Supercoppa, più soldi che gloria. Quante insidie per Milan e Inter
di Enrico Currò , Franco Vanni , di Enrico Currò, Franco VanniMILANO - Milan e Inter, sempre appese alla questione stadio, avrebbero fatto volentieri a meno del derby d’Arabia a gennaio, col Napoli così davanti in classifica, con la corsa per la Champions così piena di squadre iscritte e col ruolo di vallette involontarie di Cristiano Ronaldo e Messi, del cui atteso duello posticcio di giovedì a Riad le milanesi giocheranno mercoledì il prologo.
È altissimo il rischio di consumare troppe energie tra viaggio e partita e di affaticare ancora di più chi è reduce dal Mondiale, su tutti l’irriconoscibile Theo Hernandez, restituito spossato dal Qatar. Ma oggi Pioli e Simone Inzaghi dovranno presentare la loro sfida a 5 mila chilometri da Milano — ch…
MILANO - Milan e Inter, sempre appese alla questione stadio, avrebbero fatto volentieri a meno del derby d’Arabia a gennaio, col Napoli così davanti in classifica, con la corsa per la Champions così piena di squadre iscritte e col ruolo di vallette involontarie di Cristiano Ronaldo e Messi, del cui atteso duello posticcio di giovedì a Riad le milanesi giocheranno mercoledì il prologo.
È altissimo il rischio di consumare troppe energie tra viaggio e partita e di affaticare ancora di più chi è reduce dal Mondiale, su tutti l’irriconoscibile Theo Hernandez, restituito spossato dal Qatar. Ma oggi Pioli e Simone Inzaghi dovranno presentare la loro sfida a 5 mila chilometri da Milano — che sottende più danni collaterali in caso di sconfitta dei benefici in caso di vittoria — col trasporto imposto dai soldi, in tempi di mercato magro e di budget ristretto (il Milan è sempre alle prese col rinnovo del contratto di Leao, l’Inter con quello di Skriniar e con l’ipotesi dello scambio Kessié-Brozovic col Barcellona, per fare plusvalenza, e con le polemiche di Gagliardini). La Supercoppa italiana vale un introito da stabilire, perché le finaliste della scorsa edizione, quelle dell’edizione attuale e quelle della prossima (sede da decidere) si spartiranno i ricavi: il minimo dovrebbe toccare i 7 milioni di euro.
La Lega di Serie A medita se proseguire l’esperienza saudita oppure traslocare ad Abu Dhabi o a Budapest o ancora se rimanere in Italia: la formula araba o emiratina a 4 squadre, appena sperimentata dalla Liga spagnola, ingolferebbe un calendario già soffocato dalla futura Champions allargata. Il presente è comunque arabo e questo derby, anche se col tutto esaurito (300 i tifosi in arrivo dall’Italia), è la partita minore del trittico allo stadio King Fahd, stretta com’è tra il Clásico Real-Barcellona di ieri sera, finale di Supercoppa spagnola, e l’amichevole più pubblicizzata del mondo, il debutto di Cristiano Ronaldo nell’apposita mista formata da giocatori del suo Al Nassr e dei rivali dell’Al Hilal, contro il Psg qatarino di Messi, Neymar e Mbappé. Circondano l’evento parecchie esagerazioni: 2 milioni di richieste di biglietti, col più caro, che dà diritto a un posto accanto alle due star, comprato da un miliardario locale alla modica cifra di 2,5 milioni di euro, mentre l’Al Hilal offre a Messi 280 milioni l’anno, 80 in più dello stipendio di Ronaldo all’Al Nassr.
Che la priorità sia commerciale, al di là del sogno di parecchi interisti della cessione del club da Zhang (presente a Riad) agli arabi, lo conferma la foto scattata ieri a Cristiano (“non ha l’obbligo di fare da testimonial per la candidatura saudita al Mondiale 2030”, è l’excusatio non petita del suo club) accanto a Leao. La preoccupazione dei due allenatori, nei rispettivi quartieri generali a mezz’ora di auto, è di evitare infortuni: Lukaku e Brozovic sono acciaccati, Ibra dovrebbe arrivare da spettatore. L’agronomo della Lega, dopo le verifiche sul prato, certifica che i tre giorni di intervallo tra la Supercoppa spagnola e il derby d’Arabia dovrebbero essere sufficienti. Sulla sfida Ronaldo-Messi, 24 ore dopo, sussiste invece qualche dubbio. Ma è pagato profumatamente per ogni filo d’erba: tanto basta per immaginarsi la partita più bella del mondo.