Milan, è passato lo straniero: l'autarchia al contrario di San Siro
di Furio Zara , di Furio ZaraMelting Milan pot. Prima gli italiani anche no. Passa lo straniero e si invola sulla fascia: per i pochi ostinati reduci dell'identità nazionale declinata nel pallone, sul ponte sventola bandiera bianca (se ne facciano una ragione: quella tricolore è stata ripiegata da tempo). Il Milan sceso in campo ieri sera contro la Salernitana era composto di soli calciatori stranieri. E' la prima volta che accade nella storia del club. Ci si doveva arrivare, prima o poi. Da Maignan a Giroud, passando per Kalulu e Theo Hernandez: quattro francesi, più un inglese (Tomori), un tedesco (Thiaw), un belga (Saelemaekers), un algerino (Bennacer), un bosniaco (Krunic), uno spagnolo (Brahim Diaz) e un portoghese (Leao), il gatto, il topo e l'elefante, solo non si vedono italiani all'orizzonte.
Melting Milan pot. Prima gli italiani anche no. Passa lo straniero e si invola sulla fascia: per i pochi ostinati reduci dell'identità nazionale declinata nel pallone, sul ponte sventola bandiera bianca (se ne facciano una ragione: quella tricolore è stata ripiegata da tempo). Il Milan sceso in campo ieri sera contro la Salernitana era composto di soli calciatori stranieri. E' la prima volta che accade nella storia del club. Ci si doveva arrivare, prima o poi. Da Maignan a Giroud, passando per Kalulu e Theo Hernandez: quattro francesi, più un inglese (Tomori), un tedesco (Thiaw), un belga (Saelemaekers), un algerino (Bennacer), un bosniaco (Krunic), uno spagnolo (Brahim Diaz) e un portoghese (Leao), il gatto, il topo e l'elefante, solo non si vedono italiani all'orizzonte.
In fondo era già tutto scritto dall'inizio: il padre fondatore del Milan Foot-Ball and Cricket Club era un inglese di Nottingham, Mr Herbert Kilpin. E connazionali di Kilpin erano il primo presidente onorario (Alfred Edwards) e il primo capitano e primo marcatore (David Allison). Precisazione storica: sono gli stranieri ad aver tenuto a battesimo il calcio italiano all'alba del 900. Agli albori, se date una scorsa alle squadre dell'epoca, le rose erano composte in larga prevalenza da stranieri, per lo più inglesi residenti in Italia per motivi di lavoro.
Prima tappa fondamentale: nel 1927 - in ossequio all'autarchia fascista - le frontiere vengono chiuse, il tesseramento vale solo per gli oriundi. Seconda tappa: dopo la Seconda Guerra Mondiale si riapre: oriundi a raglio - trovare una prozia di Civitavecchia non è un problema - più due altri stranieri per squadra. Terza tappa: nel 1966 - dopo la disfatta Corea ai Mondiali di Inghilterra - la FIGC pone il veto. La Serie A rimane quindici anni senza stranieri. 1980: vengono riaperte le frontiere, prima uno per squadra, poi due, quindi tre infine tana liberi tutti, è l'invasione degli ultracorpi. Oggi in A l'utilizzo degli stranieri si attesta attorno al 76%. Il Milan in questa stagione è quarto (82,8%), in una classifica guidata dallo Spezia (86,9%). Quindi: stupirsi è un lusso che nessuno si può concedere. L'ultimo Milan tutto italiano - nella rosa - è quello che arrivò in ritardo all'appuntamento con la Storia. Nel 1980 come detto vennero riaperte le frontiere, ma i rossoneri erano finiti in B in seguito al calcioscommesse.
Quella stagione - 1980-81 - annoverava solo cognomi italianissimi: Piotti Ottorino, Baresi Franco, Bet Aldo, Collovati Fulvio, Buriani Ruben, Antonelli Roberto e via così. L'anno dopo - conquistata la promozione in A - arrivò a Milano lo scozzese Joe Jordan, detto "The Shark", "Lo Squalo", per via di una dentatura improbabile: dopo uno scontro di gioco svariati denti gli erano saltati dalla bocca, come petardi la notte di Capodanno. Nella storia della Serie A del dopoguerra la prima squadra ad aver schierato per prima solo giocatori stranieri è stata l'Inter. Data storica: 19 ottobre 2008, Roma-Inter 0-4, era l'armata di Mourinho, che cominciava con Julio Cesar e finiva con Ibrahimovic. Da allora hanno giocato senza stranieri l'Udinese (9 volte), l'Inter (8), la Roma (3), la Fiorentina e il Napoli (2), il Bologna, il Torino, lo Spezia e appunto il Milan (una volta a testa). Eppure esattamente trent'anni fa - nonostante la moda imperante - ci fu chi provò la via dell'autarchia. Era il 1993/94 e l'ItalPiacenza di Leonardo Garilli - appena agguantata la sua prima storica promozione in A - sventolava la bandiera tricolore. L'allenatore era Gigi Cagni, c'erano Taibi e Maccoppi, Papais e De Vitis, Ferrante e Piovani. L'unica eco straniera era costituta da Polonia, che però di nome faceva Cleto, giocava terzino destro ed era nato a Tolmezzo, Carnia, Friuli Venezia Giulia, Italia.