La leggenda del pianista Adli: col suo gol Pioli prova a tenersi la panchina del Milan
di Enrico CurròYacine Adli, 23 anni
(reuters)MILANO - È la leggenda del pianista che vuole prendersi il Milan. Storia emblematica della tenacia premiata, quella di Yacine Adli, ventitreenne francese emerso come titolare e goleador dopo un anno e mezzo da riserva pura, celebrato più perché sa suonare il piano che per come dirige l’orchestra rossonera, è riassunta perfettamente dai numeri: la presenza con la Roma è stata soltanto la sua settima da titolare in campionato, in un anno e mezzo, a fronte di 42 panchine e di 9 ingressi in campo da rincalzo. Al computo vanno aggiunte altre 2 presenze dall’inizio, 1 in Champions e 1 in Coppa Italia, più altri 3 spiccioli di partita. Non è esattamente un curriculum incoraggiante.
Chiamato da Maldini quando giocava nel Bordeaux e da trequartista prometteva davvero parecchio, l’ex talento del Paris Saint-Germain ha faticato a trovare spazio in serie A. Anzi, non l’ha trovato proprio, al punto da essere arrivato vicinissimo alla cessione. Ma lui ha chiesto di restare. Complice l’infortun…
MILANO - È la leggenda del pianista che vuole prendersi il Milan. Storia emblematica della tenacia premiata, quella di Yacine Adli, ventitreenne francese emerso come titolare e goleador dopo un anno e mezzo da riserva pura, celebrato più perché sa suonare il piano che per come dirige l’orchestra rossonera, è riassunta perfettamente dai numeri: la presenza con la Roma è stata soltanto la sua settima da titolare in campionato, in un anno e mezzo, a fronte di 42 panchine e di 9 ingressi in campo da rincalzo. Al computo vanno aggiunte altre 2 presenze dall’inizio, 1 in Champions e 1 in Coppa Italia, più altri 3 spiccioli di partita. Non è esattamente un curriculum incoraggiante.
Chiamato da Maldini quando giocava nel Bordeaux e da trequartista prometteva davvero parecchio, l’ex talento del Paris Saint-Germain ha faticato a trovare spazio in serie A. Anzi, non l’ha trovato proprio, al punto da essere arrivato vicinissimo alla cessione. Ma lui ha chiesto di restare. Complice l’infortunio di Bennacer, ha accettato di cambiare ruolo, arretrando a regista. E a poco a poco si è ritagliato un po’ di tempo in campo e qualche maglia da titolare, fino al primo gol in Italia. Lo slalom vincente, per quanto favorito da una difesa romanista molto solidale, ha spinto Adli a dichiarare il suo prossimo obiettivo: “Diventare decisivo”. Per non essere ricordato dai tifosi solo perché suona bene il piano e intona alla perfezione i cori da stadio, ma perché è un regista all’altezza, capace di scrollarsi di dosso l’etichetta classica: bravo, ma lento. La partenza di Krunic per il Fenerbahce e quella di Bennacer per la Coppa d’Africa possono permettergli di guadagnare altre posizioni.
Un calendario da sfruttare
Anche il Milan può risalire. Udinese e Frosinone in trasferta, Bologna e Napoli in casa. Il calendario, prima dell’andata dei play-off di Europa League a San Siro col Rennes (il 15 febbraio), sembra rappresentare, nel caso di un pieno da 12 punti, la grande occasione. Dato l’attuale vantaggio di 9 punti sulla Lazio quinta, si tratta di consolidare in via praticamente definitiva il posto in Champions per la prossima stagione, obiettivo minimo e imprescindibile, di avvicinarsi un po’ a Inter e Juventus (perché non si sa mai) e di dedicarsi al trofeo che può cambiare il giudizio su una stagione finora ordinaria: la conquista dell’unica coppa – appunto l’Europa League, ex Coppa Uefa – assente dalla bacheca del club. Intanto la meritata vittoria sulla Roma ha portato con sé tre importanti rivincite: con Adli, hanno vinto anche Pioli e Gabbia.
Pioli e l’assist di Cardinale
Nel calcio delle partite a ciclo continuo le rivincite sono spesso effimere: le può cancellare l’appuntamento successivo. Ma il 3-1 inflitto a Mourinho ha certamente per Pioli un gusto particolare e infatti lui, che data l’ormai lunga carriera non ignora di sicuro come le indiscrezioni sulla sua panchina in bilico non nascano dal nulla, ha così commentato la circostanza: “Non pretendo gratitudine o riconoscenza, ma rispetto. Non mi occupo di quello che si dice di me, ma dei miei giocatori e cerco di farli lavorare al meglio”. Cancellare lo scudetto e la semifinale di Champions non è possibile, ma nemmeno il fatto che anche dentro la società sia stata data per scontata in questo periodo la sua destituzione a giugno - a dispetto del contratto in scadenza solo nel 2025 - per fare posto a uno tra Conte, De Zerbi, Motta o Italiano. E che anche il piano B in caso di tracollo – Abate promosso dalla Primavera – sia stato preso in considerazione. L’azionista di maggioranza, Gerry Cardinale, davanti alla squadra e a Ibrahimovic ha ribadito la fiducia nell’allenatore, prima della partita con la Roma: un assist verbale. Le prossime quattro possono concretizzare il concetto. Per Pioli c’è una sfida nella sfida: capovolgere un destino che oggi sembra scontato, l’addio a giugno, e guadagnarsi un altro anno sulla panchina del Milan.
Gabbia, il ragazzo di Milanello batte Lukaku
Quasi tutto, naturalmente, dipenderà dalla squadra e in particolare dai veterani. Contro la Roma Hernandez, Giroud, Maignan e anche Leao (stavolta comprimario in fase di tiro, ma protagonista di una tra le sue partite di maggiore altruismo, recuperi difensivi inclusi) hanno aiutato parecchio l’allenatore. Dovranno farlo ancora, a dimostrazione di quanto il ciclo di Maldini e Massara resti la bussola della squadra. Nel frattempo un altro comprimario per definizione, il ventiquattrenne Matteo Gabbia, tenta di dimostrare che non c’è bisogno di ingaggiare un altro difensore (Brassier del Brest, Nianzou del Siviglia, o chi per loro), nonostante la decimazione del reparto per gli infortuni. Prestato in estate al Villarreal, evidentemente perché si riteneva che non ci fosse bisogno di lui, d’inverno Gabbia è stato richiamato in fretta e furia per l’emergenza. Così l’ex ragazzo delle giovanili, che aveva esordito nel 2020, ha raggiunto la sua ventiseiesima presenza da titolare nel Milan, dove il suo picco più alto resta il gol segnato in Champions a Salisburgo, il 25 ottobre 2022. Non è passato nemmeno un anno e mezzo. E il milanista fatto in casa (è di Busto Arsizio, a 10 minuti da Milanello), incollandosi con successo a Lukaku, ha dimostrato che la parentesi nella Liga (7 presenze) non è stata vana.