Milan, la scena è di Ibra: ma il vero jolly Champions di Pioli si chiama Leao
di Enrico Currò , di Enrico CurròMILANO - L’ultrasettennale attesa del Milan per la Champions sta per finire. Risorta a nuova vita europea, la nobile squadra riabilitata partirà per Liverpool con quattro risorse importanti. La prima è l’entusiasmo, rafforzato dal primato in serie A condiviso con Roma e Napoli. La seconda è il ruolo di sfavorita, nel girone durissimo con Liverpool, Atletico Madrid e Porto: le toglie pressioni e ne mette, semmai, alle tre pronosticate per i due posti della qualificazione agli ottavi di finale. La terza è il felice ibrido tra veterani e giovani talenti, che Pioli sta miscelando con l’aggiunta di un riuscito turnover. Ma è la quarta risorsa la vera novità per gli avversari, che rischiano di esserne sorpresi: la presenza sempre più corposa di un giocatore che dà ormai chiaramente la sensazione di potere diventare in ogni circostanza il classico uomo in più, quello che spezza l’equilibrio tattico c…
MILANO - L’ultrasettennale attesa del Milan per la Champions sta per finire. Risorta a nuova vita europea, la nobile squadra riabilitata partirà per Liverpool con quattro risorse importanti. La prima è l’entusiasmo, rafforzato dal primato in serie A condiviso con Roma e Napoli. La seconda è il ruolo di sfavorita, nel girone durissimo con Liverpool, Atletico Madrid e Porto: le toglie pressioni e ne mette, semmai, alle tre pronosticate per i due posti della qualificazione agli ottavi di finale. La terza è il felice ibrido tra veterani e giovani talenti, che Pioli sta miscelando con l’aggiunta di un riuscito turnover. Ma è la quarta risorsa la vera novità per gli avversari, che rischiano di esserne sorpresi: la presenza sempre più corposa di un giocatore che dà ormai chiaramente la sensazione di potere diventare in ogni circostanza il classico uomo in più, quello che spezza l’equilibrio tattico con le sue giocate e fa vincere le partite, sia che venga schierato dall’inizio sia che entri in corso d’opera. Rafael Leao è il potenziale jolly per la Champions, nel Milan di cui sono ben noti all’universo calcistico i due assi d’attacco Ibrahimovic e Giroud.
L’investitura di Ibra
Non che il ragazzo portoghese sia uno sconosciuto, a 22 anni e con un curriculum nutrito dalle esperienze con Sporting Lisbona e Lille, prima delle due stagioni in altalena al Milan e di questa terza appena cominciata decisamente bene, con due gol e numerose giocate raffinate. Però, anche se gli allenatori di tutta Europa lo conoscono, a lui resta l’arma migliore per disorientarli: la fantasia. Se contro al Lazio la treccia di Ibra, spuntando sul prato di San Siro con annesso campione goleador, si è presa subito la scena, era stato appunto Leao il grande protagonista, nell’ora di gioco prima del ritorno del fuoriclasse dai suoi quattro mesi di assenza. L’azione del prezioso gol dell’1-0, rifinita da Rebic, aveva indotto lo stesso Ibra ad applaudire con ammirato trasporto dalla panchina il giovane compagno, col quale ha poi fatto staffetta: un’esplicita incoronazione come credibile successore. In verità l’investitura è abbastanza datata: fin dall’inizio della nuova avventura rossonera il figliol prodigo Zlatan sul campo cercava Rafa per raffinati duetti, riconoscendogli affinità tecnica, e fuori non mancava di dispensargli tutti i consigli opportuni perché non disperdesse il talento.
Un’ala imprendibile
Quest’ultima parte del tirocinio presso l’illustre docente non è stata ancora completata. E’ singolare, ma non del tutto incongruo data l’incostanza di rendimento, che l’evidente classe non abbia ancora fruttato a Leao il debutto nella Nazionale portoghese, da esponente del lussuoso vivaio coltivato da Cristiano Ronaldo: Joao Felix e Diogo Jota ci sono riusciti da tempo, a lui è rimasta per ora la guida alterna dell’Under 21. Anche le prime due stagioni milaniste del campione annunciato - 6 gol in campionato nel 2019-20, altri 6 più 1 in Europa League nel 2020-21 - sono state in chiaroscuro. Vi ha incastrato prodezze da galleria storica – valga per tutte il gol da record al Sassuolo dopo nemmeno 7 secondi – e amnesie ripetute, assist geniali e insostenibili leggerezze, col perenne dubbio sul ruolo: esterno o centravanti, seconda o prima punta, ala o rifinitore. Pioli pare avere risolto il dilemma, avendolo finora schierato esterno sinistro titolare della linea dei trequartisti alle spalle del centravanti, in una posizione che ne esalta il dribbling, la velocità, l’imprevedibilità, l’immarcabilità. Un’ala imprendibile.
Rapper d’Europa
Leao non fa mai cose banali e generalmente inventa: la palese gioia per il gioco si sposa metaforicamente con l’ansia di libertà, suo tratto caratteriale. Il rapper Rafa, cappellino d’ordinanza o felpa, dietro lo pseudonimo Way 45 si nasconde, ma mica poi tanto. Nell’album d’esordio dello scorso gennaio, Beginning, racconta attraverso la traccia numero 4, Sacrificios, la fatica e le rinunce per arrivare al successo, lui partito dal difficile bairro da Jamaica, quartiere di Seixal, sul Tago, in faccia a Lisbona. L’anno scorso, di questi tempi, Rafa cantava con la Bgang Longe, lontano, nominando la Champions League come entità quasi impalpabile. Ora sta per giocarla, con la malcelata voglia di stupire.