Milan-Juventus, esame per due. Allegri insegue Pioli
di Emanuele Gamba , di Emanuele GambaTORINO - Immaginatevi Milan-Juventus venti giorni fa, quando i bianconeri subivano l'umiliazione di Monza e i campioni d'Italia aspettavano a petto in fuori il Napoli, una specie di derby della bellezza mentre a Torino non se ne poteva più della grigia sciatteria del gioco juventino. Immaginatevi Pioli a pieno organico, con l'imbarazzo della scelta, e Allegri a smoccolare tra un infortunio e una ricaduta: "È una Juve virtuale. Provate a togliere cinque titolari a Inter e Milan". Bene, avete immaginato un'altra epoca, che non esiste più: tre settimane dopo Pioli spende una risata amara ("Magari fossero solo cinque") e Max ha recuperato prima tutto quel contegno che i rovesci del primo mese e mezzo di stagione gli avevano scompaginato. Ha messo da parte le battute forzate, i vecchi slogan fuori moda e i cavalli di battaglia della sua teoria calcistica finendo per prendere alla lettera prima di tutto sé stesso: "C…
TORINO - Immaginatevi Milan-Juventus venti giorni fa, quando i bianconeri subivano l'umiliazione di Monza e i campioni d'Italia aspettavano a petto in fuori il Napoli, una specie di derby della bellezza mentre a Torino non se ne poteva più della grigia sciatteria del gioco juventino. Immaginatevi Pioli a pieno organico, con l'imbarazzo della scelta, e Allegri a smoccolare tra un infortunio e una ricaduta: "È una Juve virtuale. Provate a togliere cinque titolari a Inter e Milan". Bene, avete immaginato un'altra epoca, che non esiste più: tre settimane dopo Pioli spende una risata amara ("Magari fossero solo cinque") e Max ha recuperato prima tutto quel contegno che i rovesci del primo mese e mezzo di stagione gli avevano scompaginato. Ha messo da parte le battute forzate, i vecchi slogan fuori moda e i cavalli di battaglia della sua teoria calcistica finendo per prendere alla lettera prima di tutto sé stesso: "C'è solo da stare zitti e lavorare". E allora immaginatevela oggi, Milan-Juventus, così diversa da quella che sarebbe stata quando il favorito sarebbe stato facilissimo da individuare, e non era la Juve.
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Oggi, invece? Oggi Allegri ha rimesso assieme dei pezzi, è riuscito a vincere due partite di fila (non gli succedeva dal 1° maggio) mentre Pioli ne ha perse due su tre (non gli capitava da metà dicembre). Oggi è l'allenatore del Milan che conta gli assenti e si arrampica sui vetri per sistemare la zona, la fascia destra, dove mancano in quattro (e il quinto, Dest, non s'è mica dimostrato all'altezza). In compenso rientra Théo, quindi a sinistra si ripristinano i valori (a lui e Leao verranno opposti Cuadrado e Danilo: bella lotta). Il tecnico della Juve non deve invece fare acrobazie e può permettersi il lusso di scegliere, anche se sua eccellenza Di Maria è ancora in punizione dopo la scellerata espulsione di Monza, ultimo richiamo al punto più basso toccato dalla Juve, che poi da quella voragine è in qualche modo risalita mentre il Milan andava impantanandosi in una palude non minimamente preventivata: è stato battuto da Napoli e Chelsea, ha vinto col fiatone a Empoli, ha perso dei punti di riferimento essenziali come Maignan (oltre a Calabria, Messias, Saelemaekers e Kjaer) e tutto quanto è finito nel frullatore del dubbio, a cominciare dai primi passi italiani di De Ketelaere, uno che sembra camminare nella nebbia. Per anni Maldini e Massara non hanno sbagliato un colpo, ma l'ultimo mercato non ha ancora apportato un valore aggiunto: il belga langue ("Ma io sono soddisfatto di lui, penso al primo anno di Leao o Tonali: basta aspettare", lo difende Pioli) e gli altri (Origi, Adli, Thiaw, Vranckx, Dest) sono oggetti misteriosi, anche se il centravanti era stato preso perché desse un contributo immediato, quello che per esempio sta dando Pobega.
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Milan-Juventus vale più di tre punti
E allora immaginatevi se oggi vince la Juve, che non batte una grande dall'aprile 2021 (2-1 al Napoli) ma può piombare a un solo punto dal Milan: sarebbe un colpo di spugna su un mese di depressione. Ma è anche vero che Pioli può ricacciare Allegri a -7 ed è perciò ha definito la sfida di oggi "una di quelle due o tre in una stagione che valgono più dei punti che danno", anche se fino a ieri continuava perlopiù a guardarsi alle spalle, a rimuginare sul tracollo di Stamford Bridge "che è colpa nostra perché abbiamo sbagliato le cose semplici: non è il Chelsea ad averci messo sotto, siamo noi che siamo scesi di livello. Siamo meglio di quello che siamo stati a Londra". Il sottinteso: se torniamo a essere noi stessi, dalla palude si esce subito.