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Milan, Ibrahimovic è il vero passe-partout di Pioli

Zlatan Ibrahimovic e Franck Ribery
Zlatan Ibrahimovic e Franck Ribery  (afp)
Lo svedese contro la Fiorentina si è mostrato tatticamente imprescindibile per il gioco dei rossoneri, ma anche la presenza di Bennacer ha dato al Calhanoglu una maggiore libertà d'azione
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FIRENZE - La partita con la Fiorentina doveva segnare per il Milan il classico punto di ripartenza. In un mese, dal derby perso il 21 febbraio, aveva vinto soltanto 2 partite su 8 e la nona, questa di Firenze, diventava dunque la prova del 9 in tutti i sensi. Ripartenza alla fine è stata e la trama tortuosa del ritorno alla vittoria, pur con tutte le titubanze difensive, consolida la sensazione che il Milan sia davvero ripartito verso la qualificazione alla Champions. Non sembra infatti un caso che l’accelerazione decisiva sia arrivata in coincidenza con l’ingresso di Bennacer, finalmente recuperato. La Fiorentina del vecchio giocoliere Ribéry non è stata per nulla arrendevole e diventa dunque probante la mezz’ora abbondante in cui Pioli ha di nuovo potuto esibire il centrocampo titolare, col palleggiatore Bennacer accanto a Kessié e Çalhanoglu più libero di duettare. Il numero 10 è uscito dalla palude tattica e ha firmato la partita.    

Passe-partout svedese

Ma il vero passe-partout del Milan si è confermato Ibrahimovic. All’esame sul risultato, che farà storcere il naso ai cultori del calcio estetico e tuttavia resta il principale criterio di valutazione di una squadra, si aggiunge il giudizio sul vero nodo irrisolto del giovane Milan: la sua dipendenza dal quasi quarantenne campione, il cui ritorno dal primo minuto non poteva non essere assimilato alla coperta di Linus per un attacco evidentemente spuntato in sua assenza. Non si tratta tanto di questione di numeri – anche Ibra sembrava diventato meno implacabile, il suo ultimo gol risaliva al 7 febbraio contro il Crotone – quanto di premesse tattiche. Il successo del gioco di Pioli, notoriamente molto offensivo, è infatti fondato sulla presenza del centravanti, dal fisico e dalla tecnica non comuni, ma soprattutto dalla superiore intelligenza tattica: ogni pallone trattenuto, smistato o semplicemente spizzato dal gigante svedese (in gergo, le famose “seconde palle”) permette ai compagni di salire in avanti e di inserirsi centralmente o sulle fasce, sapendo che verranno raggiunti da un passaggio nel corridoio da lui aperto.

Il regista d’attacco

In sostanza con Ibra, al di là della sua personale capacità di concludere, si moltiplicano le varianti e gli sbocchi al possesso palla, si completa più facilmente il raccordo tra i reparti, si alimenta la percentuale di successo delle discese di Hernandez e soprattutto si mette in affanno l’avversario, che deve coprire contemporaneamente tutte le zone difensive, non sapendo dove potranno sbucare i milanisti, che in generale sono provvisti di buona corsa, scatto breve o progressione e possono perciò raggiungere con più probabilità l’obiettivo dichiarato del sistema di Pioli, l’attacco in sovrannumero e il recupero del pallone in pressing altissimo. Quando Ibra non c’è, il trasbordo del pallone è più faticoso, l’utilizzo del gioco aereo è più raro e gli scatti per coprire un maggiore spazio di campo sono più frequenti e pericolosi: tra le concause dell’anomalo aumento degli infortuni viene indicato anche questo fattore. La Fiorentina di Prandelli, tattico navigato, ha affrontato il problema cercando di isolarlo e di non fargli arrivare il pallone. Ritmo intenso e anticipo sistematico sono le armi più utili contro un assetto fondato su un centravanti con le caratteristiche del temuto Zlatan: Lille, Juventus, Spezia e Inter lo hanno emarginato così. Ma un fuoriclasse è tale perché sa sottrarsi alle mosse studiate per imprigionarlo. Una spintarella a Pezzella e un gol. Un pallonetto e una traversa. Un colpo geniale d’esterno da fuori area e un palo. Tra un gioiello e l’altro, tanta regia offensiva arretrando e aprendo spazi in area per gli altri. Morale: il Milan si gode l’intramontabile Ibra. E con lui avvista sempre più la Champions.     

 

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