Milan, il piano di Elliott e l'intuito di Maldini: così il Diavolo è tornato grande
di Enrico Currò , di Enrico CurròTecnicamente il 19° scudetto del Milan nasce da una disfatta memorabile. Il 22 dicembre 2019 la squadra di Pioli, erede dell'effimera era Giampaolo, viene triturata dall'Atalanta di Gasperini, che sfiorerà la semifinale di Champions. Quel 5-0 accelera la rivoluzione. La preannuncia l'allora dirigente Boban (un po' dello scudetto è anche suo): "Questa partita imbarazzante non è colpa di Pioli: siamo molto contenti del suo lavoro". Boban, Maldini e Massara, la triade al vertice del settore sportivo, sanno che il problema non è la guida - nel 2018 Gattuso aveva perso per un punto la qualificazione alla Champions - ma i calciatori. Due anni e mezzo dopo, Pioli vincerà il campionato con pochissimi reduci di quella batosta: Leao, Bennacer, Calabria e Kessié, che adesso sta per andare al Barcellona. La metamorfosi comincia con l'ingaggio invernale di Ibrahimovic. Il procuratore Raiola induce l'eternauta svedese a…
Tecnicamente il 19° scudetto del Milan nasce da una disfatta memorabile. Il 22 dicembre 2019 la squadra di Pioli, erede dell'effimera era Giampaolo, viene triturata dall'Atalanta di Gasperini, che sfiorerà la semifinale di Champions. Quel 5-0 accelera la rivoluzione. La preannuncia l'allora dirigente Boban (un po' dello scudetto è anche suo): "Questa partita imbarazzante non è colpa di Pioli: siamo molto contenti del suo lavoro". Boban, Maldini e Massara, la triade al vertice del settore sportivo, sanno che il problema non è la guida - nel 2018 Gattuso aveva perso per un punto la qualificazione alla Champions - ma i calciatori. Due anni e mezzo dopo, Pioli vincerà il campionato con pochissimi reduci di quella batosta: Leao, Bennacer, Calabria e Kessié, che adesso sta per andare al Barcellona. La metamorfosi comincia con l'ingaggio invernale di Ibrahimovic. Il procuratore Raiola induce l'eternauta svedese all'ultima sfida: risollevare il Milan, inghiottito dal crepuscolo del ciclo Berlusconi e dal sortilegio del dopo. Saturno contro.
L'equilibrio di Maldini
Oggi la squadra è tra le più giovani d'Europa: media poco sopra i 25 anni, con le felici eccezioni del quarantenne Ibra e del trentacinquenne Giroud. Nutrito è l'elenco degli aspiranti campioni: Hernandez, Tomori, Kalulu, Tonali, Saelemaekers, Maignan. Qui subentra l'inimmaginabile alchimia tra la direzione sportiva, incarnata da un simbolo transgenerazionale come Paolo Maldini, e l'algida proprietà straniera, il fondo attivista americano Elliott della famiglia Singer, subentrato nell'estate 2018, in quanto creditore, al debitore insolvente, l'imprenditore cinese Yonghong Li, che aveva rilevato la società nell'aprile 2017 da Silvio Berlusconi grazie anche al prestito del fondo. Maldini e l'ad Gazidis, manager sudafricano di scuola anglosassone, trovano laboriosa convergenza filosofica. Gazidis sposa la politica di Elliott e del suo manager italiano Giorgio Furlani - risanamento dei conti, tetto degli ingaggi, mercato fondato sui giovani - e Maldini plasma la rosa in base all'esigenza economica, rivelandosi autorevole e decisionista: garante credibile, per la sua storia personale, del no alle esose richieste di Donnarumma e di Kessié. Sui difensori (anche se per Kalulu pescato a costo irrisorio dalle giovanili del Lione la segnalazione parte da Mijatovic già eroe del Real), l'ultima parola tocca ovviamente all'ex fuoriclasse della difesa, che convince Hernandez e Tomori. Per Tonali non ce n'è bisogno: milanista fin da bambino, si abbassa perfino lo stipendio, dopo una stagione così e così. Quanto a Maignan, il terzo portiere della Francia è il sostituto naturale del transfuga Donnarumma.
Il caso Rangnick e l'addio di Boban
Ma non tutto fila proprio liscio. Nel marzo 2020 Elliott licenzia Boban (che otterrà poi un cospicuo risarcimento in tribunale) per un'intervista alla Gazzetta dello Sport in cui denunciava ingerenze della proprietà. Il casus belli è Ralf Rangnick, filosofo tedesco del gegenpressing. Individuato da Elliott come successore di Pioli, suscita anche la perplessità di Maldini: per il duplice curriculum - allenatore e dirigente - e per la desuetudine alla panchina. Si intensificano le indiscrezioni, smentite da Gazidis in parallelo con le fughe di notizie su Spalletti (costa troppo) e sullo spagnolo Marcelino.
Milan, beata gioventù
Ma a Milanello, durante la pausa per pandemia, dopo un memorabile sfogo di Ibra si consolida il gruppo, rafforzato dalla spregiudicata idea di gioco: l'offensivismo spinto. L'orgoglioso Pioli vince il cosiddetto campionato del lockdown e col 6° posto blinda panchina e preliminari di Europa League. Il tortuoso play-off in Portogallo col Rio Ave (24 calci di rigore) diventa la porta socchiusa sulla gloria. Nel 2020-21 il Milan riassapora il primo posto: secondo alla fine dietro l'Inter di Conte, pone termine al settennale esilio dalla Champions. Dove, in quarta fascia, paga lo status di nobile decaduta: girone complicato - Liverpool, Atletico, Porto - e ultimo posto. Ma le 4 sconfitte sono tutte di misura e il campionato 2021-22 è una bella cavalcata, per lo più in cima: rendimento eccellente in trasferta e a San Siro, di nuovo riempito da una folla in delirio. Quando il Napoli cede e la corsa diventa un derby, lo scatto decisivo lo piazzano i giovani: Leao inafferrabile rapper di fascia e Tonali impetuoso centrocampista lombardo nato lo stesso giorno della leggenda Franco Baresi. Il thrilling dell'asta per l'acquisto del club tra gli arabi di Investcorp e gli statunitensi di Red Bird Capital non turba i milanisti. Gazidis esibisce conti quasi risanati, la squadra giovane è sempre più pronta, al di là del mercato (obiettivi: Botman, Origi, Renato Sanches, un centravanti alla Osimhen). Al sorteggio di Champions la prima fascia garantirà un girone più morbido. Per ora il sogno di un ciclo vincente è un sussurro. Però si sente benissimo.