La protesta degli ultrà scuote il Milan, Pioli: “Tante cose non hanno funzionato”
di Enrico CurròMILANO - Nella storia del Milan quella di ieri non è la prima contestazione dei tifosi e non sarà l’ultima: da Felice Riva a Buticchi a Galliani e a Berlusconi quasi nessuno l’ha evitata. Tuttavia ha avuto un impatto scenico inedito, questa protesta degli ultrà contro la politica societaria dell’azionista di controllo Cardinale. Si è presa la scena di San Siro più del 3-3 con lo spigliato Genoa dell’ex Gilardino (Leao sostituito da Pioli: “stava poco in area”, e partita sintesi del campionato delle due squadre, l’una con una fase difensiva quasi da zona retrocessione e l’altra con un’autorevolezza superiore alla prassi di una neopromossa).
Il rumore del silenzio
L’unico striscione rimasto nella Curva Sud, che si è svuotata a 5’ dalla fine, è diventato il messag…
MILANO - Nella storia del Milan quella di ieri non è la prima contestazione dei tifosi e non sarà l’ultima: da Felice Riva a Buticchi a Galliani e a Berlusconi quasi nessuno l’ha evitata. Tuttavia ha avuto un impatto scenico inedito, questa protesta degli ultrà contro la politica societaria dell’azionista di controllo Cardinale. Si è presa la scena di San Siro più del 3-3 con lo spigliato Genoa dell’ex Gilardino (Leao sostituito da Pioli: “stava poco in area”, e partita sintesi del campionato delle due squadre, l’una con una fase difensiva quasi da zona retrocessione e l’altra con un’autorevolezza superiore alla prassi di una neopromossa).
Il rumore del silenzio
L’unico striscione rimasto nella Curva Sud, che si è svuotata a 5’ dalla fine, è diventato il messaggio per i dirigenti del Milan e in generale un po’ per tutti i loro colleghi del calcio contemporaneo. “Il rumore del silenzio”, diceva il tazebao: alludeva al desiderio di fare sentire i propri desideri – nello specifico, secondo gli striscioni srotolati all’inizio: una comunicazione più chiara degli obiettivi, più ambizione, un mercato meno ondivago – appunto lasciando capire che cosa può essere uno stadio silenzioso: non per cause di forza maggiore, come ai tempi del Covid, ma per volontà dei tifosi.
L’assenso di Pioli
La protesta civile ha incassato l’assenso di Pioli, che pure è bersaglio delle critiche e che sa di essere vicino all’addio (Conceiçao, Fonseca, Van Bommel, la rosa dei sostituti è al momento questa) durante un’annata cui il probabile secondo posto e la qualificazione alla Supercoppa italiana non toglieranno l’etichetta di scialba: “I tifosi hanno pagato il biglietto e amano il Milan: tante cose non hanno funzionato come speravano”.
Una media di 70 mila spettatori a partita
In tribuna, Cardinale a parte, c’era l’intera dirigenza. L’allenatore ha detto una verità che forse non piace ai manager dei fondi stranieri: il tifoso di calcio, in Europa e in Italia, non si sente un cliente da spremere. Nelle 25 partite casalinghe del Milan gli spettatori sono stati 1.767.764, per una media di 70.710: tifosi, non clienti, di un club tuttora sotto inchiesta della magistratura milanese per i dubbi sulla proprietà.