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Milan, Pulisic: "Io come Leao, tornerò quello che ero prima del Chelsea”

Christian Pulisic

Christian Pulisic

 
Il fantasista americano è arrivato a Milanello: per lui contratto di quattro anni con opzione sul quinto. I Blues lo pagarono 64 milioni, ora è costato un terzo: “Convinto da Pioli, da Giroud e dalla leggenda”. Avrà la 11 di Ibrahimovic
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Il terzo americano della storia del Milan - e il secondo, dopo Dest, del Milan americano – è un piccolo genio che s’era perso nella confusione di Chelsea, dove comunque ha vinto una Champions (2021) pur non essendo quasi mai riuscito a riesumare quelle risorse di classe pura che invece aveva mostrato al Borussia Dortmund, la sua porta d’accesso all’Europa, dove arrivò minorenne e se ne andò quattro anni dopo con l’etichetta di fenomeno possibile, costato infatti 64 milioni di euro. Il Milan ha pagato Christian Pulisic un terzo, gli ha affidato il numero 11 di Ibrahimovic (“È una maglia che mi piace, il fatto che fosse quella di Ibra la rende ancora più prestigiosa”) e soprattutto gli offre la possibilità di tornare a essere quello di Dortmund. Dopotutto, tra Borussia e Milan ci sono molte più analogie di quante ce ne siano con il Chelsea.

Pulisic: “Il Milan è per me un nuovo inizio”

Infatti lui, nel suo primo giorno a Milanello, ha insistito su un concetto: “Questo per me può essere un nuovo inizio. Al Chelsea non ho più avuto la possibilità di esprimermi e non è un problema che ha riguardato soltanto me. Penso per esempio a come stia facendo bene Tomori da quando è in Italia. Qui so di poter tornare ai miei livelli e di attestarmi al top della carriera”.

Pulisic, ala destra nel 4-3-3 o erede di Brahim nel 4-2-3-1

Pulisic ha firmato per quattro anni, con opzione sul quinto, e nei piani di Pioli sarà il contrappeso di destra a Leao nel tridente con Giroud in mezzo. In alternativa, può essere l’erede di Brahim Diaz nel 4-2-3-1. “Sono abituato a giocare a sinistra, ma mi trovo molto bene anche a destra o dietro le punte. Leao è impressionante quando dribbla e davanti alla porta, penso di essere un giocatore simile, mentre con Giroud ho un ottimo rapporto. In questi giorni io e Olivier ci siamo sentiti, ma avremo tempo di parlare di questioni tattiche. Ci sarà solo bisogno di allenarmi con gli altri e capire come posso contribuire al massimo. Io centravanti? In quel ruolo ci sono già altri giocatori”.

Per Pioli il quarto ex Chelsea

Pulisic è il quarto ex Chelsea a Milanello: si riunisce a Tomori, Giroud e Loftus-Cheek (“Sarà emozionante ritrovarci”), a vario titolo esuberi di uno squadrone ricco in maniera spropositata che però l’anno prossimo in Europa starà a guardare, al contrario del neo-rossonero. “Uno dei motivi per cui sono qui è la possibilità di giocare la Champions. Non scelgo tra coppa e campionato: l’anno scorso il Milan è andato vicino a vincere, quest’anno spingeremo un po’ di più per farcela. Niente è impossibile”.

Pulisic, un americano per il Milan americano

Pulisic è al Milan anche perché americano: da capitano della nazionale a stelle e strisce, porta in dote follower e appassionati e schiude possibilità di sviluppo commerciale, a maggior ragione visto che la settimana prossima i rossoneri saranno in tournée negli Usa. “Negli Stati Uniti la percezione che si ha del Milan è in linea con quella che c’è nel resto del mondo, da bambino avevo tanti amici con la maglia rossonera. Ed è bello avere delle radici in comune con la proprietà. Quando ho saputo del Milan, le prima parole che mi sono venute in mente sono state storia e leggenda, giocatori come Kakà o Ibra li ho ammirati fin da bambino. Ma alla fine ho scelto di venire qui perché mi sono sentito desiderato da un club impressionante. Dopo aver parlato con Pioli e con i miei ex compagni del Chelsea, ho deciso in fretta il mio futuro”.

Il cognome a doppia pronuncia: “Chiamatemi come volete, alla croata o all’americana”

Infine, si tratterà di decidere come chiamarlo: Pulisic con la c dolce delle lingue slave oppure con la c dura come la pronunciano gli anglofoni? “Date le mie origini croate, Pulisic con la c dolce sarebbe la dizione corretta, ma negli Usa sono sempre stato chiamato nell’altro modo. Qui però siamo vicini alla Croazia, quindi comunque mi chiamerete non vi sbaglierete”.

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