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Maignan, che affare del Milan. Il fuoriclasse in porta ha zittito gli scettici

Mike Maignan (agf)
Il ritratto. La sua imprevedibilità accende la speranza di una parata anche quando è impossibile
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Nel 2018 il Liverpool perde la finale di Champions a causa di due errori del portiere Karius. Nel 2019 lo sostitusce con Alisson e alza quella coppa (poi, nel 2020, rivince il campionato dopo trent'anni). Per dire dell'importanza di un portiere che fa pochissimi sbagli e qualche prodezza. Nel 2021 il Milan arriva secondo in A, ma in estate lascia partire Donnarumma, fresco di gloria agli Europei, considerato in quel momento il migliore del continente nel suo ruolo. Ventidue anni appena, tutta la vita davanti, ma già un tentato divorzio alle spalle, se la va a giocare a Parigi. Problema suo. Ma adesso, come lo si rimpiazza? Nell'orgoglio dei traditi sempre si ode in sottofondo la musica del rimpianto, un accenno lieve che evoca l'esplosione dei fiati quando il sostituto non si rivelerà all'altezza e la somma dei nuovi giorni inizierà algebricamente con un meno. Tanto più: Maignan, chi è costui?

Nel 2018 il Liverpool perde la finale di Champions a causa di due errori del portiere Karius. Nel 2019 lo sostitusce con Alisson e alza quella coppa (poi, nel 2020, rivince il campionato dopo trent'anni). Per dire dell'importanza di un portiere che fa pochissimi sbagli e qualche prodezza. Nel 2021 il Milan arriva secondo in A, ma in estate lascia partire Donnarumma, fresco di gloria agli Europei, considerato in quel momento il migliore del continente nel suo ruolo. Ventidue anni appena, tutta la vita davanti, ma già un tentato divorzio alle spalle, se la va a giocare a Parigi. Problema suo. Ma adesso, come lo si rimpiazza? Nell'orgoglio dei traditi sempre si ode in sottofondo la musica del rimpianto, un accenno lieve che evoca l'esplosione dei fiati quando il sostituto non si rivelerà all'altezza e la somma dei nuovi giorni inizierà algebricamente con un meno. Tanto più: Maignan, chi è costui?

Viene dal Lille campione, ma occupava quella porta anche quando rischiarono la retrocessione. Iniziò nelle giovanili del Psg, ai tempi in cui là giocava Ibra, che (racconta lui) lo prendeva a pallonate in allenamento e gli si rivolgeva in modo poco lusinghiero, evocando Cambronne. Non si sa se abbia usato la stessa espressione quando lo ha visto arrivare a Milano. Forse ha ricordato che lui pure ci è tornato come una scommessa e che Maldini ha la tendenza a vincerle. Se il calcio fosse aritmetica bisognerebbe dire che l'Inter ha sostituito Lukaku, un 9, con Dzeko che a questo punto vale 6. Nel più nevralgico dei suoi cambi il Milan andava a rimpiazzare il suo giocatore da 9 (Donnarumma) con un'incognita. Alla fine della operazioni Maignan è valso un 10 e i punti di scarto che hanno assegnato lo scudetto sono soprattutto suoi.

Le statistiche dimostrano che ha avuto il miglior rapporto tra gol previsti e gol subiti e che la maggior precisione in Serie A nei rilanci lunghi. Sommare i due dati è un'addizione di sicurezza e modernità. Ma nessuna cifra vale la memoria e la sensazione. Maignan ha creato ricordi e impressioni. Il risultato di una partita è come il punto nel doppio di tennis: c'è uno che difende, costruisce e uno che chiude. Il match chiave del campionato resterà il derby di ritorno. Vincendolo, il Milan non soltanto riparte, ma si assicura il punto virtuale in più dato dalla prevalenza negli scontri diretti. È facile attribuire l'esito alla doppietta di Giroud, l'uno-due di pugni fantasma tirato da un pugile fin lì inerte. Altrettanto pesanti sono tre parate decisive di Maignan, tutte diverse: una di riflessi sulla deviazione di un compagno; una di posizionamento, mettendosi a croce su un tiro ravvicinato; una in uscita. Repertorio. Ed extra. Negli highlights entra anche un inedito: l'assist a Leao contro la Sampdoria.

Poi ci sono cose che non si possono cogliere in un "riflesso filmato". Sono le sensazioni che una persona trasmette alle altre. È l'impianto variabile della vita di relazione: si può produrre attrazione, rivalità, paura e tutta una gamma di reazioni. Donnarumma generava una sicurezza distaccata. Era una forma di impermeabilità, ma isolata. A un certo punto i compagni giravano la schiena e toccava a lui. Quando si sentiva tranquillo ce la faceva, quasi sempre. Maignan è diverso. Più elettrico, comunicativo, imprevedibile. Non punta sul fisico, ma sulla tecnica, anche quando è una tecnica tutta sua. Non è ortodosso, ma proprio la sua irregolarità accende la speranza che possa prenderla anche quando non dovrebbe: quando usa la mano di richiamo, fa leva sulla gamba opposta o usa i piedi. È spettacolare senza essere teatrale. Riveste le sue parate, ma non di inutilità. Ha trasmesso la cosa più importante che un portiere possa dare: la fiducia. E l'ha messa in condivisione, senza farne una qualità il cui fatturato spetta soltanto a lui. Ha donato il suo anno migliore all'anno migliore della squadra. Non c'era bisogno della sua forzata assenza per capirne il valore. Come Leao quando parte, come Tonali quando segna, Maignan quando para incarna la dote migliore del Milan, quella che lo ha reso campione: l'allegra incoscienza di provare a fare qualcosa di diverso e decisivo.