Milan, il ritorno di Pietro Pellegri: il predestinato che si era perso
di Enrico CurròNon può essere definito un vero mercato last minute, quello del Milan, perché mancano ancora 10 giorni alla fine della sessione estiva e perché gli ingaggi di Maignan, Giroud e Ballo-Touré e i riscatti di Tomori, Tonali e Diaz sono stati conclusi da tempo. Ma la campagna di Maldini è certamente vivace, con l’intento di non lasciarsi sfuggire le occasioni in dirittura finale. Florenzi e gli altri due imminenti arrivi in prestito — Pellegri e Bakayoko — sono colpi mirati a potenziare la squadra anche in vista del ritorno in Champions League dopo 7 anni, col classico obiettivo: offrire a Pioli la possibilità di alternare due giocatori per ruolo e di cambiare all’occorrenza sistema di gioco grazie all’eclettismo degli interpreti. Obbediscono all’identikit Florenzi (esterno di difesa o di centrocampo e in emergenza interno di centrocampo o della difesa a tre), Bakayoko (incontrista o smistatore di gioco) e P…
Non può essere definito un vero mercato last minute, quello del Milan, perché mancano ancora 10 giorni alla fine della sessione estiva e perché gli ingaggi di Maignan, Giroud e Ballo-Touré e i riscatti di Tomori, Tonali e Diaz sono stati conclusi da tempo. Ma la campagna di Maldini è certamente vivace, con l’intento di non lasciarsi sfuggire le occasioni in dirittura finale. Florenzi e gli altri due imminenti arrivi in prestito — Pellegri e Bakayoko — sono colpi mirati a potenziare la squadra anche in vista del ritorno in Champions League dopo 7 anni, col classico obiettivo: offrire a Pioli la possibilità di alternare due giocatori per ruolo e di cambiare all’occorrenza sistema di gioco grazie all’eclettismo degli interpreti. Obbediscono all’identikit Florenzi (esterno di difesa o di centrocampo e in emergenza interno di centrocampo o della difesa a tre), Bakayoko (incontrista o smistatore di gioco) e Pellegri (prima o seconda punta, con potenzialità anche da esterno offensivo).
Il ct osserva Pellegri
È proprio quest’ultima scelta a indicare la strada principale che il Milan persegue ormai con convinzione: non gli mancano i veterani (Ibrahimovic, Giroud, Kjaer, Florenzi), ma intanto per Pellegri ha battuto allo sprint il Torino e punta sempre più scopertamente sulla linea verde. Riparte dunque da Milanello la rincorsa al successo di Pietro Pellegri, uno tra i grandi talenti annunciati del calcio italiano. Ed è una ripartenza con la Nazionale sullo sfondo: Mancini osserva infatti molto interessato. È vicina al traguardo la trattativa col Monaco per il prestito del ventenne attaccante genovese dal curriculum di campione precocissimo: cresciuto nel Genoa, ha esordito in A nel 2016 a 15 anni e 280 giorni (secondo in graduatoria, superato per 6 giorni dal difensore del Bologna Amey) e resta il primo più giovane doppiettista della storia (2 gol alla Lazio il 17 settembre 2016, a 16 anni e 112 giorni), mentre è il terzo più precoce goleador, a 16 anni e 72 giorni, grazie alla prodezza dell’Olimpico in una giornata speciale: Roma-Genoa del 28 maggio 2017 è stata l’ultima partita di Totti.
Il "gemello" di Zaniolo
Da allora Pellegri ha affrontato non poche difficoltà fisiche, per via degli infortuni muscolari che ne hanno rallentato l’ascesa, da quando, nel gennaio 2018, si è trasferito al Monaco. Il Milan di Pioli si offre come trampolino di rilancio ideale per un calciatore che rimane appunto sotto osservazione stretta di Mancini. Non è un mistero che il ct — dopo la prima sfortunata chiamata a Coverciano nel settembre 2018 per la Nations League (Pellegri fu costretto a tornare subito a casa per un infortunio) e dopo il sospirato bis del 2020 (stavolta con esordio, l’11 novembre, nel finale di Italia-Estonia a Firenze) – continui a interessarsi alla situazione di uno tra i potenziali candidati al futuro ruolo di centravanti titolare, anche in prospettiva Mondiale 2022 e oltre. C’è in fondo più di qualche parallelismo tra le carriere del quasi neomilanista e del romanista Nicolò Zaniolo che, ha 22 anni, ha già 7 presenze e 2 gol in Nazionale e avrebbe partecipato all’Europeo, senza il secondo serio infortunio al ginocchio, dal quale si è appena ripreso. Il commissario tecnico li aveva giudicati entrambi possibili predestinati, convocandoli insieme per la prima volta lo stesso giorno, l’1 settembre 2018: Zaniolo, addirittura, non aveva ancora esordito in serie A.
Il consiglio di Sinisa
Il percorso di Pellegri è stato decisamente più sofferto. Passato nel gennaio 2018 al Monaco per 31 milioni di euro con grande rammarico dei tifosi del Genoa e con sua stessa sorpresa iniziale, nelle tre stagioni e mezza nel Principato è stato frenato dalla pubalgia, da un intervento chirurgico e da una serie di infortuni: il bilancio, 22 presenze e 2 gol, non è in linea col suo talento. Ora, tuttavia, sembra prontissimo a riprendere il volo al Milan, probabilmente anche su consiglio del papà della sua fidanzata. La ragazza di Pietro è infatti Viktorija Mihajlovic, figlia dell’allenatore del Bologna, e si sussurra che proprio Sinisa lo abbia convinto a scegliere la maglia rossonera dopo il corteggiamento del Torino di Juric (al Toro il team manager è tra l’altro Marco, il padre di Pietro). Juric ha fatto esordire Pellegri in A ed era sulla panchina del Genoa in occasione di tutti e 3 i suoi gol nel campionato italiano.
L'ex tecnico Corradi: “Può vincere la sfida”
Nel Torino la concorrenza interna sarebbe stata meno forte di quella al Milan, dove il posto di centravanti pare monopolizzato da Ibrahimovic e Giroud. Ma l’occasione è davvero grossa: sia per l’anagrafe di Giroud (35 anni il 30 settembre prossimo) e Ibra (40 anni il 3 ottobre), che alla fine della scorsa stagione è stato operato al ginocchio e che dovrebbe tornare in campo a metà settembre, sia per i possibili sviluppi tattici di una squadra che Pioli potrebbe anche schierare talvolta a partita in corso col 4-4-2, in deroga al 4-2-3-1 di partenza. A quel punto i centravanti di ruolo sarebbero 3 per 2 maglie. L’altra variabile favorevole a Pellegri è il calendario zeppo di impegni, con la Champions sommata al campionato. Che il diretto interessato sia prontissimo lo garantisce uno dei suoi primi allenatori, che ne seguì da vicino il percorso di crescita, non dissimile da quello classico dei talenti sbocciati giovanissimi. Non ha dubbi Sidio Corradi, ventenne campione d’Italia col Bologna di Bulgarelli, Haller e Perani nel 1964, poi punta del Cesena e del Genoa, quindi tecnico del settore giovanile rossoblù diretto da Michele Sbravati, già nido tra gli altri di El Shaarawy, Perin e Sturaro: "Pietro giocava sotto età, con i ragazzi più grandi di lui. Aveva un fisico notevole, ma anche una buona tecnica e la personalità per reggere l’impatto col calcio degli adulti. Non si esordisce per caso in serie A così giovane, non si viene presi in considerazione dalla Nazionale e soprattutto non si fanno gol come quelli che ha segnato a Roma e Lazio. Lui non è un centravanti capace di muoversi solo in area, ma una punta moderna che sa spostarsi ovunque e che non è affatto limitato nella corsa dalla sua stazza. Sono sicuro che possa fare il titolare in qualunque squadra del campionato, perciò anche nel Milan. L’importante è che creda in se stesso e soprattutto che giochi". La sfida può cominciare.