Rangnick e il gegenpressing a metà, niente vendetta sul Milan
dal nostro inviato Enrico Currò , dal nostro inviato Enrico CurròSALISBURGO - Nella sua prima trasferta della Champions 2022-23 il Milan ha duellato anche con l'uomo che poteva cambiarne il destino. Se fosse arrivato Ralf Rangnick, Der Professor, il filosofo tedesco del calcio del gruppo Red Bull che secondo cronistoria l'amministratore delegato Ivan Gazidis avrebbe voluto portare a Milanello nel 2020 e la cui sola ombra causò il traumatico divorzio dall'allora guida del settore sportivo Boban, oggi non ci sarebbero più Maldini in quello stesso ruolo, né Pioli in panchina. È impossibile sapere se la squadra avrebbe vinto lo scudetto, ma di sicuro i tifosi sono contenti così. Intanto a Rangnick non è riuscito lo sgambetto alla sua squadra mancata.
Appuntamento a novembre
La partita col Salisburgo di Jaissle, trentaquattrenne allievo della scuola Ragnick promosso dal ds Freund che alla stessa scuola è cresciuto, è diventata anche una sfida nella sfida. Pioli/Maldini-Rangnick/Ja…
SALISBURGO - Nella sua prima trasferta della Champions 2022-23 il Milan ha duellato anche con l'uomo che poteva cambiarne il destino. Se fosse arrivato Ralf Rangnick, Der Professor, il filosofo tedesco del calcio del gruppo Red Bull che secondo cronistoria l'amministratore delegato Ivan Gazidis avrebbe voluto portare a Milanello nel 2020 e la cui sola ombra causò il traumatico divorzio dall'allora guida del settore sportivo Boban, oggi non ci sarebbero più Maldini in quello stesso ruolo, né Pioli in panchina. È impossibile sapere se la squadra avrebbe vinto lo scudetto, ma di sicuro i tifosi sono contenti così. Intanto a Rangnick non è riuscito lo sgambetto alla sua squadra mancata.
Appuntamento a novembre
La partita col Salisburgo di Jaissle, trentaquattrenne allievo della scuola Ragnick promosso dal ds Freund che alla stessa scuola è cresciuto, è diventata anche una sfida nella sfida. Pioli/Maldini-Rangnick/Jaissle, sul campo, è finita in pareggio. A novembre, nell'ultima giornata del girone E, ci sarà la sfida di ritorno. Il Milan conta di avere a quel punto già intascato la qualificazione agli ottavi di finale o comunque di poterla vistare quella sera. Intanto il bilancio del primo confronto lascia tutti soddisfatti o insoddisfatti, dipende dai punti di vista. Il giudizio generale sulla partita del Salisburgo, per i media austriaci, è buono e si può sintetizzare nell'aggettivo che la definisce: "Coraggiosa". Rangnick, che nel frattempo è diventato il ct dell'Austria via Manchester United (dove non erano mancati i contrasti con Cristiano Ronaldo), ha accettato di annettere al duello col Milan di Maldini e Pioli un valore anche filosofico. Ha dunque fatto precedere la serata alla Red Bull Arena da un'intervista congiunta ad alcuni media austriaci e lì ha ribadito il suo manifesto: "Coraggio e intensità contro qualunque avversario, anche quando è più forte tecnicamente, per colmare la differenza: questo voglio dalla mia Nazionale". Che nella Nations League ha vinto in Croazia e ha pareggiato con la Francia, ma ha perso due volte con la Danimarca.
Il manifesto di Ralf
Comunque il manifesto di Rangnick ct, alla vigilia della Champions, si è trasformato in un'anticipazione tattica di Salisburgo-Milan e nell'implicita rivendicazione di ciò che poteva essere e non è stato: l'approdo a Milanello. Der Professor ha raccontato lo stile Red Bull, a cominciare dall'incontro col proprietario Dietrich Mateschitz, nel 2012, che lo assunse come direttore sportivo delle due squadre europee del gruppo, il Salisburgo e il Lipsia: "Mi chiese perché nel calcio le cose non funzionassero come in Formula Uno e gli risposi che stava sbagliando tutto. Servivano giocatori nuovi, giovani talenti affamati al primo o secondo contratto, non calciatori affermati con la pancia piena. Mané giocava in Ligue 2 nel Metz, in Francia, e Kampl in Bundesliga 2 in Germania, nell'Aalen: li prese il Salisburgo, erano due sconosciuti, e da lì partì tutto, incluso l'ingaggio di Haaland". Il modello tattico era dichiarato: "Un calcio proattivo, che prevedesse le situazioni e che non si concentrasse troppo sul possesso palla, ma sul recupero del pallone. Ogni allenatore, da Schmidt a Hütter, da Rose a Marsch fino adesso a Jaissle, ha avuto la possibilità di sviluppare le proprie convinzioni all'interno di questo copione".
Okafor e la regola dei 10 secondi
Il decantato gegenpressing si è tradotto nella famosa regola dei 10 secondi, quelli che devono intercorrrere, al massimo, tra la riconquista del pallone e il tiro in porta: "Se poi sono 12, va bene lo stesso, ma certo 16 sono già troppi". Ha obbedito a questi canoni il gol abbastanza fulmineo di Okafor al Milan, sul pallone soffiato da Fernando a Bennacer al limite dell'area. Ma poi è arrivato il pareggio di Saelemaekers e la partita è proseguita in altalena. Il frenetico Salisburgo ha sì costretto il Milan a tanti insoliti errori di palleggio e si è avvicinato molto al 2-1 con Fernando, però ha anche chiuso la serata in difesa ed è scampato nel finale al palo di Leao. In sostanza alla Red Bull Arena austriaca non ha vinto nessuno, mentre in quella tedesca il Lipsia incassava una batosta dallo Shakhtar Dontetsk. L'appuntamento adesso è a San Siro, all'ultima giornata del girone E.
L'autocritica di Tonali
Il Milan non si è divertito al debutto, ma ne ha tratto utili elementi di riflessione. Ammesso che sia un crimine calcistico il pareggio nello stadio che nessuno, in nessuna competizione, è ancora riuscito a violare negli ultimi 18 mesi e mezzo, la squadra ha dormito sul luogo del delitto, prima di rientrare in Italia. Oltre a rendere meno faticoso il viaggio, in questa fase della stagione con partite così ravvicinate che ogni stilla di energia risparmiata è più che mai preziosa, la notte salisburghese dopo gli esami è servita anche a rimuginare sulla partita: i commenti di Tonali ("abbiamo corso poco") e di Pioli ("abbiamo fatto troppi errori tecnici e passiamo troppe volte in svantaggio") hanno introdotto gli argomenti di discussione. Ma a ben vedere di delittuoso, nell'1-1 della Red Bull Arena abbastanza esatto, c'è ben poco, se non appunto l'occasione perduta di scappare subito verso la qualificazione agli ottavi di finale: il girone E, dopo la prima giornata in cui il Chelsea è scivolato a Zagabria, è molto più incerto del previsto. La seconda, con Milan-Dinamo Zagabria e Chelsea-Salisburgo, è già fondamentale. La terza, in cui i campioni d'Italia giocheranno a Stamford Bridge, potrebbe diventare decisiva.
Come il Bayern
Resta però il fatto che vincere a Salisburgo è ormai tra le cose più complicate della Champions. Questo 1-1 è l'identico risultato dell'andata degli ottavi di finale della scorsa stagione, in cui il Bayern Monaco, malgrado Lewandowski e la vocazione all'attacco, riuscì a scampare alla sconfitta soltanto al classico novantesimo minuto, con un gol di Coman. Il Milan è dunque in eccellente compagnia, senza contare che quest'estate, nel precampionato, contro il Salisburgo ha perso il Liverpool. E in quell'occasione Klopp, nato e cresciuto nella regione della Foresta Nera proprio come l'attuale allenatore del Salisburgo Matthias Jaissle suo ammiratore dichiarato, aveva ammesso le difficoltà tattiche.
I problemi di CDK
Il Milan ne ha trovato in particolare una, in verità non inedita: la marcatura praticamente a uomo su Charles De Ketelaere. CDK, come ormai lo abbrevia il web, da trequartista, anche in campionato, si vede appiccicare un avversario e fatica a liberarsi. Al debutto in Champions con la maglia rossonera, nell'unica volta in cui di fatto è riuscito a uscire dalla morsa, ha avviato l'azione del gol, il che testimonia la sua importanza nel gioco. Però Seiwald per il resto lo ha bloccato e ha spesso rilanciato la manovra da regista arretrato. Per Pioli la questione è da affrontare.
Ok la Primavera di Abate
La trasferta austriaca merita infine una postilla benaugurante. La Primavera di Abate, impegnata in Youth League (la Champions dei giovani), ha ottenuto lo stesso 1-1 della prima squadra, con la differenza che era decisamente sfavorita: il Salisburgo nella scorsa edizione è arrivato in finale, perdendo in finale col Benfica, e ha un settore giovanile tra i più organizzati d'Europa, laboratorio e serbatoio del gruppo Red Bull. La sfida indiretta con Rangnick si è giocata un po' anche in Youth League. E Abate, con la sua squadra giovanissima, ha retto bene la scena.