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Milan, la delusione di Maldini e Massara per il gioco sparito. Mercato bloccato, Pioli si consola con la Panchina d'oro

Stefano Pioli (afp)
La sconfitta in Supercoppa contro l'Inter rende ancor più difficile il lavoro del tecnico, alle prese con giocatori scarichi e risultati che non arrivano. Il rinnovo di Leao ancora non arriva
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MILANO — Il calcio volubile dei social, e non solo, ha già sentenziato: Pioli ha perso il tocco magico e la Panchina d'oro, che gli verrà assegnata dai colleghi il 20 febbraio a Coverciano come logico riconoscimento per lo scudetto vinto lo scorso maggio, rischia di acuire il rimpianto. In realtà il disagio per l'umiliazione subita dal Milan nel derby d'Arabia è ben più profondo e non tocca soltanto l'allenatore e qualche sua discussa scelta di formazione, ma i giocatori e la loro involuzione, nonché, soprattutto, le conseguenze sulla gestione finanziaria del club, proprio ora che l'ultima classifica della Football Money League della Deloitte ha attestato la crescita dei ricavi del 23%, a 264 milioni di euro, e il sedicesimo posto in Europa. Siccome la correlazione tra fatturato e risultati sportivi è quasi sempre esatta, il ritorno tra le sedici nobili è avvenuto anche sul campo, con l'ingresso…

MILANO — Il calcio volubile dei social, e non solo, ha già sentenziato: Pioli ha perso il tocco magico e la Panchina d'oro, che gli verrà assegnata dai colleghi il 20 febbraio a Coverciano come logico riconoscimento per lo scudetto vinto lo scorso maggio, rischia di acuire il rimpianto. In realtà il disagio per l'umiliazione subita dal Milan nel derby d'Arabia è ben più profondo e non tocca soltanto l'allenatore e qualche sua discussa scelta di formazione, ma i giocatori e la loro involuzione, nonché, soprattutto, le conseguenze sulla gestione finanziaria del club, proprio ora che l'ultima classifica della Football Money League della Deloitte ha attestato la crescita dei ricavi del 23%, a 264 milioni di euro, e il sedicesimo posto in Europa. Siccome la correlazione tra fatturato e risultati sportivi è quasi sempre esatta, il ritorno tra le sedici nobili è avvenuto anche sul campo, con l'ingresso negli ottavi della Champions League. Perdere il doppio status ritrovato - sportivo ed economico - sarebbe dunque un guaio serio. La formula classica dell'improvviso calo mentale della squadra è l'altrettanto classica foglia di fico.

La delusione di Maldini e Massara 

Se come preannunciato da Pioli non era stato tranquillo il volo del Milan da Brindisi a Riad dopo la partitaccia di Lecce, è stato ancora più turbolento il rientro dall'Arabia a Milano, dopo la disfatta di Supercoppa che segue di una settimana la batosta in Coppa Italia col Torino. Stavolta, più delle parole dell'allenatore che aveva ufficialmente aperto la crisi con l'allarme lanciato per il 2-2 in Puglia, l'emblema dello sconcerto erano i volti scuri di Maldini e Massara, delusissimi. Il vertice sportivo del club non ha mai voluto drammatizzare i rari momenti di difficoltà dell'ultimo biennio. Ma nessuna fase complicata è paragonabile a questa pessima partenza del 2023, con due obiettivi su quattro già falliti a gennaio e con la prospettiva di doversi aggrappare al torneo più difficile, la Champions, per salvare la stagione: sia restando il più a lungo possibile in corsa in questa edizione sia soprattutto assicurandosi la partecipazione alla prossima. Senza quei 40 milioni di euro di minimo garantito, il margine per ritoccare la squadra sul mercato estivo si assottiglierebbe ulteriormente.

La domanda a Cardinale 

Andare a caccia del colpevole degli ultimi risultati, che sono in clamorosa controtendenza con lo status di campioni d'Italia e con il gioco innovativo fiore all'occhiello di Pioli, non è la scelta preferita a Milanello e a Casa Milan. Ma è impossibile non annotare gli strascichi fisici del Mondiale su chi lo ha giocato (Hernandez, Giroud, Kjaer, a tratti lo stesso Leao), né l'involuzione vistosa di alcuni giocatori che pure in Qatar non c'erano, Tomori e Kalulu su tutti. Al di là dei troppi infortuni, ai quali l'arrivo a Milanello dell'esperto preparatore serbo Andra Milutinovic non ha per ora rimediato, e di un mercato estivo dal budget limitato, che non ha portato i miglioramenti cercati con gli ingaggi di De Ketelaere, Origi e Adli, la domanda principale si sposta da Milano a New York: per allontanare il rischio di perdere la zona Champions, attaccata da Lazio, Roma e Atalanta, non è opportuno intervenire subito sul mercato invernale? Gerry Cardinale deve rispondere in queste ore.

Il malumore di Leao

La politica virtuosa del contenimento dei costi, scelta dal fondo Elliott della famiglia Singer e sposata anche dal nuovo proprietario Cardinale, si incrina di fronte ai risultati del campo. Il duello di Champions con il Tottenham di Conte arriverà a metà febbraio, a mercato già chiuso e con i due infortunati più illustri - Maignan e Ibrahimovic - verosimilmente ancora inutilizzabili. La linea appena dichiarata, anche per via del settlement agreement in atto con l'Uefa, è di limitarsi ai pesanti rinnovi contrattuali: raggiunto quello con Bennacer, in piena trattativa quello più importante, con Leao, che diventa quanto mai fondamentale: il malumore del campione è chiarissimo. Però, anche se durante il tracollo di Riad avevano per oggetto la partita i ripetuti colloqui in tribuna tra Maldini e Singer junior (l'ex proprietario dichiarato c'era, il nuovo proprietario dichiarato Cardinale no, stranezza palese), la crisi milanista è troppo evidente per potere essere derubricata a calo mentale e tanto meno alla perdita del tocco magico di Pioli.