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Milan, tutti sotto esame all'Olimpico. Pioli: "Dalla crisi si esce col gruppo". Non ci sarà Theo Hernandez: infortunio muscolare

Stefano Pioli (agf)
Rossoneri martedì a Roma per ripartire. Il tecnico responsabilizza la squadra dello scudetto: "Non faccio la caccia al colpevole e non cambio uomini e tattica. L'anno scorso con la Lazio vincemmo così". Out il francese
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MILANO - Col mercato e il complicato tentativo di ingaggio in extremis di Zaniolo tenuti volutamente sullo sfondo e tuttavia segnali della consapevolezza che la squadra va migliorata, il Milan affronta la sua più evidente crisi degli ultimi due anni senza cedere alla tentazione di ribaltoni tattici e di formazione. Tocca al gruppo dello scudetto tirare fuori la squadra dal vistoso calo di rendimento, che in caso di ulteriore tendenza al ribasso con la Lazio metterebbe in pericolo il posto in Champions per la prossima stagione, l'obiettivo minimo dei campioni d'Italia. Pioli sa che in tre settimane, da martedì 24 gennaio a martedì 14 febbraio, sono in gioco sia il campionato (Lazio, Sassuolo, Inter e Torino le avversarie in sequenza) sia un bel pezzo della Champions in corso, con la sfida di andata contro il Tottenham di Conte il giorno di San Valentino.

MILANO - Col mercato e il complicato tentativo di ingaggio in extremis di Zaniolo tenuti volutamente sullo sfondo e tuttavia segnali della consapevolezza che la squadra va migliorata, il Milan affronta la sua più evidente crisi degli ultimi due anni senza cedere alla tentazione di ribaltoni tattici e di formazione. Tocca al gruppo dello scudetto tirare fuori la squadra dal vistoso calo di rendimento, che in caso di ulteriore tendenza al ribasso con la Lazio metterebbe in pericolo il posto in Champions per la prossima stagione, l'obiettivo minimo dei campioni d'Italia. Pioli sa che in tre settimane, da martedì 24 gennaio a martedì 14 febbraio, sono in gioco sia il campionato (Lazio, Sassuolo, Inter e Torino le avversarie in sequenza) sia un bel pezzo della Champions in corso, con la sfida di andata contro il Tottenham di Conte il giorno di San Valentino.

Troppe occasioni da gol agli avversari

L'allenatore sceglie di affidarsi al nucleo storico: un po' per necessità, perché De Ketelaere e gli altri acquisti estivi non hanno finora funzionato, e molto perché ripudiare i titolari, anche quelli che in campo stanno sbagliando di più, allargherebbe le prime piccole crepe di un ambiente che pareva granitico. La frase chiave è secca, in risposta all'ipotesi di qualche significativa variazione di uomini e di tattica: "No. Lavoriamo sui nostri principi. Possono cambiare le posizioni in campo, come è già successo. Semplicemente dobbiamo essere molto più concreti in attacco e in difesa. E giocare con la stessa concentrazione per 95'. Dobbiamo affrontare questo momento. Abbiamo radici forti. I miei giocatori non sono scarsi, sono forti. L'aspetto mentale è la cosa più importante. Bisogna reagire, non piangersi addosso. Rimetteremo in campo la nostra identità già da subito. I dati sulle partite ci confortano. L'unica differenza rispetto alla stagione dello scudetto è che gli avversari stanno concretizzando molto di più, perché noi concediamo occasioni da gol più chiare".

Occhio a Felipe Anderson

Lo slogan dell'allenatore è sulla forza collettiva: "Alleno un gruppo molto responsabile. Noi lavoriamo sempre di gruppo, non cerchiamo mai il colpevole". Pescare nel passato, soprattutto nella famosa vittoria dell'Olimpico con la Lazio che fu lo scatto decisivo verso il titolo, aiuta, anche perché quel 2-1 firmato da Giroud e Tonali in rimonta al gol di Immobile arrivò dopo lo 0-3 con l'Inter nella semifinale di Coppa Italia, esattamente come adesso l'occasione del riscatto arriva dopo lo 0-3 nel derby arabo di Supercoppa: "Abbiamo passato dieci giorni difficili e l'anno scorso in casa della Lazio fu decisiva la nostra capacità di reazione alle mille difficoltà incontrate in quella partita. Ora non c'è Immobile, ma Felipe Anderson sta facendo bene con altri movimenti. Si affrontano due squadre dominanti e noi dobbiamo essere più dominanti di loro, per evitare che i loro giocatori di qualità entrino in gioco".

Ibrahimovic naviga a vista

Ma anche se non si cerca il colpevole della crisi e anche se il senso del gruppo prevale sul singolo, non c'è dubbio che questa trasferta romana rappresenti un esame individuale per tanti. Per Tatarusanu, portiere esperto pressato dal paragone con Maignan. Per Tomori e Kalulu, controfigure dell'ermetica coppia difensiva che nessuno metteva in discussione. Per Tonali e Bennacer, che mantengono alto il livello, ma sono abbandonati ai flutti di un centrocampo spesso in inferiorità numerica. Per Saelemaekers e Messias, che convivono con l'ombra per ora ipotetica di Zaniolo. Per Giroud, tornato esausto dal Mondiale ("ma i dati fisici ci dicono che sta bene", obietta Pioli) e ferito - insieme a Theo Hernandez che non ci sarà per una noia muscolare -  dalla finale persa ai rigori dalla Francia con l'Argentina. Per Diaz, sempre a un passo dal salto in alto della carriera. Per lo stesso Leao, che non ha più nulla da dimostrare sul piano tecnico ma non è ancora il trascinatore nei momenti critici. Il capitolo a parte è per Ibrahimovic, presenza assenza per dirla col filosofo: resta il capo dello spogliatoio, ma è immalinconito dalla prospettiva della carriera che volge al termine: "La sua tabella di recupero è nei tempi previsti, il ginocchio sta meglio. Ma si va di settimana in settimana. Anzi, di giorno in giorno". Cioè si naviga un po' a vista, come è costretto a fare il Milan in questa crisi di gennaio.