"Non ho guardato la partita dell'Inter, ma ho rivisto il nostro allenamento e poi il tennis. Alcaraz è un vero fenomeno". Stefano Pioli dribbla la tensione con uno smash dialettico: "Siamo molto bravi ad andare sempre contro pronostico e scommetto che la squadra darà ancora il massimo. Ci mancano 7 punti, questa è la sola cosa che conta". Il traguardo dello scudetto è vicino e Pioli si vuole assicurare che il Milan non sbandi in volata: "Stiamo cominciando a costruire la nostra storia. È il momento più importante di un percorso che ci ha visti salire, salire, salire".
Il modello dichiarato, a livello più emozionale che tattico e tecnico, è il Real Madrid di Ancelotti, fresco di impresa contro il City di Guardiola nella semifinale di Champions: "Abbiamo un modo di giocare che ci permette di essere equilibrati, anche se vogliamo sempre cercare di dominare le partite e non il contrario. Tutte le partite sono lunghe e difficili. Abbiamo visto il Real vincere anche col cuore, con l'emozione, con lo spirito".
L'esempio di "una leggenda"
Lo stratega del Madrid di Ancelotti, emiliano come lui, non può non essere un riferimento: "Lo conosco appena appena, ma è certamente una leggenda, un grande in tutto. Credo che lui abbia una grandissima dote: la capacità di entrare nella testa e nello stesso momento nel cuore dei giocatori, è la più bella caratteristica che un allenatore possa avere".
La definizione del Milan come del migliore tra le peggiori, un ridimensionamento della Serie A e di conseguenza dell'eventuale scudetto milanista, non è piaciuta a Pioli: "No, non mi è piaciuta proprio. Ma non posso perdere energie per queste cose in questo momento. D'altronde, se c'è qualcuno che critica ancora Ancelotti, è valido tutto".
La Fatal Verona
La storia è nota: al Bentegodi di Verona il Milan perse due scudetti, nelle stagioni 1972-73 (allenatore Rocco) e 1989-90 (allenatore Sacchi). L'attuale occupante della panchina rossonera non se ne cruccia: "Non abbiamo mai pensato a quello che ci è successo una partita fa, figuriamoci se andiamo a pensare a un periodo così lontano. Piuttosto, sarà bello affrontare una partita con così tanti tifosi milanisti. Ci stanno trasmettendo tanto entusiasmo, che noi dobbiamo riversare in campo. Non vedo i giocatori né agitati, né ansiosi, li vedo motivati e concentrati. Riconosco a tutti una crescita eccezionale. Pensavo di dovere essere qui a rasserenarli, invece no. Sono felici di essere a Milanello, sono soddisfatti di quello che stanno facendo Li vedo sul pezzo, motivati e attenti, stanno gestendo bene queste emozioni. Stiamo parlando di giocatori giovani, ma che vengono da un percorso di due anni: siamo più pronti per certe partite. Poi c'è chi parla di più e chi meno, ognuno ha il suo carattere. L'essenziale è l'attenzione e la concentrazione".
Il sorpasso dell'Inter
Stavolta tocca al Milan rispondere all'Inter, che battendo l'Empoli l'ha sopravanzato di un punto: "Ora non mi interessa se giochiamo prima o dopo di loro, noi dobbiamo cercare di fare i punti e basta. La settimana di allenamenti è stata molto simile alle precedenti. Siamo ormai arrivati a un punto in cui tutte le partite hanno un peso grande. A Verona è la partita più difficile perché è il semplice fatto che la prossima. E sarà così anche per quelle con l'Atalanta e col Sassuolo".
Le mosse di Tudor
L'allenatore del Verona Igor Tudor è tra i migliori della stagione. Subentrato a Di Francesco alla quarta giornata, ha condotto la squadra alle soglie della zona Europa, con una media punti di 1,63 a partita e un gioco riconoscibile: "Hanno fatto un grande girone di ritorno e possono metterci in difficoltà. Ma le difficoltà servono, questo è il momento di dimostrare che non siano solo bravi, ma che possiamo essere i migliori. Il Verona si impegnerà al massimo e credo che sia giusto così, farà di tutto per batterci: siamo una rivale importante e prestigiosa, è giusto che provino a superarci. Il loro reparto offensivo è forte. Barak, Simeone e Caprari sono sopra i 10 gol, dovremo essere molto compatti. Con Tudor hanno rafforzato i principi di gioco della scorsa stagione: ci aspettano marcature asfissianti a tutto campo. Barak il più temibile? Ha tecnica e fisicità, ma più noi riusciremo a sporcare le loro giocate, più riusciremo a difendere meglio. Per questo sarà importante l'atteggiamento in copertura di attaccanti e centrocampisti".
La formazione tipo e il jolly Rebic
Il Milan, al di là delle fisiologiche sostituzioni legate a infortuni e squalifiche, ha da tempo trovato la classica formazione tipo: "Cercheremo di cambiare anche a partita in corso, solo credendoci fino all'ultimo si può vincere. Lo scambio di fascia tra Rebic e Leao? Possono fare bene sia a destra sia a sinistra, tutti e due. Se ci sarà bisogno, lo faremo. Il ballottaggio Messias-Saelemaekers? Non penso che tra i due ci sia molta differenza, Saelemaekers è portato a giocare più fuori, Messias più a convergere. Che debbano giocare con attenzione anche in fase difensiva mi pare ovvio".
Il ruolo di Ibrahimovic
Quella di Ibrahimovic non è la tipica situazione del veterano a fine carriera, che gioca spiccioli di partita: statisticamente può sembrare così, spiega Pioli, ma nel concreto il ruolo del campione svedese è assai più centrale: "La sua presenza sappiamo quanto sia importante e quanto possa essere decisiva, Zlatan sta facendo di tutto per essere decisivo".
L'approccio sprint
La funzione più delicata per equilibrare i meccanismi di un gioco votato all'attacco è indubbiamente quella del trequartista centrale. Kessié appare il più adatto a sintetizzare le due fasi, offensiva e difensiva, ma la questione più importante è la gestione dei minuti iniziali e finali: "Noi e il Verona siamo tra le squadre che segnano di più a inizio partita, perciò sarà importante l'approccio. Però ogni partita è lunga e bisogna pensare di poterlo fare fino all'ultimo istante, come con Fiorentina e Lazio".
La forza difensiva
Appare riduttiva a Pioli la semplificazione della gara scudetto: migliore attacco (Inter) contro migliore difesa (Milan): "Non è il momento per questo tipo di analisi. L'analisi è una sola: ci mancano 7 punti per lo scudetto. Dobbiamo cercare di essere i migliori. Poi, se vinceremo 1-0 o con più gol, ben venga tutto. Vogliamo emozioni che non possono che essere positive. Continueremo a cercare il gol e a fare attenzione a non prenderne. Nel finale della partita con la Fiorentina avevamo tre attaccanti puri, ma non è mai mancato l'equilibrio: la loro occasione è nata da una copertura sbagliata sul loro attacco esterno".
Gli arbitri e il rigorista
L'ultimo rigore assegnato al Milan risale al 17 gennaio, a San Siro con lo Spezia e Pioli si sforza di glissare sull'allusione agli arbitraggi discussi: " Dipende da noi tutto ciò che possiamo controllare, il resto lo dobbiamo accettare". Sull'argomento rigorista - con lo Spezia sbagliò Hernandez, sul dischetto sono andati anche Kessié, Giroud e Ibrahimovic - non si sbottona e non rivela la gerarchia dei tiratori: "In campo i giocatori possono anche cambiare, ma noi sappiamo che c'è una lista e chi deve tirare".
La condizione atletica e mentale
Vincendo nel finale con Lazio e Fiorentina, il Milan ha dimostrato di avere ottime risorse di energia, però Pioli non lo considera un aspetto determinante: "Troppe volte si dà troppa importanza alla parte fisica e meno alla parte tecnica, tattica e soprattutto mentale, Noi stiamo bene, poi è la mentalità che fa la differenza".