Sprofondo Milan, ecco come si è rotto il giocattolo. Maldini "in campo" per salvare gli 80 milioni della Champions
di Enrico Currò , di Enrico CurròROMA - Si è proprio rotto il giocattolo da 80 milioni di euro, i soldi che quest'anno può valere la Champions per il Milan, entrato negli ottavi di finale. Non lo confermano solo le cinque partite consecutive senza vittoria e soprattutto le tre umiliazioni di questo gennaio, aperto con l'illusorio successo di Salerno. Lo dimostra l'autocritica di uno tra i calciatori simbolo della cavalcata da scudetto della scorsa stagione, l'autore del gol che proprio all'Olimpico contro la Lazio rappresentò lo scatto decisivo. Tonali, dopo lo 0-4 incassato dall'irrefrenabile squadra di Sarri, al cui feroce contropiede manovrato i campioni d'Italia smarriti si sono inspiegabilmente e colpevolmente immolati, ha parlato di necessità di "ritrovare lo spirito dell'anno scorso e l'unità". Se ne evince, senza troppi giri di parole, che il gruppo non è più unito come prima e che gli screzi in campo nelle partite …
ROMA - Si è proprio rotto il giocattolo da 80 milioni di euro, i soldi che quest'anno può valere la Champions per il Milan, entrato negli ottavi di finale. Non lo confermano solo le cinque partite consecutive senza vittoria e soprattutto le tre umiliazioni di questo gennaio, aperto con l'illusorio successo di Salerno. Lo dimostra l'autocritica di uno tra i calciatori simbolo della cavalcata da scudetto della scorsa stagione, l'autore del gol che proprio all'Olimpico contro la Lazio rappresentò lo scatto decisivo. Tonali, dopo lo 0-4 incassato dall'irrefrenabile squadra di Sarri, al cui feroce contropiede manovrato i campioni d'Italia smarriti si sono inspiegabilmente e colpevolmente immolati, ha parlato di necessità di "ritrovare lo spirito dell'anno scorso e l'unità". Se ne evince, senza troppi giri di parole, che il gruppo non è più unito come prima e che gli screzi in campo nelle partite di campionato con Roma e Lecce e nel derby di Supercoppa a Riad, visti in diretta tv, erano lo specchio di un malessere ormai impossibile da nascondere, in questa fase in cui è diventata saltuaria la presenza di Ibrahimovic, per definizione leader e motivatore dello spogliatoio.
Stavolta nessuno si è lasciato andare alla stizza. Ma i giocatori hanno provato solo per un'ora ad aiutarsi l'un l'altro, mentre la Lazio imperversava. A poco a poco, quando Pioli ha attinto invano alla panchina col malinconico trio belga De Ketelaere-Origi-Saelemaekers, il pallido tentativo di aiuto reciproco si è interrotto. Tre immagini fotografano la situazione. Le azioni del rigore poi segnato da Luis Alberto e del 4-0 di Felipe Anderson, viste dalla prospettiva milanista, sono tipiche di una squadra a dir poco slegata. E l'uscita dal campo di Leao, con un'espressione che era tutta un programma, mette di nuovo in dubbio il rinnovo del contratto del calciatore più forte. La ricca Premier League soffia sul fuoco della sua insoddisfazione.
Un portafoglio semivuoto
In assenza del vertice straniero che non ha il dono della parola - la famiglia Singer, titolare del fondo Elliott, che di fatto continua a controllare il club, e il proprietario ufficiale Gerry Cardinale, che in teoria lo governa da lontano - per fortuna del Milan il capo del settore sportivo non è uno qualsiasi. Paolo Maldini ha parlato dopo la disfatta e ha detto cose semplici ma non banali, invitando la critica a non essere smemorata. Ha ricordato che la squadra resta comunque seconda in classifica, che è reduce dallo scudetto vinto con merito, che nella scorsa stagione è tornata in Champions dopo 7 anni di esilio, che in questa è entrata tra le prime sedici d'Europa, che Pioli non va messo in discussione e soprattutto che sono lontani i favolosi anni Novanta, in cui la società poteva spendere e spandere sul mercato i soldi di Berlusconi senza l'attuale dominio finanziario della Premier League: adesso, ha argomentato la memoria storica, "non possiamo più prendere campioni già formati, ma li dobbiamo creare".
La trattativa per Zaniolo
Il portafoglio è semivuoto. I conti in ordine e il rispetto dei parametri Uefa sono una necessità. Il problema è che il percorso per plasmare un talento può non essere privo di intoppi (vedi Kalulu e Tomori). Anche la trattativa con la Roma per l'ingaggio di Zaniolo si inserisce in questo filone: la ricerca del rilancio di un giocatore la cui crescita è stata rallentata dagli infortuni e non solo. Non spendere più di quanto si incassa: l'imperativo del settlement agreement di Nyon, al quale la dirigenza sportiva resta vincolata se quella finanziaria non decide di alzare il budget, obbliga al tetto degli stipendi. Zaniolo sembra disposto a conservare più o meno lo stesso della Roma (poco più di 2 milioni di euro l'anno). L'eccezione per Leao, che pareva certa, dipende invece dalla qualificazione alla Champions.
Il caso infortuni è apertissimo
I tifosi hanno capito il messaggio: a Roma, malgrado il progressivo materializzarsi di una disfatta che non è dipesa certo dall'assenza di Hernandez acciaccato e dal precoce infortunio di Tomori (lesione di un muscolo rotatore dell'anca sinistra, derby a forte rischio), non hanno mai smesso di incitare la squadra. Ma nel discorso di Maldini è implicito che la partecipazione alla Champions è ormai imprescindibile. L'ingresso negli ottavi di finale può fruttare una cifra vicina agli 80 milioni di euro: immaginare di dovervi rinunciare, nella prossima stagione, equivarrebbe alla constatazione che il progressivo riavvicinamento alla nobiltà europea ("sappiamo di non essere ancora al livello delle migliori", frase cruda quanto realistica) deve essere per forza rinviato. Qui entrano in ballo Pioli e i giocatori.
Lo sbilanciamento tattico
Milanello è stato il laboratorio del sistema offensivista, che in questa fase non funziona più e non solo per il classico blocco mentale: ci sono anche evidenti problemi atletici e c'è un chiaro sbilanciamento tattico. Il Milan di oggi, più lento e con Giroud ed Hernandez tornati esausti dal Mondiale, non si può permettere 4-5 giocatori - a Roma erano Giroud, Leao, Messias e Diaz, più il terzino solo nominale Dest - che partecipano poco alla fase difensiva e che costringono Tonali e Bennacer al perenne inseguimento, in inferiorità numerica, dei palleggiatori avversari. Adesso che Kessié è andato a Barcellona ("le sue erano richieste troppo alte per noi", altra puntualizzazione di Maldini), urgono aggiustamenti tattici: l'equilibratore Krunic è un candidato naturale contro il Sassuolo, partita cruciale in cui mancherà per squalifica Bennacer. Ma ogni ripensamento è condizionato dagli imprevisti. Maignan, il portiere dello scudetto mai così rimpianto, avvista la Champions col Tottenham. Ma all'Olimpico si è fatto male Tomori e non si sa per quanto resterà fuori: il caso infortuni muscolari è apertissimo.