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Milan, un testacoda sulla strada dello scudetto: Salerno non è una tappa banale

Stefano Pioli (agf)
Un incrocio storico per i rossoneri. La terza volta in casa dei granata può diventare un passaggio fondamentale verso il tricolore, come nel 1999 con Zaccheroni. E Pioli ritrova la squadra in cui ha iniziato, come "l'antenato" Viani
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Ci sono partite trappola, lungo la strada di una candidata allo scudetto: quelle che sembrano troppo scontate. Salernitana-Milan appartiene a questa categoria e non solo perché mette di fronte l'ultima e la prima in classifica o perché Davide Nicola ha appena rimpiazzato Stefano Colantuono alla guida di una squadra rivoluzionata dal veterano del mercato Walter Sabatini in gennaio o ancora perché lontanissimi dal campo sono stati gli argomenti, nella settimana occupata dalle coppe europee, che la capolista provvisoria ma sempre più ottimista del campionato forse non rimpiange.

Quante distrazioni

Le distrazioni non sono certo mancate. Il caso Kessié, col dilemma dell'eventuale seconda panchina consecutiva come preludio all'addio a giugno. Il rinnovo del contratto di Leao, in ansia per la multa da 16,5 milioni di euro che dovrebbe pagare allo Sporting Lisbona. Il dibattito sul prolungamento annuale dell'accordo con Ibrahimovic a cifre …

Ci sono partite trappola, lungo la strada di una candidata allo scudetto: quelle che sembrano troppo scontate. Salernitana-Milan appartiene a questa categoria e non solo perché mette di fronte l'ultima e la prima in classifica o perché Davide Nicola ha appena rimpiazzato Stefano Colantuono alla guida di una squadra rivoluzionata dal veterano del mercato Walter Sabatini in gennaio o ancora perché lontanissimi dal campo sono stati gli argomenti, nella settimana occupata dalle coppe europee, che la capolista provvisoria ma sempre più ottimista del campionato forse non rimpiange.

Quante distrazioni

Le distrazioni non sono certo mancate. Il caso Kessié, col dilemma dell'eventuale seconda panchina consecutiva come preludio all'addio a giugno. Il rinnovo del contratto di Leao, in ansia per la multa da 16,5 milioni di euro che dovrebbe pagare allo Sporting Lisbona. Il dibattito sul prolungamento annuale dell'accordo con Ibrahimovic a cifre più che dimezzate (2,5-3 milioni). La campagna acquisti estiva con la sovrapposizione di tanti nomi, dalle colonne del Lille Botman e Renato Sanches al romanista Veretout e a Mazrauoi e Bergwijn, ben collaudati dall'Ajax e dal Tottenham. Ma la testa deve restare sul campo, intima Pioli. C'è un campionato da provare a vincere, è l'implicito messaggio dei suoi allenamenti intensi, per usare la terminologia più cara al nume tutelare Arrigo Sacchi e ben nota a Milanello.

Gipo il precursore

L'incrocio di Salerno Pioli lo conosce bene, perché proprio dalla Salernitana è partita, nel campionato di serie B 2003-2004, la sua avventura da allenatore in prima squadra: salvezza serena. Nella storia del Milan, invece, le visite in casa dei granata sono una rarità, mai banale però. Non lo fu già la prima volta, nella stagione 1947-48: vinse per 4-3 la Salernitana, sulla cui panchina sedeva Gipo Viani, inventore del Vianema (versione riveduta e corretta del Verrou svizzero, il prototipo del Catenaccio), anche se non del libero, innovazione che Gianni Brera attribuiva a Ottavio Barbieri. Il campione anteguerra del Genoa e della Nazionale nel 1944 vinse da allenatore, anche grazie alla nuova mossa tattica, il campionato dell'Alta Italia, torneo di guerra, coi Vigili del Fuoco di La Spezia. Ma Viani fu sperimentatore e precursore proprio con la Salernitana e quella riuscita esperienza gli valse la progressiva scalata - Lucchese, Palermo, Roma e Bologna - fino al Milan, che portò allo scudetto e alla prima finale di Coppa Campioni, persa nel 1958 col Real Madrid. Fu però in veste di direttore sportivo, figura agli albori da lui soprattutto incarnata, che Gipo - il soprannome stava per Giuseppe Ferruccio - ottenne il trofeo, il primo della storia rossonera, nel 1963, con Nereo Rocco allenatore e Cesare Maldini capitano. Viani sarebbe stato pigmalione, nel 1964, di un altro leggendario allenatore del Milan e del calcio italiano: Nils Liedholm.

La favola di Gattuso

Per il secondo appuntamento in casa della Salernitana bisogna aspettare 51 anni e il campionato 1998-99, quello del sedicesimo scudetto. Il capitano della squadra allenata da Alberto Zaccheroni stavolta è Paolo Maldini, il figlio di Cesare, e quel 3-2 di fine gennaio, firmato dalla doppietta di Bierhoff inframmezzata dal gol di Weah (per la Salernitana gol di Del Grosso e di Federico Giampaolo, fratello minore di Marco, il predecessore di Pioli al Milan, ecco un altro ricorso storico), segnerà il destino opposto dei due club: l'uno approderà al titolo attraverso una notevole rimonta, l'altro retrocederà tra mille polemiche. Ma in quell'annata della Salernitana in A ci sono altri due incroci fatali col Milan: il direttore sportivo Ruben Buriani - ex ala destra dello scudetto 1979 della stella con Gianni Rivera al tramonto della carriera, Franco Baresi all'alba e Liedholm allenatore - segnala al ds rossonero Ariedo Braida l'opportunità di strappare alla concorrenza il ventunenne Rino Gattuso, protagonista di un campionato eccellente dopo l'esperienza ai in Scozia ai Glasgow Rangers: a Milanello  diventerà una bandiera da calciatore e poi da allenatore, ma a indirizzare la sua favola è indubbiamente quella stagione in maglia granata.

La palestra della Serie B  

Anche Pioli può in fondo affermare che senza la Salernitana non ci sarebbe stato il resto. Arrivava da quattro stagioni nei settori giovanili, tre al Bologna e una alla Primavera del Chievo, quando il ds Carmine Longo da Pellezzano, in provincia di Salerno, bocconiano prestato al calcio, lo suggerì al presidente Aniello Aliberti. Il campionato di Serie B, nel quale la squadra fu ripescata dopo il caso Catania, si rivelò per il tecnico neofita la migliore occasione per crescere in fretta: "Una vera palestra". Che lui non ha dimenticato e che curiosamente, proprio alla vigilia di questa terza visita del Milan a Salerno a 23 anni dalla seconda, è tornata per caso a incrociarlo a Milano. Nelle scorse ore Pioli stava passeggiando in centro, quando ha riconosciuto in un passante Peppino, vecchio amico dei tempi campani, salito in Lombardia per trovare la figlia. L'aneddoto vale da segno del destino? Di sicuro il demiurgo del Milan offensivista ritiene che la Salernitana, appena sfuggita al rischio di fallimento e in un certo senso "ripescata" proprio come nel 2003, non sarà affatto arrendevole. Per batterla - i tempi sono cambiati, il Vianema è andato in soffitta - servirà il Piolema: l'inno al gioco d'attacco 3.0, di cui la capolista è massima esponente.