Milan, la regola di Pioli: essere straordinario senza doverlo urlare
di Maurizio Crosetti , di Maurizio CrosettiC'era un ragazzo pieno di capelli ricci e con una gamba ingessata, assai taciturno, sull'aereo che riportava la Juve da Bruxelles a Torino. Maggio 1985: Stefano Pioli aveva vent'anni e aveva visto tutto. Infortunato, ma ugualmente in trasferta nello stadio dove la sua squadra stava per giocarsi una Coppa dei Campioni, fu l'unico tra i giocatori juventini a guardare l'abisso dal primo istante, seduto in tribuna. I compagni, gli altri, erano negli spogliatoi. "Vidi la folla ondeggiare, non il muro crollare perché ci fecero subito scendere. La partita la guardai a bordocampo, ero sicuro che l'avrebbero ripetuta".
Oggi, Pioli sembra il padre di quel ragazzo. La sua mistica, compresi i gesti e la postura, oltre che la pacatezza e la misura dei toni, è quasi monacale. Così asciutto, quasi consumato, pare fatto di legno, fil di ferro e barba. Forse dimostra più dei 57 anni che avrà a ottobre. La sua storia racconta un magi…
C'era un ragazzo pieno di capelli ricci e con una gamba ingessata, assai taciturno, sull'aereo che riportava la Juve da Bruxelles a Torino. Maggio 1985: Stefano Pioli aveva vent'anni e aveva visto tutto. Infortunato, ma ugualmente in trasferta nello stadio dove la sua squadra stava per giocarsi una Coppa dei Campioni, fu l'unico tra i giocatori juventini a guardare l'abisso dal primo istante, seduto in tribuna. I compagni, gli altri, erano negli spogliatoi. "Vidi la folla ondeggiare, non il muro crollare perché ci fecero subito scendere. La partita la guardai a bordocampo, ero sicuro che l'avrebbero ripetuta".
Oggi, Pioli sembra il padre di quel ragazzo. La sua mistica, compresi i gesti e la postura, oltre che la pacatezza e la misura dei toni, è quasi monacale. Così asciutto, quasi consumato, pare fatto di legno, fil di ferro e barba. Forse dimostra più dei 57 anni che avrà a ottobre. La sua storia racconta un magistero tecnico autentico, anche se finora aveva vinto solo un campionato Allievi col Bologna: ma ottenere risultati e vincere sono sinonimi ingannevoli.
Stefano Pioli ha dovuto penare anche dal punto di vita sportivo per arrivare fin qui. Quand'era al Palermo venne esonerato da Zamparini un 31 agosto, prima ancora che il campionato iniziasse. Anche Lotito lo manderà via, anche l'Inter, contro cui la vendetta tricolore si è appena consumata. Ma la ferita più profonda per l'orgoglio è quella che ha saputo evitare al Milan, dove nell'anno del Covid era ormai un allenatore scaduto. Gli avevano preferito il tedesco Rangnick. Ma alla ripresa, il Milan cominciò a vincere quasi sempre, dimostrando che i giocatori erano le dita strette attorno al pugno e il pugno era Pioli. Rimase, dunque, a furor di logica oltre che di popolo.