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Milan, il Psg misura la febbre rossonera: Pioli è a rischio. San Siro aspetta Donnarumma

Stefano Pioli

 
Domani la sfida in Champions: vincere per uscire dalla crisi. L’ex n.1 nel mirino ultrà, da Florenzi e Calabria invito alla coesione
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Milano. Secondo la vecchia legge, l’allenatore è il capro espiatorio ideale. Così Pioli in meno di tre mesi è passato dall’etichetta di genio del calcio, legittimato al regno assoluto su Milanello, a quella di apprendista stregone, reduce da tre sconfitte e un pareggio nelle ultime quattro partite. Lui sa bene come il giudice unico siano i risultati e non il popolo anonimo del #Pioliout, che fa già il totonomi per il successore in corso d’opera — Gallardo, Tudor o Donadoni — e candida per la prossima stagione De Zerbi. Il duello di domani a San Siro col Psg è più importante di qualsiasi voce, anche se solo una vittoria, più il bis a Lecce prima della sosta, rinsalderebbe la panchina.

Ibrahimovic, pallino di Cardinale

Gli obiettivi sono intatti, in campionato e in Champions. Però Ibrahimovic resta il pallino di Gerry Cardinale, l’azionista di controllo del club, che vuole l’ex campione tra i suoi consulenti calcistici personali, con delega tecnica e ampia facoltà di intervento sullo sp…

Milano. Secondo la vecchia legge, l’allenatore è il capro espiatorio ideale. Così Pioli in meno di tre mesi è passato dall’etichetta di genio del calcio, legittimato al regno assoluto su Milanello, a quella di apprendista stregone, reduce da tre sconfitte e un pareggio nelle ultime quattro partite. Lui sa bene come il giudice unico siano i risultati e non il popolo anonimo del #Pioliout, che fa già il totonomi per il successore in corso d’opera — Gallardo, Tudor o Donadoni — e candida per la prossima stagione De Zerbi. Il duello di domani a San Siro col Psg è più importante di qualsiasi voce, anche se solo una vittoria, più il bis a Lecce prima della sosta, rinsalderebbe la panchina.

Ibrahimovic, pallino di Cardinale

Gli obiettivi sono intatti, in campionato e in Champions. Però Ibrahimovic resta il pallino di Gerry Cardinale, l’azionista di controllo del club, che vuole l’ex campione tra i suoi consulenti calcistici personali, con delega tecnica e ampia facoltà di intervento sullo spogliatoio. Il manager statunitense dell’entertainment è avvezzo ai rapporti con le star: dal socio più famoso, il cestista Nba LeBron James, all’amica cantante e attrice Jennifer Lopez. Un personaggio come Zlatan rientrerebbe a pieno titolo nella cerchia, se non fosse che per il suo primo incarico da dirigente non può certo accettare un ruolo esterno, come quello dei due consulenti più noti di Cardinale (il cui arrivo oggi a Milano potrà chiarire la situazione): il guru del baseball Billy Beane, mister Moneyball, e l’esperto di algoritmi Luke Bornn, più di una volta avvistato a Milanello. Per Ibra serve un ruolo operativo — ad esempio con facoltà di fissare regole e dare multe — che però ridimensionerebbe i poteri dell’ad Furlani, del responsabile del mercato Moncada e soprattutto di Pioli. Il quale ha dichiarato che l’attuale struttura lo soddisfa.

Per Donnarumma contestazione annunciata

Ma ieri, dopo lo 0-1 con l’Udinese, nessun dirigente era accanto alla squadra ed è singolare come, dopo Psg e appunto Udinese, oltre all’allenatore abbiano parlato in pubblico solo i veterani Calabria e Florenzi, per richiamare il gruppo alla coesione. Non è l’ideale per la rivincita col Psg di Luis Enrique, di Mbappé e dell’ex Donnarumma, atteso dalla contestazione annunciata della Curva Sud. Gli infortuni a ripetizione (Pulisic, Loftus-Cheek e Chukwueze sono recuperati con qualche ansia), rappresentano un alibi a doppio taglio: seminano dubbi sulla preparazione atletica e mettono a nudo i difetti del mercato estivo da 125 milioni di euro. Mancano un vice Giroud all’altezza, visti Jovic e Okafor, e un vice del regista convalescente Bennacer, perché non lo sono Reijnders e Musah. Col Psg, per puntellare la sua panchina, Pioli deve affidarsi ai soliti notissimi: Leao, Hernandez, Maignan e Giroud.

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