Milan, Ibrahimovic più forte dei numeri: senza di lui non è la stessa cosa
di Enrico Currò , di Enrico CurròMILANO - Su autogol di schiena dell’ipotetico promesso sposo Scamacca e grazie a due salvataggi sulla linea di Kjaer e Tomori nella stessa azione, il Milan ha vinto la prima partita in casa dopo quasi due mesi e mezzo. E’ anche la prima della serie che deve portarlo al sospirato ritorno in Champions League e come tale va appunto archiviata: con un sospiro di sollievo. Perché la sofferenza col Genoa, che non avrebbe certo scippato il pareggio, ha confermato il solito e un po’ banale sospetto: senza Ibrahimovic non è la stessa cosa.
I calcoli asettici
Soccorrevoli statistiche avevano segnalato, prima della partita, che la media punti del Milan (2,1) era identica con o senza il veterano, ci…
MILANO - Su autogol di schiena dell’ipotetico promesso sposo Scamacca e grazie a due salvataggi sulla linea di Kjaer e Tomori nella stessa azione, il Milan ha vinto la prima partita in casa dopo quasi due mesi e mezzo. E’ anche la prima della serie che deve portarlo al sospirato ritorno in Champions League e come tale va appunto archiviata: con un sospiro di sollievo. Perché la sofferenza col Genoa, che non avrebbe certo scippato il pareggio, ha confermato il solito e un po’ banale sospetto: senza Ibrahimovic non è la stessa cosa.
I calcoli asettici
Soccorrevoli statistiche avevano segnalato, prima della partita, che la media punti del Milan (2,1) era identica con o senza il veterano, circostanza quest’ultima non rara, visto che il numero delle presenze dello svedese (17) risultava abbastanza simile a quello delle assenze (13) e perciò congruo con la lettura cruda di questo calcolo asettico. La vittoria a San Siro, evento che in campionato non si verificava da quasi due mesi e mezzo (il 7 febbraio col Crotone), ha addirittura spostato la bilancia dalla parte della non indispensabilità del fuoriclasse svedese. Ma si tratta proprio di calcoli asettici: il campo ha detto il contrario.
Un gioco prevedibile
Che il gioco offensivo del Milan continui a dipendere in larga parte dal suo centravanti titolare, assente stavolta per squalifica dopo la discussa espulsione di Parma, lo attesta il sempre più imminente rinnovo del contratto, che a scanso di contrattempi avverrà questa settimana, con la benedizione di Maldini e con l’avallo finanziario della società. Ma lo ha dimostrato soprattutto questa stessa partita, al di là del risultato. Pioli l’ha affrontata con il cambio più collaudato – Leao centravanti adattato al posto di Ibra – e senza scalfire la formazione dei cosiddetti titolarissimi, con la sola eccezione forzata di Kalulu per Calabria, in via di recupero dopo l’operazione al ginocchio. Leao ha fallito un’altra occasione, nel ruolo non suo. L’1-0 lo ha firmato una punta esterna come Rebic, il più tagliente anche se a inizio ripresa si è divorato il 2-1. Leao non è centravanti classico, per caratteristiche e indole: i suoi movimenti a pendolo tendono ad aprire spazi per le incursioni dei compagni, con la premessa che le azioni devono per lo più scorrere rasoterra.
Fragilità difensiva
Scartata per forza di cose l’opzione aerea, rimangono la rete orizzontale di passaggi o l’improvvisa verticalizzazione o lo sfondamento sulle fasce. Basta però che l’avversaria opponga una difesa sovrappopolata e ordinata - e che Çalhanoglu, Bennacer ed Hernandez attraversino una fase involutiva come oggi, senza mai alzare il ritmo – perché il pallone si perda nella foresta di gambe. Né vanno sottovalutati la fragilità sui corner, emersa sul gol dell’1-1 di Destro, e il perenne rischio dell’inferiorità numerica, quando le avanzate altrui in modalità rugbistica “alla mano” mettono a nudo lo scarso filtro di un centrocampo che consegna di fatto al solo Kessié questo indispensabile fondamentale del gioco: è così che il Genoa, nel finale, si è avvicinato alla porta di Donnarumma, stavolta non impeccabile. Pioli ha constatato per tempo i problemi di approccio all’altra porta, quella di Perin, e ha modificato dopo un’ora l’assetto della linea d’attacco, con Mandzukic e Diaz per Leao e Saelemaekers.
Allarme Sassuolo
La sola vera variante è consistita nell’ingresso dell’altro stagionato centravanti in dotazione, il croato ex juventino ingaggiato a gennaio e finora quasi sempre indisponibile. La sua semplice presenza in area ha fruttato su corner la carambola della vittoria e ha saltuariamente offerto la suddetta alternativa aerea, perché fino a quel momento gli unici pericoli sui palloni alti, per il Genoa, erano arrivati sui calci piazzati dalle avanzate dei difensori, Kjaer in primis. Il messaggio poco cifrato di questa vittoria, che mantiene il Milan al secondo posto a sette giornate dalla fine, è in definitiva duplice. Per la prossima stagione serve un altro centravanti vero, che faccia le veci di Ibra o che talvolta gli stia accanto. E i veterani non vanno mai buttati via con troppa fretta. Nel frattempo ogni partita è davvero decisiva per la Champions e il Milan sa di dovere soffrire sempre, a cominciare da mercoledì col Sassuolo.