Milan e Tottenham, ombre sulla Champions. Quanti guai per Pioli, Conte, Cardinale e Levy
di Enrico Currò , di Enrico CurròMILANO — Pioli e Conte, Cardinale e Levy: non c'è pace sulle panchine di Milan e Tottenham, ma neppure sulle poltrone. Sono parecchie le similitudini tecniche e societarie tra i campioni d'Italia e gli Spurs, portati dai loro allenatori rispettivamente a uno scudetto non pronosticato e alla qualificazione Champions attraverso il campionato più difficile del mondo, eppure pressati dal presente e dall'obbligo classico del ruolo: il risultato. I due club stanno per contendersi un posto tra i primi otto d'Europa, ma sono già costretti a pensare alla prossima annata. E i loro reggenti, Gerry Cardinale e Daniel Levy, sono al centro delle polemiche, che a Casa Milan sono anche di carattere giudiziario con le cause pendenti, per la precedente proprietà del fondo angloamericano Elliott, in Lussemburgo, a Milano e a New York.
Maignan e Lloris ko: niente Francia in porta
Le analogie di campo riguardano il piazzamento in campio…
MILANO — Pioli e Conte, Cardinale e Levy: non c'è pace sulle panchine di Milan e Tottenham, ma neppure sulle poltrone. Sono parecchie le similitudini tecniche e societarie tra i campioni d'Italia e gli Spurs, portati dai loro allenatori rispettivamente a uno scudetto non pronosticato e alla qualificazione Champions attraverso il campionato più difficile del mondo, eppure pressati dal presente e dall'obbligo classico del ruolo: il risultato. I due club stanno per contendersi un posto tra i primi otto d'Europa, ma sono già costretti a pensare alla prossima annata. E i loro reggenti, Gerry Cardinale e Daniel Levy, sono al centro delle polemiche, che a Casa Milan sono anche di carattere giudiziario con le cause pendenti, per la precedente proprietà del fondo angloamericano Elliott, in Lussemburgo, a Milano e a New York.
Maignan e Lloris ko: niente Francia in porta
Le analogie di campo riguardano il piazzamento in campionato e gli infortuni. Entrambe le squadre inseguono la zona Champions, con tutti gli alti e bassi del caso. Basta il quarto posto, ma la corsa è lunga. Il Milan, dopo la crisi dalla quale spera di essere uscito con la vittoria sul Torino, è quinto per differenza reti, a pari punti con Atalanta e Roma e con due di vantaggio sulla Lazio. Anche il Tottenham è quinto (e ancora in gara nella FA Cup, la Coppa d'Inghilterra, dove l'1 marzo giocherà a Sheffield), però la batosta in casa del Leicester, dopo tre partite confortanti e la vittoria sul Manchester City, ha rinviato l'attacco a Newcastle e Manchester United, mentre il Brighton prova ad avvicinarsi. Quanto agli infortuni, continuano a condizionare le scelte sia di Pioli (confida nel recupero di Tomori e Bennacer) sia di Conte (è allarme per Bentancur), accomunati da una singolare coincidenza: a San Siro non potranno schierare i due portieri titolari, che sono anche i primi due nelle gerarchie della Francia vicecampione del mondo. Senza Lloris e Maignan, attorno ai sostituti Forster e Tatarusanu non c'è esattamente un clima di fiducia.
Levy attaccato dai tifosi e da Guardiola
L'analogia più rumorosa tra Milan e Tottenham è tuttavia legata alle vicende del vertice dei due club, non proprio serene in questo momento. Il proprietario degli Spurs, l'ottantaseienne miliardario inglese Joe Lewis, fu tra i precursori delle multiproprietà nel calcio con la sua Enic (tra le controllate c'è stato anche il Vicenza della semifinale di Coppa delle Coppe 1998 con Guidolin in panchina) e non ha smesso di investire nel settore: sia il centro sportivo di Enfield sia lo stadio, il New Hart Lane inaugurato nel 2019, vengono considerati tra gli esempi della modernizzazione anche architettonica del calcio. Ma sugli investimenti ci sono scuole di pensiero diverse. E sull'emissario calcistico di Lewis, Daniel Levy, 61 anni, dal 2001 presidente del club, si sono da tempo riversate le critiche dei tifosi, che lo accusano di affarismo perché l'ultimo successo della squadra risale alla Coppa di Lega del 2008. In questi giorni l'attacco più forte, di altra natura, gli è arrivato da un nome illustre del calcio mondiale come Pep Guardiola. L'allenatore del City lo ha accusato di capeggiare la fronda della Premier League, che sulla sponda degli Sky Blues sta portando il timore della retrocessione per operazioni finanziarie illecite. Levy ha per ora risposto soltanto alle critiche dei tifosi, attraverso una produzione video proprio della Premier League: Daniel Levy: Building a Home. Due i messaggi principali. Il primo è partito mentre il direttore sportivo, Fabio Paratici, è alle prese con l'inibizione della Figc per 30 mesi sul caso plusvalenze alla Juventus: "I nostri livelli di spesa dimostrano che abbiamo investito nella squadra, ma camminiamo su una linea sottile tra investimenti a lungo termine e obiettivi a breve termine. Gli errori a questo livello hanno un impatto finanziario e sportivo per stagioni future. Abbiamo sentito e continuiamo a sentire l'impatto finanziario per gli acquisti di giocatori che non hanno funzionato come previsto". Il secondo messaggio parrebbe rivolto a Conte, il cui contratto è in scadenza a giugno: "Gli allenatori sanno che sono solo una parte del gioco: vanno e vengono. Tutti sogniamo un manager che resti per 10-15 anni, ma è molto molto difficile".
RedBird e il caso Leao, appuntamento con Maldini
Gerry Cardinale, che dallo scorso 31 agosto con la sua RedBird Capital è il proprietario del Milan, è stato finora assai meno loquace, nonostante non manchino le questioni sul tavolo: non si è ancora espresso su Pioli, non ha ancora chiarito pubblicamente se e quanto sia forte il suo appoggio al vertice sportivo Maldini-Massara e soprattutto non ha ancora fugato i dubbi sui pesi decisionali all'interno della società, col fondo Elliott della famiglia Singer che gli ha venduto il Milan ma gli ha anche garantito un prestito consistente (la cifra ufficiosa supera i 550 milioni di euro). La partita col Tottenham diventa l'occasione propizia a Cardinale per rompere il silenzio che dura ormai, al di là di qualche comunicato o dei monologhi alle convention negli Usa o a Londra sullo sport business, da cinque mesi e mezzo. Cardinale è annunciato martedì sera a San Siro. E anche se la sua agenda è più misteriosa di quella di un capo di Stato, è verosimile che si presenti nelle prossime ore a Casa Milan, dove il tema più caldo per i tifosi è quello del rinnovo del contratto di Leao.
Niente pace tra Elliott e Yonghong Lì
Le nebbie al Portello non mancano. Ora che la Procura di Milano ha aperto un fronte giudiziario con l'indagine sulla vendita del club, restano due le cause in ballo e nessuna appare vicina alla conclusione. Non lo è, tra ricorsi e controricorsi, il contenzioso all'origine dell'inchiesta milanese, nato dall'esposto presentato in Lussemburgo e a New York dall'ex azionista di minoranza del Milan, Salvatore Cerchione, che si ritiene danneggiato dalla trattativa Elliott-RedBird, per non esserne stato avvisato, e la giudica opaca. Ma non lo è nemmeno il procedimento aperto in Lussemburgo dai legali dell'ex proprietario del Milan, il cinese Yonghong Li, che nel 2018 perse il club per non avere pagato un debito di 32 milioni a Elliott e che ha ottenuto dal tribunale lussemburghese il sequestro cautelativo di 364 milioni del fondo dei Singer. Tra Yonghong Li ed Elliott è stato sì appena raggiunto, come anticipato da Repubblica, un accordo sul sequestro (la Rossoneri Sport Investment (Li) e Project Redblack (Elliott) hanno appunto trovato un'intesa con cui Li acconsente alla revoca del congelamento dei 364 milioni). Ma non si tratta di una transazione sulle pretese avanzate da Rossoneri: la causa di risarcimento resta dunque pendente in tribunale. Per il momento non c'è pace attorno al Milan, nemmeno tra Li e i Singer.