Milan: Giroud ritrova il gol, Theo se stesso. Ma a Pioli serve il vero Leao
di Enrico Currò , di Enrico CurròMILANO - Anche se manca sempre l’indispensabile Maignan in porta, ci sono di nuovo tracce di Francia nel Milan, che col Torino ha interrotto la sua serie nera. Averle ritrovate proprio a ridosso della partita più difficile, l’andata degli ottavi di finale di Champions col Tottenham, è certamente confortante per una squadra che aveva trovato lo scudetto soprattutto parlando francese. La traccia più importante è il doppio ritorno: di Hernandez ai livelli del pre Mondiale e di Giroud al gol. Ma c’è anche Kalulu, che dopo alcune partite di appannamento (eufemismo) ha dimostrato nel secondo tempo, in particolare con la galoppata in contropiede e l’assist sprecato da Hernandez, di essersi riappropriato della sua migliore qualità: la spregiudicatezza. Il Milan in questa stagione ha perso due volte su due il confronto con la Premier League, contro il Chelsea nella fase a gironi. Il terzo, col Tottenham, diventer&agr…
MILANO - Anche se manca sempre l’indispensabile Maignan in porta, ci sono di nuovo tracce di Francia nel Milan, che col Torino ha interrotto la sua serie nera. Averle ritrovate proprio a ridosso della partita più difficile, l’andata degli ottavi di finale di Champions col Tottenham, è certamente confortante per una squadra che aveva trovato lo scudetto soprattutto parlando francese. La traccia più importante è il doppio ritorno: di Hernandez ai livelli del pre Mondiale e di Giroud al gol. Ma c’è anche Kalulu, che dopo alcune partite di appannamento (eufemismo) ha dimostrato nel secondo tempo, in particolare con la galoppata in contropiede e l’assist sprecato da Hernandez, di essersi riappropriato della sua migliore qualità: la spregiudicatezza. Il Milan in questa stagione ha perso due volte su due il confronto con la Premier League, contro il Chelsea nella fase a gironi. Il terzo, col Tottenham, diventerà il parametro della distanza rispetto alle squadre più forti e più ricche d’Europa, che Maldini ha indicato, senza nascondersi dietro i facili proclami, come il limite persistente nella ricorsa all’antico ruolo del club.
Maldini unico portavoce societario
Maldini, in assenza di interventi diretti o indiretti del proprietario americano Gerry Cardinale, resta finora il riferimento principale del Milan nella comunicazione coi media. In via Aldo Rossi si parla di videochat quotidiane con gli Usa: Cardinale collegato con l’ad Furlani e con lo stesso Maldini. Però finora è soltanto il simbolo vivente del club, responsabile dell’area sportiva affiancato da Massara, a presentarsi con una certa regolarità in tivù, prima delle partite, a spiegare la linea societaria. Da lui si è saputo, ad esempio, che il rinnovo del contratto di Leao è ancora da definire. Non è un dettaglio insignificante, perché la vicenda va avanti in pratica dall’inizio dalla stagione ed è ormai chiarissimo che sta incidendo sul rendimento del migliore giocatore, soprattutto per il famoso risvolto della sanzione che lui deve pagare allo Sporting Lisbona. Mentre le situazioni dei compagni vengono via via risolte – il prossimo dovrebbe essere Giroud – il campioncino portoghese resta sospeso tra la condizione dichiarata di milanista promesso anche per il futuro e quella di potenziale transfuga, con la solita Premier League pronta a ingaggiarlo da un momento all’altro. Non è la migliore premessa per presentarsi al duello col Tottenham, come ben spiegano gli inviti a di Ibrahimovic e dello stesso Maldini a pensare solo al campo.
Centrocampo zoppo, Bennacer in dubbio
La squadra di Conte gioca con la difesa a tre, secondo prassi dell’ex ct della Nazionale. E non va escluso che la recente metamorfosi tattica del Milan di Pioli, appena passato a questo sistema di gioco sia nel derby di campionato sia contro il Torino, sia nata anche dall’opportunità di schierarsi così contro il Tottenham, ma attraverso le verifiche sul campo. Le verifiche sono state due, con l’Inter di Simone Inzaghi e col Torino di Juric (squadre entrambe note per la difesa a tre). La prima è andata maluccio, la seconda un po’ meglio. Di sicuro Pioli arriva all’appuntamento di Champions con una tattica collaudata e con una linea difensiva migliorata, dove è possibile l’innesto del tedesco Thiaw (affidabile contro il Torino) e auspicabile il rientro di Tomori dopo l’infortunio (Kjaer non è ancora al massimo). Ma è a centrocampo, nella fase di costruzione del gioco, che molto ancora non funziona. L’eventuale assenza di Bennacer, se non dovesse guarire in tempo per il Tottenham, è il vero nodo, perché Tonali non può reggere da solo il ruolo di architetto dell’azione (Krunic ha altre caratteristiche). La compensazione può arrivare dagli strappi sulle fasce: più che a destra, dove Calabria o Saelemakers o Messias dovranno cercare di alimentare col cross l’acrobata Giroud, ovviamente a sinistra, dove il redivivo Hernandez è la vera preoccupazione tattica di Conte. Poi c’è la fantasia, questa grande dimenticata. Potrà provvedere l’ondivago Diaz? Potrà arrivare finalmente lo scatto d’orgoglio di De Ketelaere? La cosa più logica è aspettarsela da Leao, al quale Pioli ha dedicato una postilla personale. L’attaccante irresistibile quando scappa sulla fascia ha detto all’allenatore di sentirsi più a suo agio da seconda punta, cioè quando può muoversi senza vincoli di posizione attorno a Giroud, con libertà di ingresso in area e di tiro in porta o di duetto rapido in spazi stretti. Se è così, la Champions è l’occasione per dimostrarlo.