell'Inter, sia pure in sedicesimo, anche il Crotone ha esibito il 3-5-2

I difetti da correggere

Suggestioni ambientali a parte - ormai per le squadre che fanno più audience la partita alle 15 della domenica è una rarità - la prova è stata dunque soprattutto tattica, perché nella gara ormai verosimilmente a tre per il titolo il Milan deve lavorare su alcuni suoi difetti, se vuole restare davanti a Inter e Juventus. Le due sconfitte casalinghe di gennaio con Juventus e Atalanta ne avevano fatti emergere un paio in particolare: lo scollamento tra centrocampo e attacco e lo scarso filtro davanti alla difesa, causati in parte dalle assenze (Bennacer e Çalhanoglu sono il collegamento naturale tra i reparti) e in parte dall'assetto spregiudicato, con quattro giocatori offensivi più Hernandez e la fisiologica refrattarietà di Ibrahimovic e Leao alla fase di copertura

Una prova utile

Da questo punto di vista il duello con l'ultima in classifica si è rivelato decisamente utile: prima di incassare l'1-0 con distratte modalità più da allenamento che da squadra in lotta per salvarsi, il Crotone di Stroppa ha offerto un piccolo campionario delle difficoltà che il Milan potrebbe trovare nel derby. Al di là dell'obiettivo di giornata, il controsorpasso all'Inter perfezionato con graduale serenità grazie all'innesco di Ibrahimovic, Pioli ha potuto verificare la necessità di alcuni accorgimenti, per attenuare i due suddetti vizi congeniti: con l'Inter di Conte, capace di intermittenti attacchi d'impeto sulle fasce, ogni squilibrio tattico può risultare fatale. La questione principale riguarda Hernandez, che è stato spesso il segreto delle vittorie milaniste sotto l'attuale gestione: incline a scoperchiare con le sue discese le difese altrui, lascia talvolta troppo scoperta la propria e la sua fascia, se attaccata di continuo come ha fatto all'inizio il Crotone col mestierante Rispoli sull'onda dello juventino Chiesa e dell'atalantino Hateboer, può trasformarsi in punto debole difensivo. L'ulteriore questione, per nulla secondaria, è quella della copertura: nel primo tempo, oltre a Ibrahimovic, a Leao e a Hernandez, anche Saelemaekers e Rebic davano poco aiuto a Meité e Kessié, obbligati a trafelate rincorse in mediana.

Una squadra con tante alternative

Gli aggiustamenti in corsa hanno prodotto effetti benefici ed è stato soprattutto il rientro di Çalhanoglu a ripristinare l'equilibrio necessario e a correggere l'errore che con l'Inter sarebbe imperdonabile, perché può scatenare il contropiede di Hakimi & C: la mancanza di precisione nei passaggi per eccesso di frenesia. Se si dà per scontato che nel derby ci sarà anche Bennacer, al posto di Meité e a fare coppia complementare con Kessié, centrocampo e attacco dovrebbero ritrovare la formula alla base della scalata al primo posto. Con l'aggiunta di una preziosa risorsa, che a inizio stagione non c'era e che Pioli ha costruito a poco a poco, facendo tesoro dell'emergenza e delle assenze: le alternative in ogni ruolo. L'esempio è la duttilità di Leao, trequartista sempre più credibile quando manca Çalhanoglu, mentre Rebic è di nuovo goleador. Il mercato di gennaio, che il Milan ha affrontato con molta più convinzione della concorrenza, non ha portato orpelli, ma tre rinforzi veri, che Pioli ha subito inserito in squadra. Tomori è un difensore concentrato, può fare il vice Kjaer. Meité è il tuttofare di metà campo: non è Kessié o Bennacer e nemmeno Tonali, però l'allenatore si fida di lui. Mandzukic, infine, sta dando i primi segnali che il Milan attendeva: può giocare in tutti i ruoli dell'attacco, ma è innanzitutto il vice Ibra. Il titolare si è confermato quasi insostituibile. In quel "quasi" c'è la soluzione del rebus sul Milan da scudetto.  

  

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