Vincere contro gli scettici e la critica: la motivazione in più del Milan
di Enrico Currò , di Enrico CurròMILANO - Vincere contro l'Inter, ma anche contro gli scettici e la critica: è la motivazione in più del Milan nel derby infinito. La squadra non perde in campionato da 12 partite e più di 3 mesi. L'ultima volta, come ricordano ancora indispettiti a Milanello, fu il 17 gennaio a San Siro: 2-1 per lo Spezia, nato dal fischio improprio dell'arbitro Serra, che ignorò la regola del vantaggio un attimo prima del gol di Messias. Ma il vero dispetto dei giocatori e di Pioli, in attesa che il sospirato recupero dell'Inter col Bologna scriva una classifica non più virtuale, è per il fatto che pochi riconoscono il loro diritto di sentirsi legittimi candidati per lo scudetto, quasi che le 19 giornate trascorse in testa, 9 in coabitazione e 10 da solo, fossero il frutto del caso e non del gioco e che i 74 punti alla trentaquattresima giornata (5 in più dello scorso campionato) non fossero l'effetto tangibile di una crescita tecni…
MILANO - Vincere contro l'Inter, ma anche contro gli scettici e la critica: è la motivazione in più del Milan nel derby infinito. La squadra non perde in campionato da 12 partite e più di 3 mesi. L'ultima volta, come ricordano ancora indispettiti a Milanello, fu il 17 gennaio a San Siro: 2-1 per lo Spezia, nato dal fischio improprio dell'arbitro Serra, che ignorò la regola del vantaggio un attimo prima del gol di Messias. Ma il vero dispetto dei giocatori e di Pioli, in attesa che il sospirato recupero dell'Inter col Bologna scriva una classifica non più virtuale, è per il fatto che pochi riconoscono il loro diritto di sentirsi legittimi candidati per lo scudetto, quasi che le 19 giornate trascorse in testa, 9 in coabitazione e 10 da solo, fossero il frutto del caso e non del gioco e che i 74 punti alla trentaquattresima giornata (5 in più dello scorso campionato) non fossero l'effetto tangibile di una crescita tecnica e tattica: "Nessuno, da due anni, in Italia gioca bene come noi". Il dispetto di squadra e allenatore è accresciuto da una circostanza per nulla accessoria: la maggioranza delle avversarie della serie A in genere ha regredito, soprattutto la fascia più altolocata, rispetto alla scorsa stagione.
Maldini e la lezione della storia
Anche Maldini, che oggi è il dirigente sportivo più alto in grado ma resta ovviamente la memoria storica del club, ha sposato la tesi della sottovalutazione altrui come stimolo supplementare: "All'inizio della stagione c'era chi non ci dava nemmeno tra le prime quattro. Noi dobbiamo usare questo come stimolo, anzi lo abbiamo usato e lo stiamo usando come stimolo. Io sono molto orgoglioso di questa squadra e dei nostri tifosi". Ma nel suo consuntivo parziale dell'annata c'è soprattutto un altro punto fondamentale: i treni per lo scudetto non passano spesso per nessuno - in media uno ogni dieci anni - ed è bene prenderli al volo: "Il Milan negli ultimi vent'anni ha vinto due scudetti, e stiamo parlando del Milan. Non possiamo farlo passare come un obiettivo banale. Dobbiamo crederci fino in fondo. In effetti, se siamo arrivati qui a giocarcelo, è perché ci abbiamo sempre creduto, anche se non lo comunicavamo all'esterno. Quando ti capita l'occasione, devi provarci fino in fondo. Sarebbe un risultato incredibile".
Il segreto di Pioli: "Allenare la qualità per vincere sempre"
La ricetta per lo scudetto è una sola: continuare a giocare bene fino all'ultima giornata. A Roma contro la Lazio, oltre a produrre occasioni corpose e in grande quantità, i discepoli di Pioli hanno ritrovato proprio la qualità del gioco. Prima sbagliavano troppo, in passaggi e in tiri. Non è un caso che la precisione, anche ad alti ritmi e ad alta velocità, sia l'ingrediente più invocato da Pioli durante gli allenamenti ad hoc a Milanello. "Alleniamo la qualità", è infatti l'ossessivo mantra, da circa un mese. Alla sensazione di non essere più padrone del proprio destino, perché lo scudetto dipende dai risultati dell'Inter, il Milan non si è abituato e non fingerà che quella di Bologna sia una partita banale. Pioli, dopo la vittoria con la Lazio, si è più che mai convinto che sia necessario non avere rimpianti. Per questo ha ribadito la più essenziale delle tabelle possibili: battere Fiorentina e Atalanta in casa, Verona e Sassuolo in trasferta. E sfruttare il vantaggio di giocare 4 sole partite, rispetto alle 6 dell'Inter. La finale di Coppa Italia dell'11 maggio con la Juventus è un obiettivo in più, ma anche una spesa di energie fisiche e nervose. Quelle che il Milan può indirizzare unicamente sulla gara per lo scudetto.