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Milan, c'è bisogno di Ibrahimovic: il rientro dello svedese per rimontare il Napoli

Zlatan Ibrahimovic (reuters)
In assenza di Giroud, come accaduto con la Cremonese, i rossoneri non riescono a segnare. Per questo il recupero del 41enne dopo la sosta per il Mondiale diventa fondamentale per Pioli
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CREMONA — Le sentenze del dopo Cremona sono un po' troppo facili per essere tutte vere. Ma la più vera è che forse il Milan a gennaio, data la ripartenza a handicap rispetto al Napoli, avrà davvero bisogno di Ibrahimovic in campo, nella duplice veste di campione quarantunenne e di motivatore perenne. Perché al momento le sentenze sull'involuzione della squadra si sprecano. Eccole. Leao ha la testa in Qatar oppure al complicato rinnovo del contratto, con l'annessa questione ormai annosa della multa da pagare allo Sporting Lisbona che lo preoccupa e lo condiziona. Giroud ed Hernandez sono indispensabili, ma non si può sempre delegare a loro il problema del gol, anche se senza di loro pure la difesa non immacolata della Cremonese diventa una cassaforte. Origi non pare un goleador. De Ketelaere è un mistero poco buffo e Adli ancora più di lui. Diaz ha la tendenza a perdersi nel traffico. Rebic vive sull'altalena. I gol…

CREMONA — Le sentenze del dopo Cremona sono un po' troppo facili per essere tutte vere. Ma la più vera è che forse il Milan a gennaio, data la ripartenza a handicap rispetto al Napoli, avrà davvero bisogno di Ibrahimovic in campo, nella duplice veste di campione quarantunenne e di motivatore perenne. Perché al momento le sentenze sull'involuzione della squadra si sprecano. Eccole. Leao ha la testa in Qatar oppure al complicato rinnovo del contratto, con l'annessa questione ormai annosa della multa da pagare allo Sporting Lisbona che lo preoccupa e lo condiziona. Giroud ed Hernandez sono indispensabili, ma non si può sempre delegare a loro il problema del gol, anche se senza di loro pure la difesa non immacolata della Cremonese diventa una cassaforte. Origi non pare un goleador. De Ketelaere è un mistero poco buffo e Adli ancora più di lui. Diaz ha la tendenza a perdersi nel traffico. Rebic vive sull'altalena. I gol di Messias, Tonali, Krunic, Bennacer e dei difensori sono vari sì, ma ovviamente anche eventuali. E Lazetic è il giovane di scorta. Così la morale è sempre quella: serve l'eterno Ibra.

Ibrahimovic, la ribellione alla legge dell'età

Il dubbio si era già fatto strada a Torino, dove il gol peraltro vano era arrivato grazie al doppio regalo del portiere Milinkovic, in uscita incauta, e dell'arbitro Abisso, indulgente sulla spintarella di Messias a Buongiorno. Poi la goleada col Salisburgo in Champions aveva congelato la questione. Ma la vittoria con lo Spezia ottenuta solo con l'invenzione finale di Giroud in spaccata e soprattutto lo 0-0 di Cremona hanno confermato che Pioli ha davvero bisogno del suo attaccante quarantunenne, da cinque mesi e mezzo ormai confinato al ruolo di motivatore, ma soltanto a bordocampo, per l'infortunio al ginocchio sinistro e per l'operazione dello scorso 25 maggio. Ibra non vede l'ora di tornare e sta facendo di tutto per respingere l'altra sentenza serpeggiante: che il suo tentativo di ribellarsi alla legge dell'età e dell'usura fisica sia destinato all'insuccesso. Essendo questa parola vietata nel suo vocabolario, lui si allena e si riallena ogni giorno assai più di quando aveva vent'anni, la metà di quelli che ha oggi.

Ibrahimovic: fisioterapia, dieta e montagna

A settembre, dopo la riabilitazione, ha avuto il via libera per tornare ad allenarsi a Milanello dal professor Cottet-Sonnery, che l'ha operato a Lione, e dal capo del settore medico milanista, Stefano Mazzoni. Ma non si è certo accontentato di questo. Terapia e allenamento, allenamento e terapia: nel suo attuale programma quotidiano non c'è spazio per molto altro. Non trascura alcuna innovazione tecnologica, dai nuovi macchinari ai più moderni protocolli di ricondizionamento atletico, per ritrovare la perfetta efficienza. Ha anche trascorso qualche giorno in montagna, secondo letteratura medica sui benefici dell'alta quota. Seguito passo dopo passo dal fisioterapista personale, il veterano vorrebbe battere ogni record di longevità. Ne parla tutti i giorni con Giroud, che a 36 anni sembra avviato sulla stessa strada. Seguono tabelle simili, dall'alimentazione alla palestra e alla corsa: per stupire, ma soprattutto per aiutare la squadra.    

Milan, la Champions nel mirino

Non è infatti soltanto una questione di sfida personale. Il fatto è che il Milan ha bisogno di Ibra in campo. Tutti i suoi compagni, da quando è tornato a Milanello nel dicembre 2019, hanno ammesso che la sua presenza è fondamentale e Pioli e Maldini hanno confermato più volte come non sia stata casuale la concomitanza tra la resurrezione del Milan e l'arrivo del campione svedese. Sul piano tattico, al di là delle disquisizioni sul sistema difensivo a tre o a quattro, molto banalmente libera spazi per gli altri attirando le marcature, intimorendo gli avversari con la sua ingombrante presenza nell'area e dintorni e offrendosi alla rifinitura, all'assist e al gioco di sponda, nonché naturalmente al compito principale, che resta quello di fare gol. Il resto è la capacità di spronare chi gli sta vicino a non accontentarsi. A inseguire sempre la vittoria. Manca la controprova, ma è verosimile che con Ibrahimovic il Milan non avrebbe fatto 0-0 a Cremona e che sarebbe stato in generale diverso il rendimento in trasferta (improvvisamente calato: 7 viaggi in campionato con 3 vittorie, 3 pareggi, 1 sconfitta, e 3 in Champions con 1 vittoria, 1 pareggio e 1 sconfitta).

Ibrahimovic non pensa al ritiro

Ibrahimovic non pensa a ritirarsi, vuole ancora sentirsi calciatore e protagonista. Il che non dipende soltanto da lui, ma dallo stato delle sue ginocchia e delle cartilagini usurate. Però Zlatan vuole tornare ad aiutare il Milan sul campo. A gennaio il calendario prevede in sequenza Salernitana, Roma, Torino, Lecce, Inter, Lazio e Sassuolo: ognuna di queste partite potrebbe essere quella buona per la prova di ripartenza. Con febbraio e la Champions nel mirino. Il 14, a San Valentino, arriva a San Siro il Tottenham di Conte: la suggestione è esserci. E decidere poi, a giugno, se inseguire ancora nuove frontiere.