VERONA - Fare di necessità virtù, anche nel calcio, è un'arte tipicamente italiana. La definizione più cruda è: arte di arrangiarsi. Dopo la vittoria di Verona, firmata da due riserve dichiarate come Krunic e Dalot, si può dire che Pioli l'abbia fatta decisamente propria. Prima di lui l'avevano dovuta applicare, più o meno con successo, praticamente tutti i suoi colleghi: colpa del mercato di gennaio, condizionato dal Covid, e delle formazioni da schierare, quasi sempre obbligate per la decimazione degli infortuni da calendario intasato (eufemismo). Tra le potenziali candidate allo scudetto il Milan sembrava finora l'eccezione, perché è stata la squadra che più ha agito d'inverno, per rafforzarsi. Lo ha fatto in anticipo sulla chiusura della finestra della campagna acquisti, ingaggiando Tomori, Mandzukic e Meité in tempo utile perché potessero integrarsi nel sistema di gioco ultraoffensivo già assimilato dai compagni. L'intento di Maldini e Massara era chiaro: allargare la rosa per prevenire i contrattempi, sempre in agguato nel campionato della pandemia, e per offrire a Pioli un Milan 2, fatto di controfigure dei titolari in ogni ruolo: un assemblaggio completo, idoneo alla gestione di un adeguato turnover anche per l'Europa League, il secondo ma non secondario obiettivo del club dopo la necessaria qualificazione alla Champions.
Emergenza senza precedenti nonostante il mercato
La scelta di mercato era dunque più che ponderata e il consenso della critica era stato unanime. Solo che gli imprevisti, da gennaio in poi, hanno superato il livello di guardia, al punto da portare adesso la squadra sulla soglia del ciclo impegnativo e per molti versi quasi decisivo di febbraio prima della sosta per le Nazionali - Verona, United, Napoli, ancora United, Fiorentina - in una situazione di emergenza senza precedenti. Dei rinforzi di gennaio il solo Tomori si è rivelato subito all'altezza dei titolari, Meité meno, mentre Mandzukic non è quasi mai stato a disposizione. Ma Pioli non ha pianto, né ha cercato alibi preventivi: nemmeno quando, a poche ore dalla partita di Verona, ha saputo di dovere fare a meno anche di Hernandez, oltre a Ibrahimovic, Bennacer, Çalhanoglu, Rebic (e Daniel Maldini, così in attacco Leao è rimasto l'unico superstite).
Pioli non cambia i programmi
L'allenatore aveva stabilito di fare riposare Tonali e Kjaer, in vista di giovedì a Manchester, dove conta di recuperare Rebic ed Hernandez, e non ha cambiato idea. Ha chiesto a Krunic di fare il trequartista secondo le sue caratteristiche, che non sono certo quelle del fantasista. E ha detto a Dalot di provare a rimpiazzare Hernandez, se ci riusciva anche in veste di incursore. Le perplessità erano davvero tante proprio su loro due: sul presunto tappabuchi del centrocampo e sul terzino più di scorta della rosa. Invece la partita l'hanno vinta appunto i due simboli delle riserve. E se adesso il Milan 1 può di nuovo tenere viva la gara per lo scudetto, è grazie all'arte di arrangiarsi. E al Milan 2, che in fondo non era poi così male.