Il Milan di Ibra contro il Monza di Galliani. Pioli riparte dalla metamorfosi di Newcastle
di Enrico CurròMILANO - Tecnicamente si chiama retrocessione la discesa in Europa League del Milan, semifinalista della scorsa Champions. Accentua il disappunto dei tifosi il fatto che nell’edizione in corso siano rimaste Inter, Lazio e Napoli, anche se il sorteggio degli ottavi di finale mette loro parecchia apprensione. Date le premesse, non era dunque possibile festeggiare troppo la vittoria di Newcastle. Però lo scampato pericolo di ritrovarsi a metà dicembre col solo obiettivo dichiarato di finire tra le prime quattro in campionato - e con Ibrahimovic commissario straordinario dell’allenatore e della dirigenza sportiva - ha reso comprensibile qualche scena di esultanza da parte dei presunti commissariati. La suddetta retrocessione offre del resto un’occasione storica: l’unico trofeo che manca al Milan è proprio la Coppa Uefa, sia nella vecchia denominazione sia in quella attuale di Europa League. Nel frattempo si profila un’altra occasione minore: quella di aggiustare la classifica in serie A, …
MILANO - Tecnicamente si chiama retrocessione la discesa in Europa League del Milan, semifinalista della scorsa Champions. Accentua il disappunto dei tifosi il fatto che nell’edizione in corso siano rimaste Inter, Lazio e Napoli, anche se il sorteggio degli ottavi di finale mette loro parecchia apprensione. Date le premesse, non era dunque possibile festeggiare troppo la vittoria di Newcastle. Però lo scampato pericolo di ritrovarsi a metà dicembre col solo obiettivo dichiarato di finire tra le prime quattro in campionato - e con Ibrahimovic commissario straordinario dell’allenatore e della dirigenza sportiva - ha reso comprensibile qualche scena di esultanza da parte dei presunti commissariati. La suddetta retrocessione offre del resto un’occasione storica: l’unico trofeo che manca al Milan è proprio la Coppa Uefa, sia nella vecchia denominazione sia in quella attuale di Europa League. Nel frattempo si profila un’altra occasione minore: quella di aggiustare la classifica in serie A, da qui ai play-off europei del 15 e 22 febbraio, sfruttando subito il teorico abbrivio iniziale del calendario. Monza in casa, Salernitana in trasferta, ancora Sassuolo in casa ed Empoli in trasferta: fino all’Epifania gli ostacoli sembrano tutti abbordabili e il consolidamento di un posto in classifica da zona Champions (la prossima) pare decisamente possibile.
Tomori e il confronto del St.James’ Park
Si comincia col derby di San Siro contro Galliani. E al di là dell’incrocio con l’ex plenipotenziario dell’era Berlusconi e col club che rappresenta l’ultimo atto calcistico felice del demiurgo di un incancellabile trentennio rossonero, non c’è troppo spazio per le suggestioni. Il momento resta delicato. Che cosa sia accaduto nello spogliatoio del Milan durante l’intervallo della partita del St. James’ Park, esempio nitido della metamorfosi di una squadra tra il primo e il secondo tempo, lo ha accennato Tomori al confessionale di Sport Mediaset: “Ci siamo detti che non avevamo più niente da perdere e che dovevamo dare tutto”. Quali siano stati i toni del dibattito, al quale ha ovviamente preso parte anche Pioli, è un segreto che verrà forse svelato in futuro. Ma ne resta subito evidente l’effetto primario: il pareggio quasi immediato, custodito dalla solita parata stratosferica di Maignan, e la graduale presa di possesso del gioco, con risultato ribaltato nel finale in maniera del tutto ineccepibile. L’effetto secondario, ma non troppo, è che l’allenatore può pensare al futuro, personale e collettivo, con molta meno ansia. E che adesso è più lineare l’insediamento di Ibrahimovic, la cui prima apparizione pubblica dopo l’annuncio del suo ingaggio come consulente-dirigente potrebbe essere proprio in tribuna a San Siro per la partita col Monza (è febbricitante, da qui il condizionale).
La strategia del pupillo di Berlusconi
Del duello tattico tra Pioli e Palladino, il pupillo di Berlusconi che si presenta alla sfida forte del nono posto con soli 8 punti in meno, spicca una necessità per il Milan: correggere urgentemente il difetto più vistoso degli ultimi tempi, la vulnerabilità difensiva. Il piccolo Monza arriva alla partita con lo stesso numero di sconfitte del più nobile avversario (4 in 15 giornate) e con meno gol subiti (14 contro 18). La statistica deriva non solo dalla decimazione della difesa milanista per gli infortuni, ma anche dal palese sbilanciamento del sistema di gioco, con scarso filtro del centrocampo. La sconfitta con l’Atalanta ha reso ancora più evidente il difetto: l’unico difensore puro era Tomori, con Florenzi spostato in mediana davanti al centrale difensivo Hernandez, adattato sul centro-sinistra.
Jovic e il posto in attacco
Il primo tempo di Newcastle ha chiarito che due soli mediani-incontristi (nello specifico Musah e Reijnders, inclini alle uscite palla al piede) non bastano a coprire le puntate degli avversari in porzioni di campo così estese. Invece il secondo tempo in Inghilterra ha spiegato bene, negli ultimi 25 minuti recupero compreso, che il modulo più adatto a equilibrare la squadra è il vecchio 4-4-2: gli spazi per gli avversari si restringono, le chiusure sono meno faticose, le alternative Chukwueze e Okafor trovano più facilità di palleggio stretto e soprattutto la solitudine di Giroud viene alleviata dalla presenza di Jovic, attaccante sempre più convincente e decisivo nelle ultime 5 presenze tra campionato e Champions. Il suo buon rendimento, sia dall’inizio sia dalla panchina, ha indotto i dirigenti a un supplemento di discussione sull’opportunità di acquistare o meno una punta a gennaio, quando sarà invece inevitabile l’arrivo di un difensore (è sul tavolo l’ipotesi del prestito di Lenglet dal Barcellona). Per questo, se col Monza la squalifica di Calabria porterà all’uso di Florenzi a destra e all’inserimento di un giovane tra il centrale Simic e il terzino Bartesaghi, e se l’indisponibilità dell’acciaccato Musah sembra postulare il dubbio a centrocampo tra Bennacer dal primo minuto e Pobega, il vero dilemma è sull’abiura dell’offensivismo spinto a favore dell’equilibrio garantito dalla doppia punta e dal centrocampo a quattro, sia pure con la fantasia di Pulisic e Leao sulle fasce. In teoria Jovic è un’alternativa a Giroud (anche col Monza, per fare tirare il fiato al veterano). In pratica il campo sta dicendo che la coppia di punta (con loro due o con Okafor) funziona. E che è funzionale a una tattica più bilanciata e meno rischiosa.